Primarie, sfida a quattro: le idee per la Milano del futuro

Milano
Da sx Giuseppe Sala, Antonio Iannetta, Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino, candidati sindaco del centrosinistra a Milano, a un incontro pubblico in vista delle primarie, 20 gennaio 2016. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Intervista ai candidati del centrosinistra: Balzani, Iannetta, Majorino, Sala. I sondaggi premiano il manager, ieri l’endorsement di Pisapia alla sua vice: “Voto lei”

Il 6 e 7 febbraio a Milano primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco, organizzate dal Pd metropolitano per chiamare i cittadini alla partecipazione e dare più forza al nome che uscirà dalle urne. Quattro i candidati: Francesca Balzani , 49 anni, eurodeputata Pd e relatrice generale del Bilancio Europeo, ora assessore al Bilancio e da luglio vicesindaco; Antonio Iannetta, 41 anni, già presidente della Uisp Milano, manager del sociale; Pierfrancesco Majorino, 41 anni, scrittore, capogruppo Pd in Comune nello scorso mandato e oggi assessore al Welfare; Giuseppe Sala, 58 anni, manager alla Telecom, direttore generale del Comune ai tempi della Moratti e poi commissario straordinario di Expo. La sfida per il vincitore sarà quella di garantire la continuità con l’esperienza della giunta arancione di Giuliano Pisapia, quindi di affrontare un centrodestra che ancora non ha un nome da mettere in campo ma che potrebbe sempre rialzare la testa. Sel aveva auspicato una candidatura unica tra Majorino e Balzani, “a sinistra” di Sala, minacciando di sfilarsi dalle primarie a cui alla fine però parteciperà. Ieri Pisapia ha annunciato che voterà per la sua vice, dopo giorni in cui diversi sondaggi davano Sala come favorito con il 50% dei consensi. Sala ha lamentato di essere nel mirino del centrodestra (sui conti di Expo e sul ricorso per la sua casa al mare a un architetto, arruolato anche da Expo e dalla Fiera per due padiglioni), “segno che la mia candidatura li impensierisce”, Pisapia ha tagliato corto sulle polemiche assicurando di non essere preoccupato per i conti di Expo. Nei giorni scorsi non sono mancate le scintille tra i candidati, ad esempio sul progetto di Balzani di tram e bus gratuiti.

Le nostre sette domande

1) Tutti dicono di voler proseguire con ancora più forza l’esperienza di Giuliano Pisapia: con quali alleanze? E con che squadra, se ha già qualche nome in mente? La sua cifra distintiva rispetto agli altri candidati?

Balzani: “La coalizione si forma sulle esperienze condivise e, soprattutto, su una comunanza di valori fondamentali. Non dobbiamo dimenticare che cinque anni fa, dopo vent’anni di sconfitte, è stato Giuliano Pisapia a battere il centro-destra ed è stato lui l’elemento di unità. Per quanto riguarda la squadra trovo prematuro fare già un’ipotesi, non è uno scambio di figurine. L’unica cosa che mi sento di confermare già da oggi è che, sicuramente, metà degli assessori saranno donne. Cosa mi distingue? A differenza degli altri candidati ho avuto la fortuna di fare prima un’esperienza lavorativa e successivamente quella politica”.

Iannetta: “Abbiamo firmato la carta dei valori confermando l’apporto di tutti i candidati al candidato che vincerà le primarie. Mi aspetto che da tutti venga rispettata. È segno di una coalizione che continua un’importante esperienza di governo della città dopo troppi anni di centrodestra. Penso che allargare le alleanze a partiti al di fuori della coalizione sia difficilmente proponibile. Ho già una squadra in mente fatta di eccellenze che comunicherò a ridosso delle elezioni. Rispetto agli altri candidati io rappresento la società civile, non ho partiti alle spalle, chi mi sostiene è la gente comune, gli amici delle periferie che dai miei competitor sono stati letteralmente dimenticati. In campagna elettorale è facile dire “puntiamo sulle periferie” ma chiediamoci: dove erano in questi cinque anni di governo?”

