Per Neri Marcoré oggi è un disastro ma possiamo farcela

Dal giornale
Italian actor/cast member Neri Marcore' poses  for photographs during the photocall for the  movie  'Sei mai stata sulla luna? ', in Rome, Italy, 19 January 2015. The movie will be released in Italian theaters on 22 January. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Intervista all’attore che debutta stasera a Genova con un nuovo spettacolo: “Quello che non ho”

Quello che non ho è una camicia bianca / quello che non ho è un segreto in banca / quello che non ho sono le tue pistole / per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole… Cominciava così quel famoso brano di Fabrizio De Andrè, Quello che non ho (poi riproposto in chiave rock nel 2012 dai Litfiba in occasione dell’omonima trasmissione di Fazio e Saviano). Lo stesso titolo è stato scelto da Neri Marcorè e Giorgio Gallione per il nuovo spettacolo prodotto dal Teatro Archivolto di Genova, pronto per debuttare proprio stasera (con repliche fino al 12 e a seguire tournée fino a fine gennaio tra Liguria, Piemonte, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna e Marche). E come per ogni debutto, si prova fino all’ultimo minuto. È una collaborazione, tra l’altro, che va avanti già da diversi anni quella fra Gallione e Marcorè, che in teatro, dice lui, può finalmente fare ciò che ama tanto: recitare e cantare. «Eh già… il teatro è l’unico luogo in cui posso fare entrambe queste cose – ammette – e quindi ne approfitto». Tanto che il pubblico si sta abituando sempre di più a vederlo cantare sul palcoscenico e a strimpellare la sua chitarra. Dopo Eretici e corsari, Un certo Signor G e Beatles Submarines, dunque, Marcorè si prepara ad affrontare De Andrè, «anche se – ci tiene subito a precisare – non è né uno spettacolo su De Andrè, né su Pasolini… non vogliamo santificare o glorificare nessuno, per carità».

Lo spettacolo ha che fare, però, proprio con questi due grandi personaggi…
«Sì, corre su un doppio binario: le parole di Pasolini e le canzoni di De Andrè, perché ci sembravano emblematici per quello che volevamo raccontare».

E cosa volevate raccontare?
«La nostra società così come è oggi, con tutti i suoi limiti e difetti, cercando di mantenere un certo equilibrio instabile tra ansia del presente e speranza del futuro. In scena lo facciamo raccontando storie emblematiche, anche in chiave satirica, sottolineando le contraddizioni della nostra società globalizzata. Agli episodi di cronaca e alle riflessioni economiche e sociali fanno da contrappunto le canzoni di Fabrizio De Andrè (da Khorakhané a Don Raffaè a Smisurata Preghiera)».

Cosa accomuna De Andrè e Pasolini?
«Entrambi hanno una grande capacità di guardare la realtà da una prospettiva diversa. Sono provocatori e anticonformisti. Quando Pasolini diceva che bisogna abolire la tv o eliminare la scuola dell’obbligo ovviamente era sua intenzione provocare, bisognava scalfire in qualche modo la cultura generalizzata. Aveva come De Andrè una visione diversa delle cose. Tant’è che sono stati tutti e due dei personaggi scomodi, fastidiosi per la società. Il guaio è che la società di oggi non è molto diversa da quella di allora».

E oggi come possiamo ripartire?
«È proprio questa la domanda che cerchiamo di porci.. quelle lucciole di cui parlava Pasolini in realtà ci sono ancora, non si sono spente, spetta a noi capire come. Dipende solo da noi, l’importante è che la nostra coscienza critica non si sia addormentata. Bisogna che ognuno di noi faccia la propria parte da cittadino».

È quello che ci direbbero di fare anche Pasolini o De André?
«Probabilmente sì, anche perché i protagonisti della nostra società sono sempre gli stessi, cambiano solo nome. Una volta l’Italia aveva una grande capacità di produrre bellezza, ora invece c’è un appiattimento dei gusti. Ancora di più, oggi, Pasolinie De Andrè sarebbero delle voci fuori dal coro».

Tutto sommato, però, c’è ancora qualche speranza, visto che quelle lucciole sono accese…
«Si si, ci sono, bisogna solo non farle morire… Mi viene in mente, anche se non ha niente a che fare con lo spettacolo, il documentario di Wim Wenders su Salgado: Il sale della terra. Lì si vede Salgado che torna in Brasile e con la moglie e insieme riescono a ricostruire una foresta fluviale dove c’era il deserto. È un segno di speranza. Ce la possiamo ancora fare a migliorare il mondo».

La tournée dello spettacolo continua fino a gennaio, poi cosa farai?
«Un film in Francia, vari progetti di film italiani e forse la terza serie tv Questo nostro amore. E la ripresa di Quello che non ho nella stagione 2016 -2017. In scena con me – diretti da Gallione – ci sono le chitarre di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini».

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