“Ora è ancora più urgente cambiare la politica europea”. Parla Roberto Gualtieri

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L’eurodeputato dem: “È doloroso vedere come una propaganda populista abbia fatto presa basandosi su promesse che non potranno essere mantenute”

“È una giornata triste per l’Europa e penso che la scelta dei cittadini britannici danneggerà in primo luogo i loro interessi, quelli del Regno Unito”. In una delle giornata più delicate della storia dell’Europa, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, abbiamo chiesto al presidente della Commissione economica del Parlamento europeo, Roberto Gualtieri, quale potrà essere la reazione della politica e come verrà fronteggiato un eventuale effetto domino che potrebbe portare alla frantumazione di un progetto politico lungo quasi un secolo.

Onorevole Gualtieri, come cambierà l’Europa dopo il voto di oggi, quale sarà la risposta politica?
L’Europa va avanti e questo voto rafforza la battaglia che stiamo portando avanti per cambiare il Vecchio continente. Allo stesso tempo, però, dovremo mantenere anche un senso di fermezza nel negoziato di uscita della Gran Bretagna.

A questo proposito, come dovrà comportarsi Bruxelles? Da una parte c’è chi dice che deve adottare la linea dura per evitare altre fughe, dall’altra c’è chi sostiene che una esclusione dal mercato unico danneggerebbe anche la nostra economia…

La cosa più urgente è avviare subito la procedura di ritiro senza indugi. Prolungare l’incertezza per alcuni mesi, come vorrebbe Cameron, è una scelta insostenibile e sbagliata e non farebbe altro che alimentare incertezze. Quanto al negoziato, io non sono per una reazione punitiva, non dobbiamo vendicarci. L’Europa non può essere né dura né morbida, deve semplicemente essere seria e fare un accordo equo e bilanciato.

Quale nuovo modello immagina, dunque, per la Gran Bretagna?

L’accesso al mercato unico è un bene prezioso che come tale ha un prezzo. Di modelli ce ne sono diversi: la Norvegia, ad esempio, accede al mercato ma paga una cifra molto consistente al bilancio dell’Unione, dovendo allo stesso tempo applicare le normative continentali senza peraltro poterle decidere. Inoltre accetta il principio di libera circolazione. Un modello potrebbe essere proprio quello. Ma in ogni caso, quel che è certo è che non può esistere un modello in cui i britannici possano pensare di avere benefici senza pagare i costi. Potrebbe essere una sorpresa amara per chi ha creduto nella propaganda populista.

A proposito di propaganda, evidentemente c’è stato un approccio demagogico dal fronte del Leave
Guardi, uno dei punti menzogneri è stato sostenere che in caso di Brexit la Gran Bretagna avrebbe continuato a mantenere tutti i benefici dell’Europa, come l’appartenenza al mercato unico, senza esserne più membro e senza sottostare alle normative europee. È doloroso vedere come una propaganda populista abbia fatto presa basandosi su promesse che non possono essere mantenute. Adesso è difficile immaginare che il sistema finanziario non abbia interesse ad accedere al mercato europeo ed è chiaro che potrà farlo in una modalità differente rispetto a quanto immaginato dai demagoghi del Brexit.

Ora si parla di effetto domino. Cosa bisogna fare per limitare la voglia di fuga di altri paesi?
Se si leggono i risultati di questo referendum e degli ultimi voti svolti si nota sempre una sorta di frattura generazionale, sociale, geografica. Credo che debba essere aggredita proprio questa linea di faglia che è stata alimentata dalle politiche di austerità e che ha portato all’aumento delle diseguaglianze. Noi abbiamo cominciato a farlo, contribuendo a cambiare l’indirizzo delle politiche economiche europee, cominciando ad affrontare il tema dell’Europa sociale, rafforzando gli investimenti. È questo indirizzo che deve essere condiviso da tutti.

In che modo?
Si tratta di insistere e rafforzare questa linea, anche al di là dei temi che abbiamo posto rispetto all’austerità. Occorre costruire delle risposte comuni al livello europeo: c’è ad esempio la proposta italiana sull’assicurazione comune contro la disoccupazione, il tema delle periferie, la questione dei migranti e dei rifugiati. E proprio per rendere adeguata la nostra governance, il parlamento chiederà di rafforzare e accelerare il processo di riforma europeo.

Un’ultima domanda, la Bce scende in campo per rassicurare i mercati e parla di “liquidità addizionale”, basterà?
Sono fiducioso che lo scudo della Bce basterà e non sono preoccupato per la stabilità finanziaria. D’altra parte Mario Draghi ha dimostrato più volte di avere gli strumenti e la determinazione per affrontare situazioni di volatilità di mercati. Certo è, come abbiamo detto tante volte, che l’azione di Francoforte – necessaria ma non sufficiente – deve essere affiancata da una politica che dovrà fare la propria parte.

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