Majorino: “Credo che l’esperienza di questi anni sia stata importante e bella. È stata una storia di centrosinistra. Radicali nei principi e nelle azioni. Ora dobbiamo andare avanti con ancora più decisione. Ci vuole, se possibile, ancora più coraggio nel cambiamento. Per quello che riguarda le alleanze per me la cosa è semplice: si continua così. Col centrosinistra e senza amici di Formigoni. Sui nomi, un nome che mi piacerebbe tantissimo avere in squadra è quello di Alessandra Kustermann, un altro quello dell’attuale assessore alla Cultura Filippo del Corno”.

Sala: “Parlare ora della squadra di governo è prematuro. Alleanze e perimetri della coalizione mi sembrano chiari: sono quelli di tutte quelle forze che partecipano alle primarie del centrosinistra. Alle amministrative di giugno quello che io posso portare in dote al centrosinistra è una candidatura più tecnica e indipendente, senza per questo annacquare l’identità progressista della coalizione. La continuità con la Giunta Pisapia è in questa identità ed è anche la continuità dell’onestà, della trasparenza, del fare quotidiano. La discontinuità, se c’è, nasce dal diverso scenario delle amministrative 2016: se nel 2011 Milano voleva cambiare pagina, scrollarsi di dosso opacità e ottusità di tanti anni di governo di centrodestra, oggi che la fiducia dei cittadini nel Comune è più solida e il successo di Expo ha mostrato a tutti la vocazione internazionale di Milano, la domanda diffusa è di una Giunta orientata al futuro, capace di interpretare i cambiamenti e gestire la complessità della nostra città. In questo mutato scenario si colloca la mia candidatura di “civil servant” che mette a disposizione della politica, cioè del governo della polis, l’esperienza manageriale e soprattutto quella commissariale di Expo”.

2) Come immagina il rapporto del Comune con il governo rispetto a quello attuale? Quali richieste forti avanzerebbe per Milano città metropolitana?

Balzani: “Milano deve avere un grande e costante dialogo con il Governo. La città metropolitana ci pone davanti all’opportunità di creare economie di scala supportate da un sistema di governance efficiente. Ma, a oggi, questo progetto è stato declinato in maniera incompiuta e, soprattutto a Milano, è partito sottodimensionato: l’area è molto più piccola di come dovrebbe essere. Il primo obiettivo è quello di lavorare per tradurre la città metropolitana in un servizio che sia realmente percepito dai cittadini, anche attraverso l’elezione diretta del sindaco metropolitano, e superare le incoerenze generate dalla situazione di gestione del bilancio della città metropolitana”.

Iannetta: “Milano può essere il traino della ripresa di tutto il Paese. Per far questo necessita di un sindaco che sappia essere in sintonia con le linee programmatiche del Governo, ma che sappia anche battersi con forza per ottenere le misure necessarie per ripartire. La città metropolitana necessita di infrastrutture allargate, di una Agenzia del Trasporto che riunisca tutte le imprese del settore e sappia migliorare la mobilità pubblica sia per i Milanesi sia per le persone che a Milano ogni giorno vengono a lavorare. È impensabile parlare di città metropolitana scordandosi dei cittadini della città metropolitana. È evidente che serve una politica di defiscalizzazione delle periferie. Immagino start-up aperte nelle periferie o fuori Milano che possano nei primi tre anni non pagare tasse, reinvestendo in azienda e nel lavoro”.

Majorino: “Credo si debba essere forti e trattare con grande autonomia, senza guardare in faccia a nessuno. Milano ha bisogno di un riconoscimento maggiore del suo valore. Ad esempio, quando è in gioco il dopo EXPO, non esiste al mondo che vi siano scelte calate dall’alto. Sulla Città Metropolitana la dico così: si ricominci da zero. La riforma ha generato un pasticcio. Servono nuove competenze, risorse e funzioni. Specialmente su politiche dell’abitare, verde, territorio agricolo, mobilità”.

