Pera: “Salvini vuole la leadership, sulla pelle del Cav”

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Parla l’ex presidente del Senato: “Se vince il No, oltre che per la crisi politica e istituzionale, sono molto preoccupato per la crisi economica”

Berlusconi, Salvini, Parisi: chi è il leader del centrodestra oggi in Italia?

«Non c’è una battaglia fra tre possibili leader. C’è invece una contesa molto aspra tra Berlusconi e Salvini. Parisi era la leva del Cavaliere per un nuovo centrodestra moderato e unito ma purtroppo ora deve stare a bagnomaria perché Salvini tenta continuamente lo strappo e quindi il predominio a destra».

Il divorzio di Firenze, quei cartelli fotocopia in stile Trump con la scritta Salvini premier, sono solo tattica prima del 4 dicembre? Prima di quella data non succederà nulla?

«Salvini cerca veramente lo strappo e lo fa nel momento di maggior difficoltà di Berlusconi. Il leader leghista si dimostra un bravo tattico molto spregiudicato ».

Perché Berlusconi sarebbe in «grande difficoltà»?

«Perché questa scelta del No costruttivo non è capita dalle persone, è una via di mezzo che non convince alleati né elettori. Comprendo – non condivido – il ragionamento che fa Berlusconi, se dice Sì si annulla in Renzi, se dice No si annulla in Grillo. Ma il suo distinguo è troppo sottile per la fase in cui siamo. Per questo ho tentato più volte, anche con lettere scritte, di convincerlo ad appoggiare il quesito referendario».

Perché Salvini ha fretta di autoproclamarsi leader e candidato premier del centrodestra prima del 4 dicembre? È una forma di debolezza? Dopo, se vince il Sì, rischia di diventare irrilevante anche al suo interno.

«Non c’è dubbio che da parte di Salvini c’è più interesse alla leadership del centrodestra che non alla premiership. Gli serve la prima, innanzitutto. È chiaro che deve giocare tutte le carte ora, prima del voto. Non è, a mio avviso, una forma di debolezza. Il segretario del carroccio rischia tutto adesso perché sa che dopo potrebbe essere troppo tardi».

Vince il Sì. Cosa farà Berlusconi? E Salvini?

«Per come sono messe le cose ora, sono fuori dai giochi entrambi. Ma Salvini con la leadership in tasca. Berlusconi invece pagherà il suo inutile No costruttivo. Una fetta importante di Forza Italia sostiene che un Renzi sconfitto e indebolito sarebbe costretto a cercare l’alleanza con Berlusconi, l’unica possibile. Ma se è così, allora sarebbe meglio condizionare Renzi prima del voto».

Se vince il No?

«Vince Grillo e basta. È il più roboante. Anche se Salvini è il più roboante nel centro de stra».

Al centrosinistra di Renzi, cosa serve di più?

«Fa certamente comodo un centrodestra consegnato al populismo estremista di Salvini. Ma lo aiuta anche un centrodestra così diviso e spaccato».

L’Italia non è gli Stati Uniti. Che tipo di destra può prevalere nel nostro Paese dove il gap tra poveri e ricchi è sempre più netto, gli scontenti aumentano e il populismo trova terreno sempre più fertile?

«L’ondata populista, arrivata prima in Europa, crede ora di crescere grazie al vento di Trump. I ceti sociali a cui fanno riferimento, qui e oltre oceano, sono molto simili, sempre più larghi e sempre più in sofferenza, con le stesse malattie e gli stessi bersagli, a cominciare dagli immigrati. In questo quadro, la differenza la fanno gli stati nazionali, la loro tradizione e le istituzioni. Negli Stati Uniti, date le tradizioni e le istituzioni americane, con Trump prevarrà comunque il patriottismo. In Europa, invece, tendono a prevalere i populisti. Ecco perchè Grillo, e Salvini, sono davvero pericolosi».

Che succede il 5 dicembre?

«Se vince il Sì, vedo due scissioni, a destra e a sinistra. Berlusconi farà il possibile per un’ipotesi di governo con Renzi prima che il populismo spazzi via tutto, lui per primo. Se vince il No, oltre alla crisi politica e istituzionale, sono molto preoccupato per la crisi economica. L’Europa e i mercati ci presenteranno il conto ».

Che ritorno ha dai comitati Liberi Sì, che lei ha contribuito a fondare?

«Cresciamo, ci rivolgiamo soprattutto a un pubblico di centrodestra, quasi tutti elettori di Forza Italia. Non hanno dubbi da che parte stare. È il suo elettorato. Ecco perché Berlusconi sta sbagliando ».

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