Orlando: “Voglio ricostruire un clima dove il confronto ritorni possibile”

Congresso Pd
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando in occasione del convegno 'La formazione iniziale dei magistrati ', Firenze, 20 Febbraio 2017. ANSA/ 20 febbraio 2016. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Il candidato alla segreteria dem intervistato da Panorama sostiene che per troppo tempo “la sinistra ha inseguito la destra”

“Ho dato da subito un giudizio molto negativo sulla scissione. Ho detto che avrebbe trasformato dei riformisti in radicali. Mi sembra sia quello che sta succedendo”. Lo afferma il candidato alla segreteria dem Andrea Orlando, in un’intervista a Panorama: “Quando una forza politica si divide, sono migliaia e migliaia i delusi che si ritirano e si mettono alla finestra. Sa cosa succede quando qualcuno che se ne va mentre un altro bel pezzo resta a casa? Si perdono le elezioni”.

“Voglio solo ricostruire un clima – aggiunge poi Orlando – dove il confronto ritorni possibile e le differenze possano convivere. Non vorrei che la dinamica che ha portato alla scissione ne possa produrre delle altre. Un conto è avere Landini, alla propria sinistra, un altro è avere qualcuno con il tuo stesso percorso riformista, per quanto incazzato con te”. E alla domanda su quanti voti potrebbero portare via al Pd Bersani e D’Alema risponde: “Non mi assillano quei tre voti. Mi assilla l’idea che alla lunga possa incrinarsi la scommessa del Pd”.

Il punto per Orlando è che la sinistra ha inseguito la destra per troppo tempo, “prima con l’ideologia del mercato, ora, talvolta, con un leaderismo estremo, con la politica fatta per slogan e la delegittimazione dell’avversario, più che con una legittimazione della propria proposta. Anche se Renzi ha fatto cose di sinistra dobbiamo cambiare radicalmente, anche nei modi”.

E poi ribadisce: “Nel mio Pd vorrei tutti. Vorrei, soprattutto, gli operai che al momento votano Lega o Grillo. E li votano perché ci vedono subalterni a Marchionne”. Quanto invece al suo riferimento della necessità di una “Bad Godesberg” precisa: “Ho indicato quello come grande modello generale di un riposizionamento politico, non perché pensi che sia un modello attuale e riproponibile. Avrei potuto dire San Genesio, o l’Eur. C’è stata una botta fortissima col referendum, riposizioniamo il partito, quello era il senso”. “non basta richiamarsi al Partito socialista europeo. Nel Pse ci sono i falchi del rigore e il loro contrario, costruttori di muri contro gli immigrati e il loro contrario. Dobbiamo costruire un campo più ampio anche a livello europeo”. E conclude: “Scissioni o non scissioni, speriamo nel congresso, il Pd rischia di esplodere su questo”.

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