Philip Willan: “L’Italia rischia l’immobilismo, urgenti legge elettorale e urne”

Governo
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in occasione dell'incontro in vista del prossimo Consiglio Europeo, Roma, 14 ottobre 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE - PAOLO GIANDOTTI   +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Parla lo scrittore e giornalista del londinese The Times: “Renzi ha perso, ma poteva continuare l’azione di governo anche per dovere istituzionale, per continuare il percorso di riforme avviato e chiudere così la legislatura”

Come immagina il 2017 per l’Italia? La vittoria del No al referendum ha nei fatti vanificato tre anni di riforme?

«Non c’è dubbio che il rischio per l’Italia a questo punto sia l’immobilismo. Con la vittoria del No si è persa la spinta riformatrice e ora non è molto chiaro quale sia il mandato politico per il governo Gentiloni. Così come non è chiara la richiesta di questo Parlamento. Cosa vogliono, veramente, è molto difficile dirlo».

Il Presidente Mattarella ha rivendicato la decisione di non andare al voto subito in assenza di una legge elettorale omogenea per Camera e Senato. Scelta comprensibile per quel 70% di italiani che ha votato per il referendum?

«La scelta del Presidente della Repubblica è stata giusta perché effettivamente la legge elettorale, come uscirà probabilmente anche dal verdetto della Consulta, contiene il rischio forte dell’ingovernabilità. Di non dare cioè un verdetto chiaro su chi deve governare. È inquietante che un paese come l’Italia non abbia una legge elettorale funzionante».

Il Presidente della Repubblica ha anche fatto capire che senza una legge elettorale omogenea non scioglierà le Camere. Questo Parlamento è in grado di approvare una nuova legge?

«È essenziale che lo faccia. Credo sia chiara a tutti l’urgenza di approvarla e poi andare alle urne. In primavera. Altrimenti, i cittadini non capirebbero. Quindi, con l’accordo di tutte le forze politiche o solo la maggioranza, si dovrà trovare la sintesi in grado di risolvere i problemi attuali. Non c’è alternativa a questo».

All’estero, come sono state percepite le dimissioni di Renzi dopo la sconfitta referendaria?

«Con grande delusione. Ha perso, è vero, ma poteva continuare l’azione di governo anche per dovere istituzionale, per continuare il percorso di riforme avviato e chiudere così la legislatura. Capisco che sarebbe stato chiedere un forte sacrificio al suo orgoglio. Ma l’azione del governo doveva venire prima».

Anche Cameron si è dimesso dopo la sconfitta sulla Brexit…

«Già quel voto doveva servire da lezione: mai affidare a referendum su questioni così complesse il destino di una premiership. Tutti e due hanno sbagliato ed entrambi hanno pagato».

Renzi è ancora il leader di cui l’Italia ha bisogno?

« L’Italia ha bisogno di un leader con la sua immagine. Magari più cauto e più umile. Ecco, più stile Gentiloni, più conciliante, meno sfide continue, meno “io” e più “noi”. Un ticket Renzi-Gentiloni potrebbe essere vincente per le prossime elezioni».

Renzi ha capito?

«Il suo discorso di addio mi ha fatto un’ottima impressione. È stato il Renzi migliore. Ha capito lo smacco. Ha ammesso errori. E però, ripeto, doveva andare avanti».

Francia, Germania e Olanda al voto nel 2017; Europa in crisi; gli sconvolgimenti in Medioriente; Stati Uniti a guida Trump: è utile che l’Italia vada al voto nel 2017?

«Penso che la coincidenza con importanti e gravi eventi esterni non debba prevalere sulle scelte di un singolo Paese».

La stampa estera ha titolato nelle scorse settimane“5 Stelle cadenti”. Il Movimento di Grillo è destinato a crescere nei consensi?

«Domanda difficile. Credo siano arrivati ad un picco di consensi. Oltre è difficile anche perché più governano e più sono in difficoltà e crescono le contraddizioni».

Immigrazione, cosa deve fare l’Europa? Cosa l’Italia?

«Se l’Europa ha un senso è chiaro che deve fare molto di più. Una questione di questa grandezza, che s’intreccia in modo strumentale al terrorismo, pretende u n’azione comune della Ue. Le espulsioni devono essere gestite dall’Europa e non con accordi bilaterali dei singoli paesi».

Con la Brexit decine di migliaia di italiani che lavorano a Londra rischiano l’espulsione. È un’ipotesi reale?

«Spero di no. Neppure io voglio essere espulso dall’Italia. Sarebbe increscioso. Oltre che un non-sense».

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