Orlando: “Sull’Italicum la minoranza Pd sta perdendo un’occasione”

Referendum
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando alla Festa provinciale dell'Unita' di Bologna 5 settembre 2016. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il ministro: “Incomprensibile non cogliere l’apertura di Renzi sulle modifiche”

«Mi sorprende e non positivamente la reazione della minoranza interna all’apertura sull’Italicum fatta dal segretario. Stanno sbagliando. E parecchio». Il ministro Andrea Orlando è davvero sorpreso e, anche se non lo mostra, amareggiato. Si aspettava che Speranza, Cuperlo, Bersani e gli altri esponenti della minoranza dem non chiudessero la porta in faccia a Renzi rispondendo non solo con un “no grazie”alla dichiarata disponibilità del premier di modificare la legge elettorale, ma addirittura dichiarando il proprio voto contrario al referendum costituzionale.

Cosa si sarebbe aspettato?

Che la minoranza dicesse: ok è un punto di partenza, ma andiamo a vedere le carte di Renzi. Hanno fatto l’esatto contrario: “non lo ha detto con la chiarezza che volevamo e quindi adesso votiamo No al Referendum”. Francamente non capisco il perché. Siamo qui per dare risposte al Paese. Quelli che più hanno criticato l’Italicum, adesso che il premier si dice disposto a cambiarlo, dovrebbero cogliere al balzo l’occasione e aiutare a cercare in Parlamento una maggioranza disponibile a modificarlo.

Lei come si spiega questo no?

L’impressione è che tutta la battaglia sull’Italicum sia stato solo un pretesto per avere un motivo per votare no al referendum costituzionale. È un errore grave perché penso che sia esigenza di tutto il Pd, se non di tutta la politica italiana, avere una legge elettorale che produca un governo che abbia una stabilità sociale e non solo numerico-parlamentare. Ecco cosa non condivido della minoranza. Siamo arrivati alla concreta possibilità di intervenire su quello che loro chiedevano e ora che ci siamo alzano le barricate.

La sua mi sembra un’accusa di autolesionismo masochista verso la minoranza dem. Ma perché, secondo lei, hanno fatto questa scelta?

Per un antico riflesso che accompagna da sempre un pezzo di sinistra e cioè il terrore di avere qualche concorrente alla propria sinistra. In base al principio “nessun nemico a sinistra” si sentono scavalcati da qualcuno del fronte del No alla riforma costituzionale e quindi si sono messi a inseguirlo.

Chi è questo nemico a sinistra: Travaglio o D’Alema?

No, Travaglio per sua stessa ammissione non si considera di sinistra. D’Alema invece con la sua posizione molto estrema contro la riforma della Costituzione mi pare che per la minoranza dem rappresenti un problema tanto che si sono messi a inseguirlo.

Come modificherebbe l’Italicum?

Toglierei il doppio turno perché rischia di far diventare maggioranza parlamentare una minoranza e penserei a un modello che assegni un premio al primo partito come già avviene in Grecia. In questa maniera saremmo in grado di garantire sia la stabilità sia un legame più saldo fra maggioranza parlamentare e maggioranza dei cittadini.

Col ballottaggio si ha la certezza che al secondo turno ci sarà un governo scelto dai cittadini e sostenuto da una chiara maggioranza parlamentare. Una garanzia di stabilità. Perché cambiarlo?

Perché assegnare il 55% dei seggi a una forza che al primo turno ha magari ottenuto solo il 25-27%, risultato probabilissimo visto il sostanziale tripolarismo del nostro sistema, può produrre un effetto distorsivo nel rapporto tra istituzioni e società, tra politica e cittadini. È vero che è lo stesso sistema dei sindaci, ma nei consigli comunali non si fanno le leggi. Invece avere un governo e un parlamento dove c’è una maggioranza figlia di una esigua minoranza di elettori rischia di creare un meccanismo che rende difficile modificare a fondo lo stato delle cose. Se cioè vuoi fare una riforma vera non ti basta la maggioranza in Parlamento, ti serve il consenso nella società.

L’obiezione è fin troppo scontata: volete togliere il ballottaggio perché altrimenti vincerebbero i 5Stelle, come del resto è accaduto (19 ballottaggi su 20) alle ultime amministrative.