Sala: “Non ci si candida ad amministrare una città ragionando in termini di ostilità e bracci di ferro con le altre istituzioni, fossero anche di segno politico opposto come la Regione Lombardia. Milano è la capitale economica del Paese e deve poter dialogare autorevolmente con il Governo e ottenere condizioni adeguate a gestirne la complessità, nell’interesse del proprio territorio e dell’Italia. La città metropolitana ad esempio – un territorio su cui vivono circa 3,2 milioni di persone – giustifica la richiesta di avviare per essa un modello di federalismo locale come quello che la Gran Bretagna ha messo a punto per Manchester, che consenta investimenti infrastrutturali importanti – come il prolungamento delle linee della metropolitana-, impossibili sommando le sole risorse ordinarie dei 134 comuni che la compongono”.

3) L’aria di Milano è tornata fuori legge, il problema dell’inquinamento è strutturale: come lo affronterà?

Balzani: “Per la verità, c’è un problema strutturale e un problema emergenze. L’inquinamento da particolato è in diminuzione da trent’anni a Milano e le misure prese dalla giunta Pisapia hanno rafforzato questa tendenza. Io voglio fare di più, sia migliorando l’efficienza energetica dei riscaldamenti e dei condizionamenti degli edifici (a cominciare da quelli pubblici e dalle scuole), ricorrendo massicciamente alle pompe di calore che utilizzano la falda acquifera che a Milano è alta e oggi poco utilizzata se non sprecata, sia aumentando l’incidenza di veicoli elettrici in circolazione, a cominciare dal car sharing e dai mezzi pubblici; sia riducendo complessivamente la circolazione di auto nella città metropolitana. Il che significa sia potenziare e rendere attrattivo il trasporto pubblico (soprattutto di superficie) che allargare Area C, nei modi che il Piano Urbano della mobilità sostenibile approvato lo scorso anno ha individuato e valutato positivamente”.

Iannetta: “Siamo consci che questa problematica andrebbe gestita a livello nazionale, ma all’interno della Città Metropolitana abbiamo un piano preciso per migliorare sensibilmente la qualità dell’aria: 3,5 milioni di alberi piantumati in tutta l’area metropolitana entro il 2021, un albero per ogni cittadino. Inoltre creeremo un anello verde intorno alla città collegando i grandi parchi metropolitani, Parco Nord al Parco Sud: un grande polmone verde a disposizione di tutti i cittadini, un vero punto di ritrovo per le famiglie. Inoltre redistribuiremo le aree pedonali in modo equo in tutta l’area metropolitana, potenzieremo le piste ciclabili e il bike sharing. La bicicletta dovrà diventare la regina della mobilità in città”.

Majorino: “Dobbiamo avere il grande obiettivo di essere la città che nel 2030 diventa, come Oslo e altre capitali europee, quella dove si lasciano le auto a casa. Per questo radicalità sulle scelte: bisogna potenziare il trasporto pubblico, inserendo sconti e gratuità per chi ha più bisogno, penso a pensionati poveri e precari, e invece garantendo che si rivedano gli abbonamenti anche in relazione al reddito. E poi: estensione di AREA C nel 2021, potenziamento delle ciclabili, della mobilità condivisa, politiche di sviluppo del trasporto pubblico e delle infrastrutture nell’area meotrpolitana”.

Sala: “In questi anni si è privilegiato, a tutti i livelli, l’inquinamento prodotto dalle auto, con programmi di incentivazione alla rottamazione, limitazioni ai veicoli inquinanti, area C. Ora è venuto il momento di affrontare con decisione quello prodotto dalle caldaie, rendendo da una parte più restrittive le norme sulla loro efficienza energetica e ambientale, dall’altra dando ai cittadini strumenti di agevolazione economica e fiscale per mettersi in regola. Dovremmo chiedere al Governo incentivi fiscali alla sostituzione e noi coinvolgere gli istituti di credito nella creazione di prestiti e finanziamenti agevolati”.

