Per il biotestamento “un metodo costituente”. Parla Marazziti

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Il tabellone con il risultato del voto sul Ddl sul biotestamento alla Camera dei Deputati, Roma, 20 aprile 2017. La Camera ha approvato il Ddl che va ora al Senato. I sì sono stati 326 , i no 37.   ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente della commissione Affari Sociali alla Camera spiega il Biotestamento

Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

“Per motivi diversi si sono arrabbiati in tanti, da destra a sinistra, ognuno a modo suo: forse è segno che la legge sul Biotestamento non è di nessuno, e ha trovato su alcuni punti un equilibrio difficile”. La dice così Mario Marazziti, presidente della commissione Affari Sociali della Camera dove, con lungo lavoro di elaborazione e sintesi, sono state cucite le sedici proposte di legge sul fine vita depositate dalle varie forze politiche nel corso di un decennio per arrivare al testo definitivo.

Ora, gli emendamenti a firma Marazziti raccontano tanto dell’iter complicato della legge sul testamento biologico che colma un vuoto decennale in Italia, una lacuna divenuta della massima evidenza a seguito di recenti casi di cronaca.

“Ho provato a rendere possibile un metodo che definirei “costituente”: tutti con piena possibilità di esprimere visioni diverse, con tutto il tempo di approfondire le questioni di merito. Siamo partiti con 3000 emendamenti su di un testo che avrebbe portato allo scontro in aula e a un inevitabile ostruzionismo, e siamo arrivati a migliorarlo riga per riga, fino all’ultima votazione. E’ una legge di iniziativa parlamentare, a maggioranza variabile, che ha visto tutti i punti più importanti approvati con maggioranze diverse e schieramenti non precostituiti. Con questa legge credo che il Parlamento abbia ritrovato la sua centralità, in un Paese diviso come il nostro, non è poca cosa”

Questa legge che lei definisce “a maggioranze variabili” è riuscita a rompere ideologie incancrenite da decenni?

“Se il governo non si fosse rimesso all’aula, come saggiamente ha fatto, non so se saremmo riusciti nell’impresa perché certamente lì gli equilibri politici si sarebbero fatti sentire. Molte volte sono stati respinti emendamenti anche di chi, come i 5 Stelle, sosteneva il provvedimento. Come la spinta a eliminare il riferimento alla deontologia medica quale limite alle richieste del paziente, che rischiava di ridurre il medico a mero esecutore. E, in extremis, il tentativo di introdurre l’eutanasia nella legge. E’ una legge che non corrisponde ai meri rapporti di forza: i tentativi di fermarla hanno raccolto al massimo 31 voti. Le votazioni a scrutinio segreto hanno raccolto da chi voleva, ad esempio, eliminare il riferimento all’idratazione e alimentazione assistite tra le cure cui si può rinunciare, hanno raccolto al massimo 93 voti. Le forzature opposte sono state un po’ di più, ma sempre tenute in minoranza. I miglioramenti, comunque la si pensi, non sono lo specchio dei rapporti di forza, grazie questo metodo di lavoro”.

Quali sono stati i punti più discussi?

“Ho già citato lo stop all’idratazione e alla nutrizione artificiale: con l’emendamento Amato si è messo per iscritto che si tratta di trattamenti sanitari a tutti gli effetti e non di dare da bere e da mangiare a un malato. Per alcuni è inaccettabile. Ma anche quell’emendamento comunque lo si guardi è stato un miglioramento rispetto a come era scritto nel testo precedente. L’altro punto assai discusso che ha nuovamente cambiato gli assetti politici è quello contenuto nel mio emendamento sui casi in cui le Dat, che sono vincolanti, possono essere disattese: quando siano palesemente incongrue, non corrispondano cioè alla condizione sanitaria attuale, o siano intervenuti cambiamenti nella medicina non prevedibili quando sono state sottoscritte. Hanno votato contro i 5 stelle e Sinistra Italiana. Invece l’articolo aggiuntivo che ho predisposto sulla dignità nella fine della vita, la sedazione palliativa profonda continua, la terapia del dolore, il no all’accanimento terapeutico e e all’abbandono terapeutico ha avuto solo 4 voti contrari: se la prognosi è infausta a breve termine o ci si trova in imminenza di morte non possono essere predisposte terapie inutili e irragionevoli. E’ un passo avanti. Che unisce e non divide”.

E’ limitata l’autodeterminazione?

“Io dico che tuteliamo la decisione della persona. La libertà però non è infinita. Il medico è tenuto a rispettare le DAT ma non si possono chiedere cose contro la legge, la deontologia professionale, le buone pratiche clinico-assistenziali. In questi casi il medico non ha obblighi professionali. Questa è una legge importante perché introduce per la prima volta la possibilità, legalmente riconosciuta, di mettere per iscritto le proprie volontà sul trattamento delle cure da ricevere, o meno, in caso di perdita della coscienza dovuta a grave malattia o a grave trauma. Ma non deve essere una gabbia. Le faccio degli esempi: se io scrivo nella mia Dat che non voglio essere intubato e nel corso della mia vita, mentre sono in perfetta salute, vengo colto da uno shock anafilattico o subisco la puntura di un calabrone è chiaro che il medico può e deve intubarmi se c’è la possibilità che mi salvi la vita e ristabilisca le mie condizioni di salute precedenti. Altro esempio: ho un cancro terribile al fegato ma la ricerca progredisce, come è accaduto, e ci sono nuovi farmaci per curarmi, è chiaro che il medico d’accordo con il fiduciario può in questi casi disattendere la Dat e applicarmi i nuovi farmaci”.

Quali altre novità?

“L’articolo 4 contiene la pianificazione condivisa delle cure, quando si entra in una malattia degenerativa progressiva o a esito infausto. Supera in radice i conflitti che sono stati immaginati sulle DAT. Si fonda su una rinnovata alleanza medico-paziente”.

Un punto molto delicato sarà quindi la predisposizione dei modelli Dat da compilare: chi la farà? Saranno di competenza delle Regioni o dello Stato?

“Le scrive lo stesso interessato, la firma va autenticata, se lo si tiene a casa, o ne e’ registrata l’esistenza nei Comuni o nelle strutture sanitarie, come prevedono le amministrazioni locali. Avevamo proposto una registro nazionale, e quindi anche la possibilità, periodicamente, di ricordare a ogni cittadino di confermarle o modificarle. Per ora non c’era la copertura di bilancio ma dovremo arrivare a inserirle nella tessera sanitaria”.

Dopo il via libera della Camera la legge va al Senato: crede che il Biotestamento ce la farà entro la fine della legislatura? O vede maggioranze ancora più variabili a palazzo Madama?

“Spero che utilizzino lo stesso metodo di lavoro. Lo sapremo presto”.

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