Ferrara: “Perché in Italia la soluzione non è mai il voto?”

Crisi di governo
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L’ex direttore del Foglio: “Ma come? Non c’è la crisi finanziaria, la Borsa va benissimo, non c’è uno stato di eccezione. Qual è il problema?”

Sul Foglio Giuliano Ferrara l’ha presa da lontano: dalla caduta del governo Craxi nel 1987. Qui invece se la prende direttamente e senza giri di parole con una «idea profonda del sistema italiano». Quella per cui, caduto un governo, di fronte all’alternativa tra «fare nuove elezioni e fare pasticci di vario genere», la prima opzione è esclusa in partenza. «Ma come? Non c’è la crisi finanziaria, i mercati non fanno una piega, la Borsa va benissimo: non c’è uno stato d’eccezione. E allora? Il capo del governo e il suo progetto di riforma costituzionale sono stati bocciati, e lui si è dimesso. Mi pare normale. Quello che mi pare meno normale è che il Quirinale faccia sapere che è “inconcepibile” votare.

Che i giornaloni che hanno detto che era un usurpatore e pugnalatore di Enrico Letta ora dicano che non si può dimettere e vogliono costingere Renzi e/o il Pd (lo sa come scrivono “e /o”i sociologi raffinati? mi raccomando…) a farsi carico di un complicato itinerario politico, che in genere è finito sempre male. Escludendo la soluzione più naturale, cioè il voto».

Con una legge elettorale alla Camera e una diversa al Senato?

«Sì, è diversa. Embè? Era diversa pure prima: tanto che veniva sempre fuori una maggioranza alla Camera e un’altra al Senato. Anzi! Quando il povero Berlusconi fece una riforma elettorale che prevedeva una perfetta omogeneità tra le due camere, cosa successe? Successe che Ciampi, e con lui tutti i veri vincitori di questo referendum, che non sono i giovani disoccupati sotto i 35 anni, ma i vecchi burocrati dai 60 agli 84 anni, dissero che non si poteva fare. E fu cambiata. E con il Porcellum modificato rinacque il problema dei governi con due maggioranze diverse alla Camera e al Senato ».

C’è la decisione pendente della Consulta. Neanche questa è una buona ragione?

«Ma come si fa ad appendere la democrazia italiana alla discussione di un ricorso di cui non frega niente a nessuno, di cui non sappiamo nulla e che sarà deciso non sappiamo quando? I giudici della Consulta facciano quel che devono. Hanno deciso che la legge elettorale non andava bene e che al Senato ci voleva il Consultellum, che è operativo. Alla Camera la legge è stata cambiata, e c’è l’Italicum. Quindi, una legge elettorale c’è. Non è vero che non c’è. E allora si voti».

È quello che dicono Grillo e Salvini.

«Guardi, a me non me ne frega assolutamente niente. Se Renzi decide di andare a Cupertino a farsi un sabbatico, sono solo contento per lui: fa una scelta al risparmio della sua energia e mi va bene che un quarantenne decida di fare il borsista, che giri il mondo, che faccia nuove esperienze. Vorrà dire che la direzione del Pd si prenderà la responsabilità di fare la replica del governo Monti, certo in una situazione nuova, in cui non c’è lo spread a 500, non c’è la crisi dell’euro, e va bene. Se in questa situazione il Pd dice che ci sono 400 deputati che decidono di fare un governo e presentare un programma che si impegnano a realizzare per arrivare a fine legislatura, benissimo. Ma se questo non c’è, si voti».

Non le piace neanche l’idea di un governo che garantisca solo il cambiamento della legge elettorale?

«Molto malvolentieri posso ammettere che il Colle incarichi un governo per il disbrigo degli affari correnti, con Renzi, che come aveva congelato le dimissioni per votare la stabilità, così si aricongela per due mesi, vede se si può fare una legge elettorale diversa, e se no, si vota».

Anche lei sostiene che riprenderebbe il 40 per cento del referendum?

«Ma non me lo sogno proprio, non lo so, non ne ho idea. Non so neanche se avrebbe il fiato per arrivare a elezioni immediate con un progetto sensato. Non so se ora questo converrebbe a Grillo. Non lo so. Può essere che vada malissimo, ma quello che so con certezza è che questa idea profonda del sistema italiano per cui non si può risolvere la crisi col voto, forse quando c’erano i partiti, le scuole di partito… ma nell’Italia di oggi mi pare una follia. E soprattutto, quello che non posso sopportare è leggere Stefano Folli su Repubblica che dice che è impossibile votare in aprile, e poi dirà che nemmeno a giugno, e figuriamoci a ottobre. Che retroscenisti, commentatori, analisti e direttori facciano sempre questo balletto. Ma come? Il giorno prima tutti a dire che c’è l’ordalia, con il referendum, e il giorno dopo si fa l’inciucio? Ma è assurdo. Se poi vince Grillo alla Camera e per avere la fiducia al Senato si deve fare un governo istituzionale con Alessandro Di Battista a Palazzo Chigi e magari anche con Pierluigi Battista ministro della Cultura,e va bene, che lo si faccia».

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