4) A detta di molti le periferie anche in questi ultimi anni sono rimaste indietro: come invertire la rotta e con che risorse?

Balzani: “Le periferie sono rimaste indietro perché, in vista di Expo, le risorse sono state riversate soprattutto sul centro. Ma anche perché si è continuato a pensare alle periferie come… periferie. Io voglio ribaltare questa prospettiva e realizzare una città policentrica, dove le periferie diventino quartieri con una loro vita sociale e culturale, un loro centro pedonalizzato, dove sia bello passeggiare e ritrovarsi, dove non ci siano spazi abbandonati che generano insicurezza nei cittadini. Questo richiede certamente investimenti e le risorse possono venire tanto dalla Ue quanto da privati, in uno sforzo di sinergie che il Comune favorirà con il Fondo di sviluppo urbano. Il Comune deve mantenere una regia unitaria di questi progetti di riqualificazione e facilitare gli interventi delle associazioni di volontariato per la gestione di servizi di prossimità, educazione in strada, formazione. E il Comune deve anche promuovere una sicurezza partecipata, sul modello già sperimentato a Londra, senza non c’è riqualificazione che tenga. Per il futuro dei quartieri è importante il ruolo che riusciranno a svolgere i municipi e la città metropolitana, visto che certi quartieri sono più vicini a qualche Comune della città metropolitana che al centro di Milano”.

Iannetta: “L’area metropolitana milanese dovrà ripartire dalle periferie. Rigenerare gli spazi abbandonati o inutilizzati, valorizzare le aree verdi esistenti, incentivare gli esercenti dei quartieri e aiutare le associazioni presenti sul territorio. Dimezziamo la tassa per l’occupazione del suolo pubblico per tutti gli esercenti delle periferie, diamo alle associazioni spazi e mezzi, creiamo punti di ascolto in ogni quartiere dove i cittadini possono conversare direttamente con le istituzioni. Abbiamo mappato tutta l’area metropolitana, sappiamo dove si può intervenire con opere di rigenerazione e abbiamo la giusta esperienza per trovare i fondi tramite privati disposti a investire nel sociale”.

Majorino: “Diverse cose son già state fatte ma è evidente che serva fare molto molto di più. Vorrei allora introdurre come prima città in Italia il Reddito minimo comunale, la cancellazione della vergogna delle 9500 case vuote di proprietà pubblica con 21 mila persone senza casa, interventi per dare cento spazi nei quartieri gratuitamente a giovani ed imprese creative. Queste son le strade che propongo. Milano non può crescere a due velocità. Sui soldi: questi ci sono se decidiamo che è la nostra ossessione positiva, la priorità assoluta”.

Sala: “L’attuale Amministrazione ha già fatto molto, si tratta di proseguire in questa direzione. Il primo passo è sbloccare l’accordo di programma sugli scali ferroviari: un’area di 1.3 milioni di mq dove troveranno spazio, con nuovi parchi e percorsi ciclopedonali, funzioni pubbliche, culturali e commerciali e nuovi alloggi di edilizia sociale. Interventi che restituiranno sicurezza e integrazione a queste aree e ai quartieri che vi si affacciano. Dobbiamo poi favorire nelle periferie la nascita di realtà attrattive per l’intera città, come sta accadendo intorno alla Fondazione Prada. Per questo vorrei mutuare per Milano l’innovativo bando “Reinventer Paris” (con cui Parigi ha coinvolto le migliori forze creative per riprogettare 23 luoghi della città), così da avviare la riqualificazione di almeno un’area degradata in ciascuna delle nove zone di Milano. Quindi riqualificare i 28 mila alloggi di edilizia popolare di proprietà del Comune con un investimento di oltre 100 milioni di euro, e una loro migliore gestione che in due anni porti a zero il numero degli alloggi sfitti. Accompagnata da nuova politica di housing sociale”.

