“Pd sotto l’attacco dei populisti, ma i giochi sono aperti”. Parla Calise

Napoli
MauroCalise

Il politologo: si è compattato il no a premier e referendum

Un risultato eclatante, ma «non sorprendente», vista la poca solidità degli avversari, e neanche tanto corposo, perché si tratta del «40% del 50% che è andato a votare». Così il politologo Mauro Calise (ri)definisce il fenomeno De Magistris. Una vittoria netta, quella del sindaco di Napoli, al primo turno delle amministrative, che aprirà al «Masaniello napoletano» la strada per una leadership nazionale sul referendum. Ma che, alla fine, conil secondo round del voto amministrativo, non sarà che una vittoria minoritaria, con poca partecipazione al voto.

Professor Calise, lei aveva previsto che questo appuntamento sarebbe stato complicato per Renzi.
«Anche Renzi aveva previsto la difficoltà di questo appuntamento. Da qui il fuoco di sbarramento sul referendum, che alla fine si è rivelato però un tantino controproducente. Per certi aspetti era un passaggio necessario, ma non c’è dubbio che la personalizzazione operata dal premier ha provocato il compattamento del no al referendum e no al premier. Questo mi pare evidente soprattutto a Torino, ma è vero anche a Napoli».

A Napoli il risultato è eclatante.
«Sì, ma non sorprendente. A Napoli ci sono state primarie Pd molto divisive, da cui la candidata non è uscita bene e con episodi che hanno imbrattato la sua immagine. Tutto l’elettorato d’opinione – anche se ne è rimasto poco – che si era espresso per Bassolino è rimasto alla finestra o ha scelto De Magistris. La gestione infelice delle primarie ha fatto perdere smalto al Pd. Anche Renzi sa che ci sono stati degli errori, che certo non dipendono da lui».

Per lei De Magistris è un populista. Si dice lo stesso di Berlusconi e di Grillo. Sono tutti uguali?
«Anche per Renzi si può parlare di populismo: lo si dice di tutti i vincenti. Una caratteristica di chi vuole provare a vincere è quella di cercare un rapporto diretto con il popolo. Le parole democrazia e populismo hanno tutte e due in sé il popolo. Ma nella prima c’è il «kratos», il potere, nel secondo no, è diretto. Questo rapporto (che non è affatto facile) si può riempire di diversi contenuti, di destra e di sinistra».

Quello di Renzi è un populismo di sinistra?
«Io direi un populismo di governo: la sua novità è stata mettere in contatto l’attività di governo con i cittadini. Lui parla sempre di quello che fa. Da questo punto di vista Renzi è stato bravo a creare un argine ai De Magistris e ai Salvini, anche se è più difficile fare le cose che non fare promesse».

De Magistris ha vinto con promesse?
«Allora, chiariamo che non ha ancora vinto, ma è passato al ballottaggio, e questo è un fatto, pur avendo avversari poco solidi. Se passerà il ballottaggio avrà una riconferma minoritaria perché la partecipazione si prospetta bassa. Di tutto questo ci dimenticheremo presto, e resterà un leader demopopulista che secondo me ora si prepara a fare il leader nazionale del fronte del no. Nella gestione della città non ci saranno cambiamenti. De Magistris su Napoli non ha fatto molto, ha gestito bene il suo rapporto con i cittadini (cose del tipo: «sono il vostro sindaco»), e soprattutto quello con i giovani. Su questo, bisogna riconoscere che ha fatto scelte giuste. In campagna elettorale la scelta dello spazio «Dema» (che sta per democrazia e autonomia e anche per De Magistris) è stata intelligente. Era uno spazio in cui tutti, soprattutto i giovani artisti, potevano esprimersi. Poi ci sono stati i buoni risultati del turismo, che sono frutto però di un lungo lavoro partito già con Bassolino e lui lo ha raccolto. Per il resto, le buche ci sono, ma meno che a Roma (e i giovani con il motorino sanno evitarle), e la rete di trasporto su ferro funziona».

E i 5Stelle? Colpisce che siano primo partito a Roma e Torino.
«Quello è in gran parte un voto di protesta, che come ho detto è sgtato rinvigorito dalla campagna sul referendum. Anche il centrodestra dimostra ancora vigore quando si compatta, come è accaduto a Milano. Ma ripeto, siamo ancora al primo round, la partita è ancora aperta. Se al ballottaggio il Pd strappa Torino e Milano la prospettiva di oggi cambia radicalmente».

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