Padovani: “Macron uomo di sinistra Il mio non sarà solo un voto di resistenza”

Francia
French presidential candidate Emmanuel Macron of the 'En Marche' (Onwards or Forward) political movement speaks at a campaign event marking International Women's Day, at the Theatre Antoine in Paris, France, 08 March 2017. France holds the first round of the 2017 presidential elections on 23 April 2017.  EPA/IAN LANGSDON

La giornalista e scrittrice francese: “Decisivo il dibattito tv È un investimento per il futuro: molto più dell’anti-Le Pen”

«Il mio voto a Emmanuel Macron non è un voto di “re sistenza”, solo per evitare che all’Eliseo s’insedi colei che in questa campagna elettorale ha rappresentato la Francia del rifiuto, dell’esclusione, della rivolta anti-sistema. Voto Macron perché lo considero parte del mio mondo, del mondo di una sinistra che guarda al futuro e che intende dimostrare che si può governare in nome della solidarietà, di una crescita equilibrata in una chiave europea. Insomma, Macron è molto più dell’anti-Le Pen. Con lui, la Francia è destinata a cambiare marcia. E questo può essere un bene per la stessa Europa». A sostenerlo è Marcelle Padovani, giornalista e scrittrice francese.

Domenica sera l’Eliseo avrà un nuovo inquilino. Gli ultimi sondaggi danno ancora Emmanuel Macron come vincente su Marine Le Pen. Un voto a Macron, è solo un voto anti-Front National o è anche altro?

«È molto altro. È un investimento sul futuro. Vede, fino al confronto-scontro televisivo tra Le Pen e Macron, il mio per Macron non era un voto di cuore ma di resistenza, la scelta meno dolorosa. Ma quel dibattito ha cambiato profondamente il senso del voto, e questo non è accaduto solo a me. In quel dibattito, Marine è diventata suo padre, rispolverando il vecchio armamentario della destra anti-sistema, che fa del rifiuto, dell’odio la sua cifra identitaria. Di fronte a lei, non c’era un tecnocrate liberal-progressista. C’era un uomo di sinistra. Ciò che ho scoperto quella sera è che Emmanuel Macron appartiene al mondo della sinistra. Certo, tanti sono gli interrogativi che attendono risposta e che vanno oltre la stessa, auspicabile, vittoria di Macron alle presidenziali: avrà una maggioranza per governare l’11 giugno quando si voterà per le politiche? E ancora: sarà capace di trasformare “En marche!”, un movimento nato neanche un anno fa, in un partito vero, strutturato, radicato nei territori, con una riconosciuta classe dirigente? Tutto questo andrà verificato. Quella di Macron resta una scommessa, una grande scommessa. E se la vincerà, ciò farà bene, molto bene, non solo alla Francia ma all’Europa» .

Macron, uomo di sinistra. Ma di quale sinistra?

«Una sinistra non residuale, questo è certo. Lui rappresenta il tentativo di superare vecchie divisioni ideologiche. Se posso dire, Macron è un politico che ha ideali ma che non è ingabbiato nelle ideologie. In questo, non è un uomo del Novecento. Ma è sbagliato considerarlo un “pragmatico”, e ancor più sbagliato è guardare a lui come un pur abile tecnocrate. In quel dibattito televisivo, Macron ha fatto capire che idealità e governo non sono in conflitto ma possono, devono integrarsi. Si può governare con il principio della solidarietà, coniugare crescita e redistribuzione della ricchezza, pensando a forme nuove di collegamento tra i cittadini e la rappresentanza politica a tutti i livelli. Se ci riesce, questa sarà una rivoluzione benefica per noi tutti, e parlo non solo da cittadina francese ma da europea».

Qual è il compito più gravoso che attenderà Macron se sarà lui il prossimo presidente della Francia?

«Provare a riunificare il Paese. Perché il voto ha dimostrato che oggi esistono “2 France”: quella dei marginali, degli esclusi, di quanti vedono nell’immigrato la più grande minaccia alla loro sicurezza e al loro lavoro. Tutto questo mondo, il mondo del rifiuto, Marine Le Pen l’ha rappresentato nel suo sentimento più profondo, radicato: quello del rigetto. Il rigetto dell’Europa, il rigetto dell’immigrato… C’è poi l’altra Francia: quella più integrata, più lungimirante, più istruita, che pensa che le soluzioni non possano che essere europee e inclusive. Questa frattura sarà difficile da ricomporre. Bisognerà inventare qualcosa che possa riavvicinare la Francia dei “paumés”(perdenti) e la Francia dei “gagnants” (vincenti)».

La disfatta dei partititi, storici, in particolare del PS, è irreversibile?

«Spero di sbagliarmi, ma temo di sì. La crescita di Le Pen in Francia come di Grillo in Italia sono il prodotto della crisi dei partiti tradizionali, travolti da una marea anti-sistema , anti élite alla quale non è possibile far fronte riproponendo vecchie ricette e antichi modi di essere. Macron l’ha capito, per questo può diventare un modello per una sinistra non residuale».

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