5) La Cgil chiede più attenzione per il lavoro: quali iniziative su questo fronte? E per le fasce più deboli?

Balzani: “Sul lavoro la città deve rivestire un ruolo sempre più importante in una prospettiva più ampia. Il sindaco di Milano è anche quello della città metropolitana e ci sono cose che devono essere riprese e messe in funzione più efficiente come le agenzie per il lavoro. Bisogna realizzare un sistema metropolitano integrato per aiutare chi ha bisogno di un lavoro, con un sistema di formazione utile e reale”.

Iannetta: “Si dovrà intervenire con politiche in grado di aiutare giovani e start up, ma anche esercenti e PMI già esistenti. All’interno dell’area metropolitana di Milano vi sono numerose zone dismesse o abbandonate, qui dobbiamo intervenire per rigenerarle e creare luoghi nei quali giovani e start up possano trovare luoghi di lavoro a basso costo grazie a iniziative di coworking e un prezzo calmierato degli spazi. Inoltre i giovani dovranno sapere che se vorranno aprire delle imprese, il Comune li esonererà dalle tasse per i primi 3 anni”.

Majorino: “Ho detto dell’introduzione del primo reddito minimo comunale d’Italia. Possiamo e dobbiamo mettere in campo la più forte programmazione di interventi contro le povertà mai fatta. Tra quel che oggi è a bilancio, quanto arriverà in legge di stabilità e una correzione di 14 milioni aggiuntivi possiamo consolidare un tesoretto di 54 milioni di euro: nessun comune avrebbe mai fatto tanto. Sul lavoro il sindacato ha ragione a richiamarci. E il tema è quello di insistere su una nuova stagione di sviluppo metropolitana che punti sulla ricerca, la cultura, la rigenerazione urbana”.

Sala: “Creare posti di lavoro non è una competenza diretta del Comune di Milano, ma sostenere gli sforzi di chi può contribuire a farlo sì. Per questo vorrei avviare un programma pluriennale di attrazione di startup innovative coinvolgendo le principali università e imprese lombarde, uno sportello di facilitazione per le imprese straniere, sostenere l’imprenditorialità nel mondo della cultura e del welfare offrendo spazi di lavoro e sperimentazione – coworking, incubatori, fablab e makerspace – ma anche microcredito e finanziamenti early stage. Questo può rendere più dinamico il mercato del lavoro, in grado di aprirsi ai giovani ma anche di riassorbire risorse più mature che la crisi ha lasciato ai margini. C’è poi il tema della conciliazione famiglia-lavoro, cruciale per incrementare l’occupazione femminile e per un’effettiva parità. Il Comune di Milano deve potenziare l’offerta di nidi e asili e la rete delle scuole aperte, ma è indispensabile anche individuare strade nuove insieme a imprese, sindacati, terzo settore: dal lavoro agile agli spazi gioco negli uffici a nuove forme di welfare aziendale”.

6) Dopo Expo su cosa punterebbe per far crescere la città, su quali eccellenze? Un suo bilancio della manifestazione?

Balzani: “Il progetto del Centro di ricerca avanzato è un ottimo inizio. Bisogna però svilupparlo in sinergia con il sistema delle università milanesi e considerare anche la necessità di restituire a parco naturale la gran parte del sito”.

Iannetta: “Milano può crescere e diventare una città internazionale solo se ripartiamo dalle periferie. La Milano che vorrei è una città policentrica nella quale viene data grande attenzione ai quartieri decentrati con un occhio di riguardo alla rigenerazione urbana, il che significa non consumare più suolo pubblico, ma recuperare gli spazi già esistenti e le aree dismesse. Dobbiamo valorizzare il verde e far diventare i parchi di Milano una vera attrazione turistica”.

