Orfini: “Il Pd non vuole solo combattere, corre per vincere”

Roma
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“Giachetti personalità di assoluto rilievo, decideranno i cittadini alle primarie”

“Bisogna ripristinare alcuni elementi di verità, perché le cose non stanno come spesso si leggono: a Roma il Pd non vuole solo combattere, vuole vincere. Possiamo vincere”.

Sembra una frase scontata, quella di Matteo Orfini, ma non lo è. Non lo è perché il presidente del Pd e commissario a Roma annusa il clima, vede sondaggi, conosce la Capitale: e ne conclude che il Pd, dopo un annus horribilis che ha travolto il vecchio partito e la giunta di centrosinistra, non solo è competitivo ma anche potenzialmente vincente. La battaglia delle comunali si profila difficilissima, intendiamoci, ma troviamo il presidente del Pd assoltamente convinto di farcela.

Con Roberto Giachetti in campo l’obiettivo di giocarsela è più credibile, Orfini? E come pensa che reagirà il corpo del partito?

Giachetti è una personalità di assoluto livello che può incarnare le aspettative della città riguardo al lavoro di pulizia e di rinnovamento che abbiamo intrapreso e penso che possa farci vincere. Tutto ci dice che grazie al lavoro di questi ultimi mesi il Pd può vincere, e fra l’altro non vedo le altre forze in un particolare stato di grazia, né la destra, debolissima, e nemmeno i Cinque Stelle, ammaccati dalla vicenda di Quarto. Il Pd è l’unica forza credibile per governare Roma.

Quale percorso si prevede?

“Non penso che Giachetti sarà l’unico candidato, organizzeremo primarie aperte, il 7 marzo, non solo del Pd ma di tutto il centrosinisstra. Io spero che ci siano altri candidati forti per avere una bella gara. Poi decidono i cittadini”.

Ma non sarebbe meglio puntare su un nome secco in una realtà come Roma dove le lacerazioni del Pd sono state devastanti? Voglio dire, dobbiamo aspettarci altre lotte intestine come quelle che si sono vista negli ultimi anni?

“Ma lo stesso Giachetti auspica una sfida vera. Perché le primarie sono sempre un momento molto utile di confronto, di partecipazione. Non sono, non devono esser un fatto traumatico ma una iniziativa forte che parli alla città, un’occasione per rimettere al centro i problemi, le ricette, i programmi”.

Al momento sa dirci chi potrebbe scendere in campo?

“No, non so affatto dirlo. Registro che sul nome di Giachetti ci sono già i consensi di personalità come Zingaretti e Bettini”.

Primarie aperte del centrosinistra, dice. A che punto è la ricucitura con Sel? E che pensa della candidatura di Fassina?

“Dentro Sel c’è un dibattito che rispetto. Spero che prevalga la spointa unitaria: il 23 c’è un’assemblea al teatro Brancaccio e spero che emerga uno spirito giusto. Mi limito a segnalare che la percezione che c’è a Roma ci dice che non si comprende perché non si debba avere una collaborazione al governo della città: governiamo insieme la Regione Lazio, i municipi, abbiamo governato Roma insieme… A me pare che le ragioni di una divisioni in realtà non esistono, sono ragioni di politica nazionale. Tanto è vero che a portarle avanti sono personalità non romane”.

Beh, Fassina…

“Fassina è di Nettuno… E Fratoianni è toscano, D’Attorre di Salerno. Ma a parte questo, insisto, mi sembra che prevalgano logiche nazionali, e invece le realtà locali hanno sempre una storia particolare. Fassina ha posto giustamente questioni programmatiche sulle quali bisogna confrontarsi. La cosa francamente irricevibile è che un esponente di un altro partito condizioni la sua presenza alle primarie in base ai nomi degli altri candidati. Quando dice che il nome di Giachetti rende le primarie più lontane compie una evidente sgrammaticatura politica. I candidati si presentano, poi decidono gli elettori. Altrimenti si fanno i caminetti”.

I problemi di Roma sono sempre quelli, il lavoro, il traffico, la sicurezza… Caso mai sono ulteriromente peggiorati.

“Però bisogna fare uno sforzo per evitare i soliti luoghi comuni. Non c’è dubbio che l’agenda reale della città sia diversa da quella che ci raccontiamo sui giornali. Al primo posto c’è senz’altro il tema del rilancio economico, che significa fare in modo che la Capitale agganci la ripresa economica che c’è: teniamo conto che di solito le Capitali trainano la ripresa, nel nostro caso non è così, e bisogna superare questa situazione. e quindi significa impostare un’azione di governo forte che poggi su uno sviluppo integrato, sulla collaborazione fra governo, regione e comune, che si giovi del buon lavoro amministrativo del prefetto Tronca e che certamente prosegua l’opera di pulizia che è stata avviata”.

A che punto siamo con l’operazione di pulizia?

“Ci sono indagini che proseguono. Si deve fare pulizia e il nostro appoggio alla magistratura è fuori discussione. Ma una fase si è chiusa definitivamente. Questo la città lo capisce”.

E il Pd? E’ riuscito a cambiarlo, in questo anno, Orfini?

“Il Pd di oggi è molto diverso da quello di un anno fa. Il primo febbraio apriremo il tesseramento 2016 e presenteremo il nuovo Pd di Roma figlio di una complessa e difficile operazione di rinnovamento e di pulizia. Ci sono militanti generosissimi che hanno vissuto questo anno con grande sofferenza e che saranno i protagonisti di questa sfida elettorali, “padroni” di un partito pluralista che non è però figlio delle vecchie filiere correntizie. Abbiamo messo alla porta diverse persone, abbiamo chiuso molti circoli che non convincevano. E oggi siamo orgogliosi di questo Pd e del suo simbolo”.

Qui ce l’ha con Cuperlo che ha proposto di andare alle elezioni senza simbolo…

“Una proposta irricevibile. Noi siamo orgogliosi del simbolo del Pd”.

Ultima domanda: teme che Ignazio Marino di candidi alle pimarie?

“Ha i requisiti per candidarsi. Deciderà lui. Ma Marino è il passato, è la storia di un fallimento politico, e non credo che Roma voglia ripartire da un fallimento”.

 

 

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