Orlandi: «Contro l’evasione controlli ma anche nuovi strumenti»

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Il direttore dell’Agenzia delle Entrate: «Cambia l’azione di contrasto: incrocio dei dati e scambi di informazioni con altri paesi»

Un’evasione fiscale stimata in 90 miliardi. Ma anche il recupero record di 14,2 miliardi nel 2014 e per quest’anno si annuncia la replica. Senza contare le entrate “extra” dalla voluntary disclosure, la regolarizzazione dei capitali nascosti all’estero con oltre 65mila richieste già arrivate. E arriverà prossimamente il ravvedimento di molti dei 220mila contribuenti irregolari cui l’Agenzia delle Entrate ha inviato altrettante missive invitandoli a sanare le posizioni. «Combiniamo la tradizionale azione di contrasto con strumenti innovativi», spiega Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia.

Pagare tutti per pagare meno. Qual è intanto la stima dell’evasione fiscale in Italia?

«È quella contenuta nel documento che abbiamo inviato al Parlamento nel mese scorso in cui vengono disaggregate le varie voci, visto che quando parliamo di evasione ci mettiamo dentro tutto: l’evasione fiscale, l’Iva, l’evasione contributiva, le accise. Per le imposte erariali, Irpef, Ires, Irap e Iva la stima complessiva è di circa 90 miliardi. Come è noto le stime sono stime e proprio per averne di ufficiali e uscire dall’incertezza uno degli ultimi decreti delegati della riforma fiscale approvato a settembre prevede, partire dal prossimo anno, l’istituzione di una commissione di esperti che lavorerà a una stima ufficiale dell’evasione fiscale su cui governo e Parlamento potranno basare le loro politiche».

L’imposta più evasa?

«È l’Iva e in questo siamo in linea con altri Paesi occidentali anche a causa del meccanismo, una serie di passaggi che “facilitano” – tra molte virgolette – la possibilità di frodi. Tutta l’amministrazione finanziaria, noi, l’Agenzia delle Dogane, la Guardia di finanza, è impegnata a contrastare frodi pesantissime. E ovviamente ci sono le tante piccole evasioni, soprattutto per quanto riguarda l’Iva al consumo».

Di tutto questo quanto si riesce a recuperare?

«Nel 2014 abbiamo recuperato la cifra record di 14,2 miliardi di tutte le imposte, una cifra enorme, certificata. Sull’Iva, procediamo al recupero di un punto percentuale l’anno sul tax gap ovvero sulla differenza che c’è tra l’Iva teorica, quella che dovrebbe entrare nelle casse erariali, e quella che poi effettivamente entra. La riduzione di questa differenza è dovuta anche all’incremento dei versamenti spontanei dei contribuenti. L’evasione va prevenuta, non solo rincorsa: per noi è un compito prioritario, per questo combiniamo le due azioni, il recupero del pregresso che è fondamentale, la deterrenza, insieme a misure il più possibile innovative . Alcuni strumenti ce li fornisce la riforma approvata, li vedremo alla prova nei prossimi mesi».

In questo quadro come si colloca la voluntary disclosure, la regolarizzazione di chi ha nascosto capitali all’estero?

«Il termine indica che la norma richiede una completa messa a disposizione, da parte del contribuente, della propria posizione fiscale. Si deve presentare all’amministrazione finanziaria tutta la documentazione e gli elementi utili a ricostruire la propria posizione fiscale. Una collaborazione volontaria resa possibile anche da accordi internazionali, con la Svizzera o lo Stato Vaticano, che favoriscono scambi di informazioni con Paesi che fino a poco tempo erano per nulla collaborativi. Il metodo è adottato in 47 Paesi, riporta trasparenza. Chi aderisce resta censito, i capitali sono ormai conosciuti».

Quante domande sono state presentate?

«Oltre 65mila, un numero molto alto che riteniamo salga ulteriormente».

Che cosa rischia chi non aderisce?

«Per la prima volta possiamo richiedere informazioni dirette ai Paesi dove sono concentrati i soldi “neri”: scattano gli accertamenti e il contribuente non solo deve pagare le sanzioni piene – comunque dovute – ma se usa quei capitali, rischia di incappare nel reato di autoriciclaggio introdotto con la voluntary disclosure».

È dunque finito il tempo dei finanzieri in visita a Cortina d’Ampezzo? Erano operazioni plateali ma comunicavano un’azione di contrasto ben vista dai contribuenti onesti.

«Il controllo del territorio continua come prima e più di prima, magari in misura meno appariscente. Ma in più è in campo qualche strumento innovativo che ci allinea ai grandi Paesi occidentali e consente un cambio di passo. L’evasione in Italia è un problema enorme che poggia anche su connivenze e sulla tolleranza dei contribuenti onesti. Una mentalità dura da scardinare. Il classico esempio: si accetta di non chiedere la ricevuta in cambio di uno sconto».

È quello che avviene

«Invece tutti dovrebbero capire l’importanza della legalità fiscale e delle risorse che entrano. Per questo, mutuando dall’esperienza internazionale, vogliamo affiancare ai tradizionali mezzi di controllo, metodi di colloquio e di confronto con il contribuente per portarlo ad adempimenti volontari. Abbiamo inviato 220mila comunicazioni ad altrettanti contribuenti di cui conosciamo presunte irregolarità per informarlo, in modo che possa o chiarire la propria posizione o ravvedersi e pagare una sanzione ridotta. In questo modo si cerca di riportare il contribuente sulla strada della legalità. Ma il nostro obiettivo è intervenire prima che l’irregolarità venga commessa: vogliamo inviare tutta una serie di informazioni in modo che compili una dichiarazione dei redditi il più fedele possibile e paghi le imposte».

Chi sono questi irregolari “potenziali”? A quali tipologia di contribuente appartengono?

«Contribuenti soggetti agli studi di settore: incrociando i dati molti conti non tornavano; professionisti che hanno dichiarato compensi inferiori a quelli risultati dalle ritenute. Coloro che non hanno dichiarato plusvalenze, esercenti di slot machine che non hanno dichiarato tutti gli incassi. E contribuenti con un volume d’affari inferiore a quello che dovrebbe essere stando allo spesometro dei loro clienti: incrociando i dati queste verifiche sono possibili. È un mondo variegato: prevediamo di inviare altre comunicazioni».

E incentivare l’emersione attraverso le detrazioni come pure in molti suggeriscono?

«Sono già possibili moltissime detrazioni, si pensi a tutte le spese sanitarie e o ai bonus per l’edilizia: detrazioni del 50% 65% 75% , hanno fatto emergere molto “nero” ma restano in tanti a preferire lo sconto immediato. Non pensano, ad esempio, che gli incassi dalla lotta all’evasione possono avere ricadute immediate sulla vita di ognuno. Grazie agli incassi della voluntary disclosure si è evitato che scattassero l’aumento della benzina e degli acconti. Occorre consapevolezza e volontà da parte di ognuno se si vuole pagare il giusto e farlo pagare a tutti».

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