Primarie di Milano, una lezione di stile

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Giuseppe Sala per Noi, Milano al Teatro Strehler per la candidatura alle primarie per il Sindaco di Milano del Pd. Milano, 16 gennaio 2016.  ANSA/STEFANO PORTA

Si confermano il vero antidoto al populismo. Parla il professor Valbruzzi

L’intuizione del professor Arturo Parisi, padre nobile dell’Ulivo, per legittimare la leadership di Romano Prodi alla guida della coalizione di centrosinistra, nel lontano 1996, resiste. Nonostante le brusche frenate, gli strumentali ripensamenti, i regolamenti (spesso) cavillosi e le rovinose polemiche succedutesi con cadenza puntuale ad ogni loro successiva indizione, le primarie hanno continuato a orientare le traiettorie della politica, fecondando i destini dei singoli protagonisti ubicati nell’emisfero sinistro, dentro e vicino al Partito democratico, “giusto” erede di questostrumento, al punto da battezzare la propria nascita con un’elezione primaria. Era il 14 ottobre 2007 e i gazebo incoronavano segretario Walter Veltroni.

Negli ultimi giorni gli occhi sono tutti puntati sulla competizione milanese tra Beppe Sala, Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino e Antonio Iannetta, in grado di mobilitare nuovi entusiasmi e insospettabili fermenti partecipativi, in una stagione, come quella attuale, segnata da un diffuso disamoramento verso la res publica e radicate pulsioni antipolitiche.

Le primarie come antidoto al populismo? Lo chiediamo a Marco Valbruzzi, ricercatore all’Istituto Universitario Europeo, esperto di primarie, alle quali dedica articoli scientifici e saggi.

Se il populismo si vince con la buona politica, allora le primarie – quando sono ben organizzate e “interpretate”, come mi pare il caso di Milano – diventano uno straordinario antidoto contro ogni tipo di populismo, positivo o negativo che sia….

Qual è l’aspetto più interessante nella vicenda milanese?

Sono due gli aspetti interessanti: uno negativo e uno positivo. Quello negativo è legato ai soliti interventi pasticciati dei partiti nazionali sulle primarie, che hanno sprecato troppo tempo a discutere di date, regole e modifiche regolamentari, rubando tempo alla campagna elettorale sulle tematiche che interessano ai milanesi. L’aspetto decisamente positivo è lo stile, davvero milanese, con il quale i quattro candidati si stanno confrontando sul futuro della città. Assistiamo a un dibattito altamente istruttivo, a tratti persino “pedagogico”, tra candidati che hanno non solo programmi alternativi, ma anche, e per fortuna, visioni diverse sulle trasformazioni necessarie per il futuro di Milano. Aggiungerei, infine, la sfida incrociata tra locale e nazionale, cioè tra un Sala filo-renziano e una Balzani filo-Pisapia. Una sfida che si potrebbe ripetere in futuro, questa volta a livello nazionale, direttamente tra i due sponsor: Renzi e Pisapia.

Chi sostiene Beppe Sala asserisce, non a torto, che sia il candidato con maggiori chances di diventare sindaco. Fa premio, dunque, l’eleggibilità alle “secondarie” sull’aderenza alla storia e ai valori della coalizione rappresentata?

Le primarie americane ci insegnano che l’eleggibilità di un candidato conta nella scelta degli elettori, ma l’esperienza italiana ha più volte dimostrato che le primarie sanno individuare il candidato più “eleggibile” molto meglio dei partiti e dei sondaggisti. Detto questo, sia Sala che Balzani mi sembrano altamente “eleggibili”, il che rende ancora più interessante il confronto milanese.

Intanto, il centrodestra non tocca palla. Per sua stessa ammissione, preferisce attendere il verdetto delle urne democrat.

Il centrodestra aspetta l’eventuale errore degli avversari, ma così si sta mettendo pericolosamente in una posizione di fuorigioco. Mentre loro aspettano un qualche Godot che arrivi da Arcore, gli elettori si stanno già formando un’opinione sui candidati in campo e sarà dura fargli cambiare idea in futuro.

Le primarie non sono mai attecchite in Forza Italia. Potrebbero aiutare il campo dei moderati a riorganizzarsi, accorciando i tempi dell’uscita di scena di un crepuscolare Silvio Berlusconi?

O il centrodestra smette di deridere le primarie degli altri e le organizza anche al proprio interno oppure rischia la totale ininfluenza, se non la scomparsa nella sua forma attuale.

Primarie sono quindi sinonimo di legittimazione della leadership, selezione della classe dirigente e condivisione di un programma con gli elettori…

Al suo elenco, mi faccia aggiungere che le primarie sono anche un poderoso strumento di campagna elettorale, come dimostra la “centralità” assunta finora dal centrosinistra, e di diffusione di informazioni politiche, a beneficio sia dei candidati, che così cominceranno a conoscere meglio i loro elettori; sia dei cittadini, che scopriranno qualcosa di più sui loro futuri rappresentanti.

Se è vero che non sono l’esito deteriore della crisi dei partiti di massa, ma esercitano una funzione strategica nel riavvicinare istituzioni e cittadini, perché non istituirle per legge?

Non ci vedo nulla di male a regolamentarle, purché non sia un intervento troppo invasivo che finisca per soffocare le primarie sul nascere. La legge dovrebbe limitarsi ad indicare dei principi-guida, dentro i quali i partiti o le coalizioni possano mantenere una certa flessibilità organizzativa. È un peccato che la riforma costituzionale in approvazione abbia deciso di accantonare questo aspetto.

A proposito di democrazie prosperate a colpi di primarie. Un pronostico sui duelli ingaggiati Oltreoceano: Hillary Clinton o Bernie Sanders? Donald Trump o Ted Cruz?

Purtroppo non ho qui con me la sfera di cristallo… Però, il dato decisivo che accomuna le primarie a stelle e strisce con quelle “arancioni” di Milano riguarda l’affluenza. Nel campo repubblicano, più alta sarà la quota di elettori che andranno ai seggi, soprattutto tra i latinos, minori saranno le possibilità di vittoria del maverick Trump. Nel partito Democratico sarà invece decisiva la partecipazione dei più giovani, che sembrano essere attratti maggiormente da un socialista 74enne come Sanders… Insomma, la gara è ancora tutta aperta, sia a Washington che a Milano, ed e questo il bello delle primarie.

 

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