Padre Camillo Ripamonti: “Migranti trattati come moneta di scambio con la Turchia”

Migranti
Nel solo mese di giugno sulle isole della Grecia giunti 4.270 bambini migranti, 86 dei quali non accompagnati. ANSA/SAVE THE CHILDREN ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Il presidente del Centro Astalli: “La Convenzione di Ginevra verrà rispettata?”

“Un compromesso dettato dall’emergenza che lascia molto perplessi. La Turchia, Paese dove il mancato rispetto dei diritti civili è sotto gli occhi di tutti, ora è considerato dalla Ue un Paese terzo sicuro solo per esigenze di ordine pubblico. Non dimentichiamoci che sul territorio della Turchia ci sono attualmente circa 2 milioni di rifugiati provenienti dalla Siria che sono il doppio di tutti i rifugiati arrivati nel 2015 in Europa. Per ciascun rifugiato siriano che torna in Turchia un altro siriano sarà trasferito da Ankara in uno dei paesi della Ue. Temo che per effettuare questo scambio di vite umane non verranno rispettate le garanzie stabilite dalla Convenzione di Ginevra per i rifugiati”, dice Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.

Perchè dice questo?

“Perchè l’Ue in questi mesi ha sempre adottatto un approccio securitario e volto alla chiusura delle frontiere. Ci si difende dai rifugiati che scappano perché la loro vita è in pericolo come se fossero loro il pericolo da cui difenderci. È un tragico paradosso e l’Europa con questo accordo ha anteposto ancora una volta il proprio interesse alla vita delle persone. Questa decisione di rimpatriare i migranti per provare a disincentivare i viaggi degli scafisti senza interessarsi della vita delle persone è l’ennesima prova di una visione totalmente sbagliata. In questo modo come potranno essere tutelati i diritti di questa gente? Nessuno li prenderà in considerazione: verranno affidati in via temporanea ad uno stato terzo solo per esigenze di ordine pubblico”.

Insomma, l’Europa non si è fatta onore?

“È un accordo vergognoso che tradisce i valori fondanti dell’Unione europea e delle democrazie occidentali. L’Ue tratta i migranti come moneta di scambio con la Turchia. Lo ripeto, è vergognoso. Non ci facciamo onore come Europa, stiamo andando contro la nostra stessa civiltà”.

Cosa sarebbe stato più utile fare?

“Combattere i trafficanti di esseri umani aprendo corridoi umanitari. Oggi per chi scappa dalla guerra non c’è modo di arrivare in Europa senza affidarsi ai trafficanti. Non ci sono vie legali possibili. Questo è il vero punto a cui l’Unione europea continua a non voler rispondere. Come Centro Astalli, insieme ad altri enti di tutela, chiediamo da tempo alle istituzioni nazionali ed europee che venga consentito l’arrivo in sicurezza per chi è costretto a chiedere asilo in Europa applicando ad esempio i visti umanitari previsti dalle direttive europee per le popolazioni vessate dalla guerra”.

Invece si è puntato sui rimpatri per tutti i migranti cosiddetti “irregolari”.

“Siamo molto preoccupati. Chi stabilirà che un migrante è irregolare? Verrà data a tutti la possibilità di chiedere asilo indipendentemente dal paese di provenienza? E le persone che non vogliono farsi identificare per non essere respinti che fine faranno? Quali garanzie avranno? Il regolamento Dublino prevede che si chieda asilo nel paese di sbarco. Questo di fatto impedisce a molti di spostarsi in un paese diverso da quello in cui sono arrivati e dove magari avrebbero maggiori possibilità di integrazione perchè hanno contatti o familiari presenti in quel Paese”.

La domanda d’asilo gestita a livello europeo sarebbe stata meglio?

“Certamente se si decidesse di affrontare la gestione dei rifugiati in maniera unitaria e organizzata. È quanto mai urgente un approccio programmato che preveda il coinvolgimento responsabile di tutti gli Stati. La garanzia di standard omogenei di protezione, accoglienza e integrazione in tutti i paesi Ue renderebbe la gestione del flusso dei migranti e il rispetto dei loro diritti decisamente meno problematica. Sono sicuro che in questo modo aumenterebbe la sicurezza di tutti: cittadini europei e migranti. Organizzazione e rispetto dei diritti sono la via da seguire non certo chiusura delle frontiere e negazione della dignità delle persone che giungono a chiedere asilo. Per far questo i singoli stati dovrebbero essere disponibili a lavorare insieme per realizzare un’Europa che sia casa comune e non la somma di tanti governi concentrati solo a non avere problemi al proprio interno”.

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