“Non mi sento bene per niente”. Intervista al signor Pd

Pd
sede_pd-1-755x515

Faccia a faccia al Nazareno: “No, stavolta non è un’influenza”

“Venga, si accomodi… Non ho molto tempo per questa intervista, come immaginerà. Le giuro che sarò sincero anche se la prego di tagliare le cose più ruvide che potrò dire”.

Il signor Pd mi riceve al Nazareno in un assolato pomeriggio di febbraio. E’ assolato fuori, però. Perché dentro il grande palazzo nel centro di Roma l’atmosfera è abbastanza grigia, per non dire lugubre, anche se l’aria è calda. E’ la prima volta che metto piede a casa del signor Pd. Prendo uno dei due ascensori. Nei lunghi corridoi si incontra poca gente, sempre attaccata al cellulare. Il signor Pd ha i giornali buttati sul tavolo della sua stanza, il viso un po’ pallido, non ha una bella cera, malgrado il fisico possente. E’ molto cordiale quando mi invita a sedermi.

La ringrazio, caro signor Partito democratico. Io non cerco chissà quale scoop e non so nemmeno bene da dove partire. Intanto, come sta? Come si sente?

E come vuole che mi senta, non mi sento bene per niente… Dovrei sentirmi come si sentono i bambini di dieci anni, dovrei correre sui prati di questo anticipo di primavera romana, giocare con gli amici, mangiare le merendine… E invece ho dolori ovunque, mi sembra di averne novanta, di anni. Non vede che sono quasi immobile? A malapena riesco a mandare qualche mail…

Nelle primavere anticipate è facile che venga un’influenza, poi passa…

Ma non è un’influenza passeggera, quelle le ho avute tante volte, poi, come dice lei, passano. No, qui è qualcosa di serio. Sono molto preoccupato. Lo sono anche i miei nonni – Romano e Walter – che pure ne hanno passate di cotte e di crude. Qualunque cosa faccia mi stanco subito, avverto dolori dappertutto: no, non è un’influenza.

Quando è cominciata, signor Pd?

La botta forte è stata il 4 di dicembre. Una data che non scorderò mai. E’ stata una caduta rovinosa, di faccia, se la ricorda… Mi ero messo su una strada troppo scoscesa, e sono caduto. Ma non è stato solo quello. In realtà, anche se non si vedeva perché mi mostravo affabile con tutti, sicuro di me, certi dolori vengono da lontano.

Esattamente da quando?

Potrei dirle che certi problemi ce li ho dalla nascita. Sono venuto alla luce dopo un parto travagliatissimo. Ne ha risentito il fisico e soprattutto lo spirito: dentro di me hanno continuato a vivere due o più personalità, aveva ragione chi diceva che l’amalgama non era riuscita. I primi anni sono stati difficilissimi. Ricorda quello che successe a nonno Walter? E poi dopo, tutte quelle liti fra i miei zii, Pier Luigi, Dario, Piero, Guglielmo. Mio cugino Francesco dovette scappare di casa. Quindi ci fu il dramma con Enrico, che da allora non è più tornato in Italia. Poi piano piano, prendendo un sacco di medicine, mi sono rimesso, ho cominciato a andare bene a scuola, con le ragazze… Questo fino al 2014, tre anni fa, sembra un secolo, quell’anno ero fortissimo.

Che medicine erano? Senza, ce l’avrebbe fatta?

Chi lo sa… Probabilmente no. Le avevo comprate a Firenze per mio figlio Matteo, senza di quelle certamente non avrei fatto tutto quello che ho fatto, non avrei potuto correre come ho corso.

Ha corso troppo?

Oggi penso di sì, sa, spinto da uno come Matteo… Soprattutto ho smesso presto di coordinare bene i movimenti.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che non può essere che la testa dice una cosa e il corpo un’altra. Che il braccio sinistro vada in un senso e quello destro nell’altro. Oppure, che una sera mangi a quattro palmenti e la sera dopo digiuni completamente. Che non dorma mai. Ti credo che poi uno ha i nervi a pezzi.

Mi dica la verità, si sente solo?

Ma, sa, quello lo sono sempre un po’ stato. Anzi, me ne ero fatto un punto di orgoglio. I miei avi dicevano: “La diversità, ricorda la diversità…”. Solo che oggi gli altri mi prendono in giro: lo vedi in tv, no? Prima erano tutti gentili e ossequiosi, oggi si divertono a sfottermi. Mi conforta che con me c’è ancora tantissima gente, malgrado tutto. Però negli ultimi giorni molti amici mi hanno chiamato: “Ma che succede? Sei impazzito?”. Questo è il tono. Mica è piacevole, sa?

In effetti non è che si stia capendo molto. Il suo atteggiamento rischia di infastidire tutti, anche chi le vuole bene. 

Questo mi fa soffrire, creda. Ci sono momenti nei quali neppure io mi ricordo bene quale sia il problema. E allora comincio a spostare gli oggetti di casa, a pulire, a mettere ordine, lavo, stiro: e alla fine c’è più casino di prima. E mi gira la testa. Accendo la tv e mi viene la nausea. Poi mi torna un po’ di lucidità ma non riesco a capire cosa devo fare. Un po’ penso che ce la farò, un po’ penso che è meglio operarsi.

Gli amici che dicono?

Gli amici… Quando ne hai bisogno non se ne trova uno. I vicini di casa, sa, quelli di Genova, fanno rumore la notte apposta. Ho protestato col sindaco di Roma, le lascio immaginare il risultato.

Amori?

Zero assoluto.

Ma come pensa di risolvere il problema della doppia personalità che vive in lei?

Io so solo che tante persone hanno lo stesso problema e se ne fanno una ragione, ci convivono senza tanti drammi. Ho amici inglesi, francesi, americani che vanno avanti così, ogni tre-quattro anni fanno un check e ripartono. Credevo che anch’io potessi fare così, anche grazie alla festa che faccio ogni tanto con i gazebo in tutta Italia… Ma stavolta è diverso. La verità è che il conflitto che è in me rischia di esplodere.

Per gli italiani sarebbe un problema serio.

E’ quello che mi dice sempre mio fratello Paolo, che è una persona seria, attenta, gentile.

Lei ha detto prima che nel 2014 era fortissimo, lo sa che ora potrebbe dimagrire della metà?

E certo, se mi tolgono un pezzo dal corpo mi indebolirò. C’è chi dice che avrei dovuto prendere altre medicine, meno energetiche, oppure che dovrei cambiare casa, un posto più tranquillo, senza responsabilità, magari tornando nel quartiere dei miei avi dalle parti di via delle Botteghe Oscure… Ma io ho paura di fare la fine di certi lontani cugini che sono andati ad abitare in casupole di periferia, senz’acqua e senza luce. Mio cognato Massimo, che è sempre in lite con tutti, non vede l’ora di andarci, non so come fa.

Mi può dire se questo check up completo si fa o no?

Sì, ma sono molto combattuto su quando farlo.

Suo figlio Matteo che dice?

Certe volte non lo capisco nemmeno io. Ma lui va avanti come un treno.

Intanto però dovrebbe restare più calmo, altrimenti le sale la pressione.

E’ molto alta. E non some come abbassarla.

Su con la vita, però, signor Pd, vedrà che si riprenderà.

Sto rischiando molto, sa? Ma comunque, grazie dell’augurio.

Mi alzo e vedo con la coda dell’occhio che il signor Pd ha preso il termometro in mano. Un ultimo cenno di saluto, ripercorro i lunghi corridoi del Nazareno. Fuori c’è ancora il sole. 

 

 

 

 

 

 

Vedi anche

Altri articoli