“Non ricostruire come prima ma ricostruire meglio”. Dall’Abruzzo idee per Amatrice

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come d’accordo con l’ANSA di Trieste (Di Leva) e con Giannantonio Pettinelli, ti giro qualche foto del terremoto del ’76 in Friuli.
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Sul da farsi dopo il sisma parla il consigliere regionale Pietrucci

Sono passati sette anni da quella notte. Sette anni dal terremoto di L’Aquila. Il fuoco si è spento, ma le braci continuano a scricchiolare. Il cielo in città è invaso da una parata di gru, gli aquilano stanno tornando a casa. E torneranno a casa anche le vittime del 24 agosto, piano piano, dopo mille difficoltà che se non sai a dirlo sembra impossibile.

Si pensa a gestire il disastro adesso, e si pensa alla ricostruzione. Non solo. Si parla di prevenzione, che come al solito arriva tardi ma tardi è meglio che mai.

Da pochi giorni la giunta comunale di L’Aquila ha messo in vigore il Fascicolo del Fabbricato. Un’iniziativa voluta dal sindaco Massimo Cialente e appoggiata da molti politici. Ce ne parla il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci.

 

Fascicolo del Fabbricato, di cosa si tratta?

È una carta d’identità dell’edificio: quando è stato costruito, chi vi è intervenuto e in che modo. Così si individuano i punti deboli. Il primo passo per fare prevenzione è conoscere i limiti dell’edificio; questo permette di stilare un piano degli interventi.

Cosa pensa di Casa Italia, il progetto lanciato dal governo per la messa in sicurezza e la prevenzione?

L’approccio del governo è giustissimo, si devono condividere i contenuti con chi può dare il suo contributo. Il fattore culturale è fondamentale perché la mentalità della prevenzione deve partire dai cittadini. Dobbiamo capire l’importanza della messa in sicurezza e lavorare perché questa presa di coscienza sia effettiva. Il governo metta a disposizione risorse e incentivi.

Renzi ha sottolineato l’importanza di nuovi criteri per la progettazione. Renzo Piano dirige il gruppo di lavoro che stilerà le linee guida della prevenzione. Dopo la sua esperienza sul campo che idea si è fatto, bisogna migliorare i parametri antisismici o basta applicarli?

L’Italia è un territorio interamente sismico, anche se a vari livelli di rischio. Ha senso il fatalismo? No, dobbiamo muoverci. Prima cosa: un salto di qualità tecnico. Da noi in alcune zone si usano pietre di fiume con calci povere e tetti di cemento armato, un mix pericolosissimo. Bisogna copiare chi costruisce meglio, con tecnologie e materiali diversi tipo ferro, acciaio e legno. Allo Stato spetta la condivisioni delle spese – penso a percentuali che arrivino al venti per cento – e incentivi fiscali come il credito di imposta per la parte a carico dei privati. E poi pensare in grande: piani ventennali, anche trentennali.

Data la premessa della sicurezza, ricostruire come prima o ricostruire meglio?

Ricostruire meglio. Guardi il tema delle barriere architettoniche, a L’Aquila è un problema a cui si è rimediato dopo purtroppo. Fra l’altro l’accessibilità è un qualcosa che riguarda tutti, disabili ma anche persone con mobilità ridotta – anziani, mamme con passeggini, infortunati. Se si vuole ricostruire in modo intelligente bisogna coinvolgere una figura essenziale come quella del disability manager.

Pietrucci, quale modello funziona di più, le new town di L’Aquila o il modello Emilia?

Sfatiamo un mito: i terremoti non sono tutti uguali. Le caratteristiche sono legate a territorio e densità abitativa. Nel caso dell’Aquila è stato colpito un capoluogo di Regione, un centro storico tra i più estesi di tutto il Paese – oltre 150 ettari di vita – un grande patrimonio storico e artistico. In Emilia i danni hanno riguardato soprattutto il comparto produttivo. Le new town volute da Berlusconi sono state una risposta all’emergenza. Certo, col tempo gli effetti collaterali sono venuti fuori. Ma sfatiamo un altro mito: il “modello L’Aquila” non è solo questo, è fatto di innovazioni che possono fare scuola. Ne cito alcune: ricostruire per aggregati edilizi superando la frammentazione proprietaria, destinare le risorse al sostegno delle attività economiche, realizzare infrastrutture tecnologiche innovative.

Renzi ha nominato Commissario alla ricostruzione Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia-Romagna, assolto nel processo-bis in Appello dall’accusa di falso ideologico per la vicenda Terremerse. Si trova d’accordo?

Errani non è solo una persona di indubbia levatura morale, ma ha dimostrato sul campo di saper gestire le complessità di una situazione del genere. Non è facile muoversi in questi scenari, ve lo assicuro. L’esperienza è una carta vincente.

Il caso di un politico coinvolto da vicende giudiziarie, assolto definitivamente, a cui si conferisce una responsabilità importante. Lei è garantista?

Assolutamente. È necessario ripristinare e tutelare i principi del garantismo. Una battuta sul caso Raggi: se il cavallo di battaglia è quello di cavalcare la presunta illegalità sulla base di un avviso di garanzia e non di una condanna certa si finisce per essere colpiti dalla spada che si brandiva contro gli altri.

Era ad Amatrice la notte del 24 Agosto? 

Ero in vacanza con i miei figli, sono stato avvertito subito dopo la scossa. Ho portato i bimbi in famiglia e sono arrivato sul posto. Sapevo di trovare uno scenario uguale a quello di L’Aquila, ma c’è stato comunque stupore. Non c’era tempo di provare rabbia, o forse la rabbia l’abbiamo trasformata tutti in energia, e il dolore in determinazione. Non si può più andare in deroga. Dobbiamo attuare le norme, monitorare e fare prevenzione. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie. E a noi stessi.

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