Orfini: “Rispetto per gli avversari, ma se il Pd fa il Pd non ce n’è per nessuno”

Roma
Matteo Orfini esce dal Campidoglio al termine dell'incontro con il sindaco di Roma, Ignazio Marino, 4 dicembre 2014. 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Quello del centrodestra è “un film in bianco e nero senza progetto politico”. I 5 Stelle “vivono da mesi una sospensione che li rende residuali”

Quello del centro destra è “un film rispettabile ma in bianco nero e su una pellicola lisa che non lascia intravedere un progetto politico”. I Cinque stelle “vivono da mesi una sospensione che li rende residuali”. Il Pd ha preso tanti schiaffi ma sta guarendo. E non c’è dubbio che “se il Pd fa il Pd non ha paura di nessuno”. Soprattutto se “dovessimo riuscire a tenere unito il centrosinistra”. Il commissario è stremato. Cammina da quattordici mesi sulle macerie di Roma e non è stato facile ritrovare un po’ di braci sotto la cenere. “I sondaggi ci danno in testa” dice Matteo Orfini mostrando un sano orgoglio di bandiera. Ora che il tabellone del grande gioco delle amministrative della Capitale è completo – quasi – si può anche iniziare ad ipotizzare tattiche e strategie.

Orfini, il centrodestra ha calato le carte. Impensierito dalla candidatura di Bertolaso?

“Noi rispettiamo tutti gli avversari, li prendiamo molto sul serio e affrontiamo la competizione con le necessarie cautele. In tutta franchezza, però, non capisco come Bertolaso possa preoccuparci. È un scelta al ribasso, figlia della disperazione e di un centrodestra che non ha a disposizione una candidatura politica”.

Berlusconi in un’intervista a Il Giornale mostra buon umore e sicurezza. È convinto che “Parisi e Bertolaso sapranno rimediare agli sfracelli provocati dalla sinistra”.

“Con tutto il rispetto, quello che racconta Berlusconi è un film in bianco e nero già visto e per questo poco convincente dove Bertolaso fischietta facendo finita di nulla sui disastri compiuti in questi anni, la Meloni ha rinunciato alla leadership, Salvini, dopo mesi di bordate, apre spiragli ad Alfano mentre Alfano si schiera con Marchini mentre Cicchitto dice mai con la Lega e Storace è ancora in campo. Insomma, un centro destra spappolato, senza un progetto politico che non ha avuto la forze nè il coraggio di rivolgersi al suo popolo e fare le primarie. Detto questo, ben vengano questa candidature: il Pd non ha mai sperato nelle defezioni degli altri. Più siamo e più la competizione è interessante per i cittadini. Noi non temevano candidature più forti. Ci confronteremo con quelle che sono arrivate”.

Meno chiaro lo scenario 5 Stelle. Teme una candidatura jolly di Di Battista all’ultimo tuffo?

“Anche i 5 Stelle sono in seria difficoltà e vedono i sondaggi in calo. Sono consapevoli della propria incapacità di andare oltre la protesta. Vivono da mesi una sospensione che lo rende residuali. Sono strilli di nulla”.

Si dice che in verità non vogliano veramente governare. Ne è convinto anche lei?

“Nessuno corre mai per perdere. Dunque, anche loro corrono per vincere. Il problema è che non sanno da che parte cominciare e questo emerge in ogni comune dove governano. L’ultimo caso, a Bagheria, racconta di un assessore che si è dimesso per una casa abusiva a sua insaputa e di un sindaco che dice bugie. Figurarsi cosa può succedere in una realtà come qiuella di Roma”.

Sei candidati alle primarie di centrosinistra. Soddisfatto?

“I candidati sono tutti autorevoli e competono per sfida serissima. Io sono quello che li deve organizzare, l’arbitro. Poi il patto di Milano deve valere anche a Roma: il giorno dopo, il vincitore sarà il candidato di tutti. E questo è garantito non dall’alto ma dalla serietà dei protagonisti”.

Non pochi sostengono che la candidatura di Roberto Morassut sia la bandiera di quella parte del Pd romano che non si identifica al 100% nella figura del segretario-premier. Morassut è un modo per contarsi?

“Il Pd è un partito plurale ed è bene che anche la candidature siano plurali. Morassut corre perchè prova a vincere, conosce bene questa città, ne è stato un protagonista e se la giocherà con tutti, a cominciare da Giachetti. Di più non posso dire: sono arbitro”.

Giachetti potrebbe soffrire per una candidatura che sembra calata dall’alto?

“Conoscendo Giachetti posso dire che è in grado di fare esclusivamente Giachetti. Per lui è impossibile fare o essere altro da sè”.

Lei sembra ottimista per il Pd. Gli umori in giro sembrano diversi.

“Io non sono ottimista di natura. Sono però consapevole della nostra forza. È più di un anno che giro ogni giorno tutte le periferie. Ci ho messo la faccia. Ne ho sentite di ogni tipo. Da un mese però dico che siamo in partita. Oggi adirittura in vantaggio”.

Si riferisce al sondaggio di Huffington post che dà il Pd al 28,6% e M5S al 27,6%? Un po’ poco a tre mesi e mezzo dal voto.

“So bene che la realtà è molto più complicata dei sondaggi. Però a giugno 2015, dopo le seconda ondata di arresti di Mafia Capitale, eravamo al 16%. Oggi siano dieci punti sopra e in crescita costante”.

E cosa avrebbe tramutato la rabbia in un nuova speranza?

“Il coraggio di andare in giro, ogni settimana, ammettere gli errori fatti e fare pulizia. Questo nuovo Pd romano si è rimesso a lavorare, ascoltare la rabbia e prendere appunti. Il nostro sforzo è stato apprezzato. Adesso siamo un partito nuovo: abbiamo chiuso il 30 per cento delle sedi, ne sono rimaste 70. Abbiamo tra i 7.500-8000 tesserati, veri e molti nuovi che hanno detto di volerci dare una mano. Siamo una forza più credibile”.

Può essere l’ultima volta che vi danno fiducia.

“Ne siamo tutti consapevoli, non possiamo sbagliare più nulla”.

Nel centrosinistra, ma non solo, si affaccia l’ipotesi lista civica per coinvolgere i delusi. Che ne pensa?

“Se s’ intende un listone unico senza partiti, è sbagliato perchè oggi non ci dobbiamo vergognare del nostro Pd. Cosa diversa è dire che noi dobbiamo aggregare nel centrosinistra movimenti e realtà civiche di altra natura. Questo si può fare senza rinunciare al simbolo”.

Se il centrodestra è diviso, il centrosinistra perde Sel. È una partita chiusa?

“Sel governa municipi di Roma ed è con noi in giunta in Regione. Il partito di Vendola nacque da una frattura con Rifondazione proprio perchè si voleva cimentare con una sfida di governo. Ora mi sembra che stiano facendo un passo indietro. È chiaro che per loro le porte sono aperte fino all’ultimo giorno utile. Però mi sembra che Fassina e compagni lavorino per tentare di far perdere il Pd. La rottura di Roma è un errore politico. Nelle riunioni e nelle assemblee tutti ci dicono che il centrosinistra deve andare unito perchè è un valore”.

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