Majorino: “Punterei sulla qualità della crescita. Come dicevo: serve benessere e coesione sociale. Verde, vivibilità, cultura e sostegno a ricerca e innovazione, anche nell’area del sito. EXPO è stata una grande occasione. Però voglio vederci chiaro: qual è la situazione del bilancio? Confesso di non averlo capito del tutto”.

Sala: “Expo Milano 2015 è stata un grande successo non solo dal punto di vista dei numeri: ha proposto un nuovo modo di concepire questo tipo di eventi, basato più sui contenuti e sull’esperienza di scambio e convivenza che sulla spettacolarità, ha mostrato al mondo un’Italia che funziona, attrae, convince e ha definitivamente consacrato Milano come città turistica di valore internazionale. In questa direzione occorre continuare, facendo leva sulle molte eccellenze di Milano – moda, design, la Scala, la Fiera ecc. – ma anche sulla sua offerta culturale. Nei mesi di Expo si è saputo fare sistema su questo, a cominciare dal programma ombrello Expo in città, voluto da Comune e Camera di Commercio. Dobbiamo rendere stabile la capacità di programmazione e valorizzazione condivisa dei grandi eventi e dei flussi turistici, per creare sinergie e servizi con la collaborazione delle aziende pubbliche e private”.

7) Un sogno nel cassetto, un progetto che vorrebbe diventasse il simbolo del suo mandato?

Balzani: “Vorrei che Milano entrasse nel novero delle aree metropolitane d’Europa che sanno governare il traffico e l’inquinamento con provvedimenti innovativi. A questo mira anche la mia proposta per alcuni scioccante della gratuità dei mezzi di superficie da raggiungere nel corso del mandato, cioè non dall’oggi al domani, bensì attraverso tappe che comprendano una riorganizzazione complessiva della rete dei trasporti, ma anche esperimenti di gestione innovativa dei servizi. E poi, se mi permette, un altro sogno: far diventare quella milanese una delle aree metropolitane più verdi d’Europa, utilizzando la parte prevalente degli ex scali ferroviari per creare un grande fiume verde che circonda e penetra la città. Perché il verde, ben mantenuto, è bello e fa respirare meglio tutti, a cominciare dai bambini e dagli anziani che possono goderne di più”.

Iannetta: “Il simbolo del mio mandato vorrei che fosse la soluzione del problema casa. Il mio obiettivo è creare delle soluzioni abitative sia per le famiglie meno abbienti, ma anche per i giovani che vengono in città a studiare o lavorare. Troverò i fondi per riqualificare il patrimonio immobiliare del Comune coinvolgendo finanziatori privati e il terzo settore. Questo si potrà fare solo riducendo al minimo la burocrazia per quello che concerne la rigenerazione urbana”.

Majorino: “Voglio essere ricordato come il Sindaco che tiene insieme riscatto sociale, rivoluzione ambientale, liberazione delle energie culturali. Questo vuol dire entro il 2021 mettere in campo le sfide di cui ho parlato. E poi mi piacerebbe ribaltare le caserme in disuso e farne degli ostelli per i ragazzi del mondo. Ci hanno scoperto nel 2015, vorrei tornassero ancora”.

Sala: “Riaprire dove possibile i Navigli, riportare Milano alla sua naturale e storica identità di città d’acqua, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Quello delle nuove generazioni che già oggi non considerano più uno status symbol il possesso di un auto, ma scelgono car sharing e bike sharing; che insegnano ai figli il rispetto della natura più che quello delle convenzioni; che girano il mondo per studio e per lavoro e quando tornano si inventano start up e spazi di co-working. Quindi una città agile, sostenibile, connessa. Una città fluida, non solo per le sue vie d’acqua, ma nel suo modo di pensare”.

 

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