Papaleo: “Tutta colpa di Pepe Mujica se ho girato il film in Uruguay”

Cinema
L'attore e regista Rocco Papaleo, in posa durante il photocall del film ''Onda su Onda'', Roma, 15 febbraio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Intervista a Rocco Papaleo, regista e interprete di ‘Onda su onda': “Dopo aver ascoltato l’ex presidente mi è venuta voglia di conoscere quel Paese, che somiglia alla mia Basilicata”

Parla volentieri della sua “nuova creatura”, canticchia fra una cosa e l’altra e ammette: “Stavolta sono più rilassato… le prime due regie le ho vissute con un po’ di ansia, ma ora è diverso, forse perché sento di avere più esperienza alle spalle”. Rocco Papaleo ci pensava da tempo a questo suo nuovo film, Onda su onda, ed ora eccolo finalmente arrivare nelle sale (da giovedì in 300 copie per Warner Bros, sceneggiatura Rocco Papaleo, Valter Lupo, Federica Pontrepoli). Un film ludico, come è nelle sue corde, ma anche poetico, che racconta (anche) – a ritmo di musica, come fosse un concerto jazz – la storia di un’amicizia fra Ruggero (Alessandro Gassmann), cuoco solitario, e Gegè Cristofori (Rocco Papaleo), cantante esuberante che deve raggiungere Montevideo per un concerto fondamentale per la sua carriera. Nella capitale uruguagia li accoglierà Gilda Mandarino (Luz Cipriota), organizzatrice dell’evento… Ovviamente non tutto andrà come previsto. Ne parliamo direttamente con il regista.

Rocco la mia prima domanda per te è: “Te gusta Uruguay” (è la stessa cosa che tutti chiedono alla coppia di amici appena sbarcata in Uruguay)?

“(Ride) Si si , me gusta Uruguay… Mi piace molto, avevo una sorta di fascinazione per questo luogo, sentivo un’eco per la sua collocazione geografica, che è simile alla mia regione, la Basilicata, un piccolo paese fra grandi paesi”.

Cosa hanno in comune l’Uruguay e la Basilicata?

“Intanto un certo alone di mistero, entrambi sono luoghi poco conosciuti. E poi in tutti e due i casi i cittadini sono modesti, gentili e molto orgogliosi del proprio Paese, è per questo che si ripete sempre quella domanda “te gusta Uruguay”, per una questione di orgoglio”.

Ma perché un film girato proprio in Uruguay? Non dirmi che c’entra Pepe Mujica…

“Eh si.. la sua storia mi attirava a tal punto da farmi venire voglia di andare a conoscere quel Paese. Pepe Mujica è stato un grande rivoluzionario, ha partecipato attivamente alle proteste, è stato in carcere e poi democraticamente è stato eletto dal popolo come presidente e anche durante il suo incarico è rimasto fedele ai suoi principi. Pur essendo presidente ha continuato a fare una vita semplice e ha mantenuto per sè uno stipendio bassissimo. È stato un presidente diverso da tutti quanti gli altri e sentirgli dire le cose che ha detto durante il discorso alle Nazioni Unite – che si può ancora ascoltare su Youtube – lo rendono diverso da tutti quanti gli altri». Pensi che il film possa fare da traino anche per il turismo in Uruguay (per “Basilicata coast to coast” lo è stato… )? «Io non lo so, ma lo spero, anche per Basilicata coast to coast l’ho sperato e così è andata…”.

Ci sono alcuni elementi che ritornano nei tuoi film: la musica e il viaggio, per esempio. Che immagino si intreccino anche nella tua vita privata…

“La musica è il bacino dal quale attingo. La mia ispirazione parte sempre da una questione musicale, è come se abitassi nella musica. In questo film, in particolare, mi circondo dei miei musicisti, quelli che mi seguono anche nelle tournée teatrali. Il titolo, invece, è un omaggio a Paolo Conte, che amo come uno zio anche su lui non lo sa. L’idea del viaggio è reale e metaforica, certo, per lavoro mi sposto molto, ma soprattutto mi interessano i viaggi dell’anima. Per esempio io non sono mai soddisfatto di me stesso, mi metto continuamente in discussione, sono instabile, per questo non potrei mai avere un incarico politico. In qualche modo il mio è un ruolo di cantastorie, che deve intrattenere, più che cantare, quindi sempre in viaggio con una prospettiva diversa”.

Bizzarro questo personaggio di Gegè Cristofori, come è nato?

“Nasce da un’idea di frustrazione forte… Mi piace poter raccontare la storia di un cantante che ha sempre camminato sull’altra sponda. Lui cammina ai bordi, guarda il ponte, ma alla fine non riesce mai ad attraversarlo. E questa cosa mi commuove. Poi lui, Gegè, resta sempre un galletto, con i capelli lunghi anche se da dietro si vede la piazza… Spera però fino alla fine”.

Ma non ce la fa, al contrario di Ruggero.

“Ruggero rinasce grazie all’energia di Gegè, ma in fondo anche Gegè a suo modo ce la fa. Senza svelare troppo ai lettori, possiamo dire che ritrova una famiglia che prima non aveva”.

E a proposito di Ruggero, tu e Gassmann ormai siete una coppia.

“Siamo in intimità. La cosa che più mi emoziona è il fatto di essere vicini, complici. Entrambi abbiamo avuto il nostro primo e unico figlio mentre facevamo un film insieme. Siamo complici, c’è un’intesa tacita fra di noi, c’è sincerità. Quando lavoro ho bisogno di circondarmi di persone con cui sento che c’è qualcosa. Lo so che questo può essere anche un limite, visto che così mi privo di della possibilità di lavorare con grandi attori, ma ho bisogno del fattore umano. Per esempio anche con Massimiliano Gallo e Luz Cipriota (attrice argentina selezionata con un cast) è scattato subito qualcosa, anche se non avevo mai lavorato prima con loro”.

Dopo l’uscita del film sarai a teatro con “Buena onda”, una trasposizione teatrale del film?

“No no. Anche in questo caso c’è una nave, un viaggio, e quello stesso tono fra il buffo e l’ironico, ma per il resto è un’altra storia… Dopo il teatro, forse, reciterò in altri film. Ma vedremo. Trentacinque anni fa chi avrebbe detto che avrei fatto tutte queste belle? Non avevo quella presunzione, quindi sono molto contento così”.

 

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