Pacciotti: “L’Italia non può trattare milioni di persone come cittadini di serie B”

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La gente è più avanti della politica e aldilà di cosa votino nell’urna sanno che la legge sulla cittadinanza riguarda la vita dei compagni di classe dei propri figli, degli amici con cui fanno sport e dei loro vicini di casa

«È passato un anno esatto dall’approvazione delle legge alla Camera, ma ne sono passati molti altri da quando come Forum dell’immigrazione del Pd, assieme ad un cartello di associazioni di cui facevano parte anche i sindacati, “Rete 2 G”, e Arci, abbiamo raccolto le forme per un disegno di legge di iniziativa popolare». Marco Pacciotti è coordinatore del Forum immigrazione del Pd ed è in Piazza del Pantheon assieme a decine di ragazzi per il sit-in per chiedere una rapida approvazione della legge sulla cittadinanza per le seconde generazioni di figli di immigrati. «Adesso – dice – faremo aspettare un altro anno quel milione o quasi di persone che, con accenti, passioni, sogni uguali a quelli dei propri coetanei, l’Italia continua a trattare da cittadini di serie B?».

Non soltanto una provocazione, quella sui cittadini di serie B, visto che i dati fotografano un sistema in cui centinaia di migliaia di persone hanno doveri nei confronti dell’Italia ma non godono di quasi nessun diritto.
«Napolitano, nel dicembre del 2012, disse che queste persone sono energia vitale per un Paese che sta inesorabilmente invecchiando. Lo dicono i numeri che danno all’Italia il ruolo di fanalino di coda per la natalità. Secondo tutti gli studi in dieci anni serviranno quattro milioni di nuovi cittadini per tenere in piedi il nostro welfare e noi ci permettiamo il paradosso di tenere un milione di persone, che sono italiani a tutti gli effetti, in questo limbo».

La destra, anche oggi, alza le barricate. Quali sono le resistenze che stanno frenando l’approvazione del testo al Senato?
«Non c’è un problema di maggioranza, credo sia piuttosto una questione tecnica di calendario politico affollato. Quello che più mi fa rabbia, però, è l’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia, una posizione unicamente ideologica basata sul cinismo politico di chi per non rischiare di perdere un solo voto preferisce voltarsi dall’altra parte e non ammettere che l’Italia è cambiata».

È cambiata e viaggia anche grazie al contributo di questi nuovi cittadini che per qualcuno meritano di restare invisibili.
«Due giorni fa la Fondazione Moressa ha presentato il Rapporto 2016 sull’economia dell’immigrazione secondo cui i circa cinque milioni di immigrati che vivono in Italia generano quasi 9 punti di Pil, per un valore di 127 miliardi, e versano 12 miliardi all’Inp s. Abbastanza per pagare le pensioni di circa 700mila persone. Solo che a fronte di 16milioni di pensionati nel nostro Paese, soltanto 100mila sono stranieri. Gli immigrati versano quasi 7 miliardi di Irpef: è evidente allora che, anche trascurando la questione culturale e quella dei diritti, si tratta di una risorsa fondamentale per il nostro welfare. Facendo un parallelo, l’immigrazione produce un pil quasi pari a quello della Fiat».

Eppure quando si parla di immigrazione si parla unicamente di sicurezza, di invasione e di sbarchi. Perché secondo lei?
«Purtroppo la discussione pubblica sull’immigrazione, in Italia, è schiacciata unicamente sulla questione dell’emergenza profughi, che rappresenta invece un lato unicamente umanitario della questione. Invece la percezione della realtà fra la gente comune è profondamente diversa e lo dimostra quel 68/72%, a seconda dei sondaggi, di italiani favorevoli alla legge sulla cittadinanza. Perché i cittadini, in questo, sono più avanti della politica e aldilà di cosa votino nell’urna sanno che questa legge riguarda la vita dei compagni di classe dei propri figli, degli amici con cui fanno sport e dei loro vicini di casa».

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