Quei risultati ci dicono proprio che purtroppo al ballottaggio può accadere che prevalga il voto contro qualcuno piuttosto che per qualcosa col risultato che una maggioranza nata su quelle premesse manca di una comune idea di governo. E purtroppo i recenti fatti delle amministrazioni del M5S lo stanno dimostrando. Anche per Grillo sarà un problema avere un consenso fatto dalla sommatoria dei rancori invece che di condivisioni su un progetto.

Che idea s’è fatto della situazione di Roma?

I 5stelle sono il vero partito della nazione, trasversali e in grado di ospitare spinte anche molto contrapposte. Sono come una enorme rete gettata nella società, i risultati dipendono da quello che alle elezioni tirano su. A Roma mi pare che la rete sia finita anche in una parte del sistema di potere che si era creato intorno alla giunta Alemanno.

Essenzialmente sono due le accuse alla vostra Riforma costituzionale. Di metodo: la Costituzione si può modificare solo col consenso di quasi tutti e non della sola maggioranza parlamentare.

È una critica giusta ma infondata. Il centrodestra ha deciso di votare contro la riforma costituzionale dopo che il Pd ha deciso di non accettare veti sul nome di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Prima hanno votato a favore, poi hanno cambiato posizione eppure il testo della riforma ero lo stesso. Se accettiamo questa condotta allora dovremmo dire che anche l’elezione di Mattarella è stata una forzatura della maggioranza. E non mi pare proprio.

L’altra obiezione è di merito e, a mio avviso, molto pesante perché sostiene (dal professor Zagrebelsky in giù) che la riforma assieme a una legge elettorale maggioritaria ridurrà gli strumenti di garanzia e controllo indipendenti dalla maggioranza e dal governo producendo di fatto una diminuzione degli spazi di democrazia.

È un’accusa tanto pesante quanto infondata. A meno di sostenere che Inghilterra, Francia, Germania sono paesi poco democratici. Ma il punto vero, su cui dovrebbero rispondere i sostenitori del No che stanno a sinistra, è se sono sicuri che rafforzi la nostra democrazia mantenere l’attuale instabilità e gli attuali lunghissimi tempi di decisione. Non sono sicuro che il bicameralismo paritario tra Camera e Senato sia un presidio di democrazia. Perché una democrazia che non è in grado di decidere in tempi certi lascia spazio ad altri poteri assai meno democratici. Il pareggio di bilancio in Costituzione è stato introdotto ratificando decisioni prese altrove, non fra i nostri cittadini. E’ accaduto perché la politica è arrivata dopo col risultato di non permettere ai cittadini di decidere su questioni che riguardano la loro vita. Ad esempio, tre anni fa ho fatto l’accordo col Marocco per rimpatriare i detenuti marocchini, non è attuabile perché sono tre anni che aspettiamo la ratifica del Parlamento. Insomma, quanto ci è costato in termini di democrazia avere un sistema così farraginoso?

È una domanda che si dovrebbe rivolgere anche alla Cgil che ha deciso di votare No?

Non condivido la scelta della Cgil, ma la rispetto e noto che non solo, ovviamente, ha lasciato libertà ai propri iscritti, ma ha deciso di non spendersi nei comitati del No. Tuttavia mi sarei aspettato una decisione figlia di una discussione più larga, magari attraverso un referendum fra i propri iscritti. Forse questa per la Cgil potrebbe essere un’occasione persa. Del resto chi pensa che una vittoria del No sposterebbe l’asse della politica italiana a sinistra è vittima di un abbaglio. Il No finirà fatalmente per gonfiare le vele del populismo. Se dovesse vincere il No temo che nei talk-show non chiameranno D’Alema o Speranza, ma Grillo e Salvini.

Renzi dice che il Pd si deve liberare dall’immagine che da all’esterno come di una continua guerra fra correnti.

Giusto auspicio, ma occorre anche mettere mano concretamente al partito perché dal punto di vista organizzativo siamo in condizioni davvero difficili. Non basta far partecipare le persone alle primarie, occorre creare luoghi di confronto vero. Non voglio un partito solo di filosofi, ma neanche solo di ragionieri che valutano le persone solo in base a quanti voti portano. Non possiamo cioè permetterci di fare riforme nel governo e nel Parlamento senza poi avere la capacità di farle vivere e condividere fra le persone. Per questo serve un partito, per questo dobbiamo mettere mani al Pd perché siamo l’unico partito veramente democratico dell’Italia e non possiamo permetterci di fallire.

 

(sintesi dell’intervista alla Festa de l’Unità di Piombino l’11- 09-2016)

Vedi anche

Altri articoli