Primarie Trieste, Russo: “I vertici locali del Pd scollegati dalla loro base”

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Il candidato alle primarie del centrosinistra: “Io candidato per vincere, la mia sfida è generazionale e non cerco poltrone”

Il senatore Francesco Russo è lo sfidante delle primarie triestine. A sorpresa: dopo che l’assemblea provinciale aveva scelto, come in altri casi, di ricandidare Cosolini, lui ha invocato al ricorso ai gazebo. Che la direzione Dem ha bocciato con numeri ampi. Ma il sindaco uscente ha invece deciso di accettare la sfida, ritenendo che il contrario lo avrebbe indebolito.

Senatore Francesco Russo, perché ha deciso di correre contro il sindaco uscente al primo mandato già designato dal suo partito per il bis?

“Il tema è che, con una certa sorpresa generale, ho chiesto alla coalizione di centrosinistra di fare le primarie. E il motivo è che negli ultimi mesi si coglieva una certa difficoltà nella giunta uscente certificata, mi dispiace dirlo, anche da alcuni sondaggi del Pd che non si è voluti discutere in modo aperto”.

Scusi, il sondaggio non l’ha commissionato lei per poi candidarsi sulla base del risultato?

“Ne esistevano già alcuni. Io ne ho chiesto uno a Pagnoncelli nelle ultime settimane, dopo che migliaia di cittadini in piazza avevano contestato Cosolini sulla gestione della ferriera e dopo aver perso il Comune di Muggia. Sono emersi due dati significativi: che il sindaco era distaccato di 10 punti rispetto al candidato del centrodestra Dipiazza e che il 66% dei triestini chiedono discontinuità al prossimo primo cittadino, chiunque egli sia”.

L’accusano di avere spaccato il centrosinistra e fatto il gioco degli avversari. Hanno ragione?

“Al contrario. Mi sono candidato proprio per non far perdere il centrosinistra e per dare uno shock positivo alla città. Inoltre, per riqualificare il porto vecchio di Trieste, forse il più pregiato waterfront del Mediterraneo. È inutilizzato da decenni: lo ha sbloccato un mio emendamento alla legge di Stabilità del 2014 e potrà portare 5 miliardi di investimenti se si andrà avanti sulla strada giusta”.

Come è andata la campagna delle primarie?

“Sono contento. La mia decisione ha risvegliato la politica, ho visto molti giovani e un entusiasmo che finora mancava nel popolo di centrosinistra”.

C’è chi le dice che è facile candidarsi con il paracadute di Palazzo Madama.

“Non è stata una scelta di comodo: conto di vincere e il mestiere di sindaco è più duro di quello di parlamentare. Mi accusano di volere una poltrona perché il Senato chiude, ma il mio mestiere è l’università e ci tornerò volentieri”.

Perché i triestini dovrebbero votare uno che passa molto del suo tempo a Roma?

“C’è voglia di cambiamento generazionale. Il mio è il gesto di una generazione che prova a prendersi le sue responsabilità. Ho 46 anni e corro contro due sessantenni che sono già stati sindaci. Se vinco, avrò intorno una classe dirigente rinnovata e preparata”.

Dall’esterno la si vede come l’outsider che sfida il suo partito. Sbagliato?

“È una versione realistica ma tradisce lo scollamento del Pd provinciale dalla base. Su Trieste città metropolitana ho raccolto 5mila firme di centrosinistra contro il governatore Debora Serracchiani. Moltissimi sono amministratori locali. È paradossale che la nomenclatura Dem si sia barricata per la difficoltà di interpretare il cambiamento”.

Se domenica vince, crede che il Pd la sosterrà?

“Una larghissima base del partito ha firmato le mie proposte ed è scesa in piazza con me. Poi c’è un accordo di vertice completamente scollegato dagli elettori. Sarà questo errore di valutazione delle aspettative cittadine la maggiore sorpresa di lunedì. Non sono io l’outsider ma loro ad aver perso il contatto con la realtà”.

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