Professione cantastorie. Elisa Tonelli, dal panificio alla chitarra

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Esce domenica il primo lavoro della cantautrice nata a Foligno: si intitola ‘Fertile’ ed è “dedicato a tutte le madri. Ma anche un uomo è fertile, come una mente”

Per lei, che all’età delle scuole elementari sognava di fare la maestra, era pronto un forno. L’hanno aperto i suoi genitori, ad Assisi, con tanti sacrifici. Ma lei, tosta, ha detto no. Il destino voleva costruirselo da sola. Oggi vive di musica e domenica prossima proverà a lanciare il suo primo cd da solista al teatro Subasio di Spello. Progetta un futuro da produttrice.

Parlo di Elisa Tonelli, nata a Foligno, in provincia di Perugia, nel ’79. Professione: cantante. Anzi, cantastorie. Come sua nonna, che, per farla addormentare, le cantava storie epiche, lunghe e struggenti, spesso in ottava rima, in cui le protagoniste venivano quasi sempre uccise o si uccidevano perché ingannate dagli uomini o dall’amore. “La più forte – confessa, scuotendo i suoi riccioli rossi – è quella di Pia de’ Tolomei, la nobildonna senese, assassinata dal marito che voleva sposare la sua amante”.

Per il resto, nessun musicista nella sua famiglia. “Ho iniziato – aggiunge – strimpellando la chitarra. Sono arrivata allo studio del canto lirico, che ho approfondito al Conservatorio. Ma sono molto curiosa. Così un giorno ho deciso di provare altro. Sono approdata al jazz”. Oggi nei suoi testi si incrociano sonorità arcaiche e continue sperimentazioni. Studia canto barocco al Conservatorio di Terni.

“Ho deciso – racconta – che il canto non sarebbe stato più solo un hobby quando, a 19 anni, ho incontrato il maestro Sergio Pezzetti, molto severo. L’ho odiato e amato. Ma devo molto anche alla mia terra. E’ da lì che attingo. Come mia nonna aspettava dalle campagne di sentire la voce del cantastorie straniero per poter memorizzare e sognare quei racconti, così io rimango qui nella mia regione, prendo spunto dai vari generi ascoltati e li metto nei miei lavori. E’ sempre un omaggio alle mie radici. Non ho mai sognato l’America. La mia forza è l’Umbria. Nel mio lavoro c’è tutto il mio dialetto, la vita di provincia di una donna, nata in un forno. I miei hanno una panetteria, che ha la mia età”.

Qual è stata la difficoltà più grande nel tuo percorso?
“Rinunciare alla vita già pronta, fatta di farina, e lanciarmi in un mondo, quello artistico, chiuso e molto competitivo. Ma ho sempre creduto nella mia forza. E ci credo ancora. Tanto, poi, mi hanno aiutato i miei amici”.

Che forse avranno preso per folle la tua scelta!
Non so cosa pensino di me. Sono partita da lontano, ho fatto piccoli passi e raggiunto tanti piccoli obiettivi. Sono rimasta sempre concentrata su ciò che stavo facendo, tenendo sempre un profilo basso. Oggi posso contare anche sul sostegno dei miei genitori. Hanno finalmente capito che cantare è il mio lavoro. Non fanno più storie. E poi, faccio la vita che fanno tutti nel mio piccolo comune: vado ai pranzi con i parenti, frequento la parrocchia, partecipo alle sagre. Dico sempre: ormai in tanti hanno un lavoro precario. Io, con loro.

Domenica lancerai il tuo primo cd da solista, dal titolo “Fertile – Il desiderio di una vita”. Presentacelo in anteprima.
E’ dedicato a tutte le madri. La madre, le nonne, le zie, le donne che cantano nell’anima di questo disco sono ciò che ha accompagnato la mia crescita. Ci sono le melodie studiate nelle prime lezioni di canto, quelle devote nella campagna dei miei nonni, canti ecclesiastici e sperimentazioni jazz. Metto insieme repertori e idee in apparenza molto distanti. Mi sono ispirata alla musica del maestro Bruno Tommaso, in particolare all’ascolto di una sua composizione, in cui l’incipit è una melodia tratta da un manoscritto francese del XIII secolo. Una persona che mi ha aperto una porta magica su una verità senza tempo.

Quale?
Tutto ciò che possiamo fare non è per forza quello che ci viene insegnato. Non ci sono regole. Solo un segreto: restare fedeli a se stessi.

Perché Fertile?
Alludo al seme, quello delle nostre idee che va impiantato e curato. Il cd, comunque, è dedicato alla creazione in generale. Non solo a quella femminile. Anche un uomo è fertile, come una mente. Fertile è colui che semina, ma anche chi riceve qualcosa e se ne prende cura. L’album è prodotto da me e Gabriele Manzi, pianista nel progetto, ed è stato registrato presso lo studio Umbria Music Center di Stefano Zavattoni, ad Assisi. Il cd è lo specchio della mia esistenza, in cui forte è la nostalgia per ciò che non potrà mai più tornare, ma grande la curiosità per la vita. Passato e futuro insieme. E gli strumenti che uso lo dimostrano: l’ud e il salterio, arcaici, e i fiati per le sonorità jazz.

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