“Non lasciamo il campo alle tifoserie”. Parla Piero Fassino

Pd
Il sindaco di Torino, Piero Fassino, durante la conferenza stampa di fine anno presso la Sala Colonne del Municipio, Torino, 29 dicembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

“L’intesa sulla legge elettorale toglie l’obiezione principale alla riforma, incomprensibile la chiusura da Pierluigi. Si fidi, ma tutti usino toni misurati”

Piero, siamo davvero alla fase finale dello scontro Bersani-Renzi?
“Penso che non bisogna esasperare il confronto e le differenze. Penso invece che bisogna valorizzare bene il lavoro fatto in queste settimane. Si è cercato un accordo su una nuova proposta di legge elettorale, che tenesse conto delle sollecitazioni che erano venute sia dalla minoranza Pd sia da altre forze e da settori della società italiana. È una proposta che raccoglie in buona misura le preoccupazioni che si erano manifestate in quei mondi. Una proposta che può rappresentare un punto di unità nel Pd, nuovo rispetto al passato. Per questo non debbono essere compiuti atti o passi che vanifichino lo sforzo di queste settimane. Sappiamo tutti, per esplicita dichiarazione di molti esponenti del No, che il rifiuto della riforma costituzionale era motivato non tanto da un dissenso sulla riforma stessa, quanto da un dissenso sulla legge elettorale. Si è anche usata una formula, il “combinato dispos to” che si sarebbe determinato tra la riforma e l’Italicum. Bene, con l’a c c o rd o che si è realizzato nella commissione Guerini si dà risposta a quella preoccupazione e si propongono meccanismi elettorali che raccolgono proposte della minoranza Dem. E dunque vengono obiettivamente meno le ragioni per cui una parte significativa di elettori si predisponeva a votare No. E io credo che questo sia un risultato importante: le nuove proposte sulla legge elettorale sdrammatizzano il confronto sulla riforma costituzionale e consentono anche di allargare il consenso intorno al Sì. Insomma, se l’obiezione principale era sulla legge elettorale, quell’obiezione è stata rimossa».

Almeno anche Cuperlo l’ha capita in questo senso e si è mosso di conseguenza…

«È stato fatto uno sforzo vero e il fatto che Cuperlo vi abbia partecipato è la dimostrazione che si è cercata un’inte sa con chi non condivide l’Italicum nella forma attuale. Coloro che guardano con diffidenza verso l’accordodicono “ma è una nota, un documento politico, serve un disegno di legge”: ma il documento “Guerini” si conclude dando mandato ai gruppi parlamentari di trasformare la proposta in un disegno di legge da depositare. Quindi c’è un impegno esplicito e formalmente assunto per tradurre la proposta in un disegno di legge, a conferma del fatto che il Pd si muove su una nuova proposta rispetto a quelle approvate fin qui. Un elemento di forte garanzia verso chi è ancora diffidente, no?».

Noi veniamo da lontano, dalla sinistra organizzata: come spieghi che un altro che ha fatto la nostra stessa strada, con cui siamo stati come fratelli oggigiorno non raccolga questa novità e preferisca invece ributtarla a mare?

«Questa è una domanda che va rivolta a Pierluigi… io ho condiviso con D’Alema, Bersani e altri compagni che oggi sono sul fronte del No tanti passaggi della vita politica del Pci, del Pds, dei Ds e del PD. Ho il massimo rispetto per questi compagni. Però anche io penso che l’atteggiamento da loro assunto sia francamente non condivisibile e poco comprensibile ».

E anche poco logico, poco spiegabile, mi sembra …

«Ma sì. Perché è del tutto legittimo avere un’obiezione e anche una contrarietà. Ma quando all’obiezione e alla contrarietà si dà una risposta, e la si dà nella direzione di raccogliere le ragioni dell’obiezione e della contrarietà – perché questo si è fatto con l’accordo sulla legge elettorale – diventa difficile capire perché non si apprezzi questo passaggio e non ci si ricollochi in modo coerente con quello che si è ottenuto. Anche dire “non mi fido”è poco giustificato: allora un dirigente sindacale quando sta per firmare un accordo al termine di una trattativa lo firma o dice non mi fido? Non solo, dico di più: in un partito non si sta insieme solo sulla base di programmi e obiettivi, ma anche sulla base di una condivisione di valori e di un rapporto di forte solidarietà che ci lega, consapevoli che siamo tutti partecipi di un comune destino. E quindi non ha senso arroccarsi in un atteggiamento che appare a questo punto del tutto pregiudiziale. Molti del No dicono “non siamo contrari al bicameralismo differenziato, siamo d’accordo sul fatto che occorre abolire il Cnel, è giusto ridefinire il rapporto tra Regioni e Stato, ma non sulla legge elettorale perché il combinato disposto con questa legge non ci convince”. Bene io dico: si è sottoscritta un’intesa che risolve il problema. A questo punto francamente non capisco perché non ci si possa riconoscere reciprocamente e fare una battaglia tutti insieme. Con il duplice obiettivo di portare in porto le nuove leggi elettorali, la Chiti per il Senato e l’Italicum corretto per la Camera, e di far vincere il Sì. E in ogni caso, voglio essere chiaro: una vittoria del No non consegnerebbe uno spazio politico nuovo alla minoranza interna del Pd. Aprirebbe solo spazi al Movimento 5 stelle e forse al centrodestra, non certo alla sinistra Dem».

Quindi dobbiamo fare un appello a Bersani perché ripensi alla sua posizione di opposizione totale?

«Assolutamente sì, a Bersani e a quanti hanno ancora un atteggiamento di chiusura anch’io chiedo che apprezzino che le nuove proposte raccolgono le loro sollecitazioni, venendo così meno la ragione di un “No” alla riforma costituzionale. Penso anche però che nel momento in cui si fa un appello, occorre che tutti abbiano toni misurati».

Quelle urla che si sono sentite alla Leopolda, quei “fuori, fuori”…

«Le tifoserie non aiutano mai, anche quando stanno dalla tua parte. Bisogna sempre sapere far valere lucidità, razionalità e ricerca di unità».

Cioè si dovrebbe essere coscienti che un Pd senza la minoranza bersaniana sarebbe un partito davvero impoverito?

«Un partito che perde una sua parte è obiettivamente più povero, così come una minoranza che scegliesse la strada della separazione si ridurrebbe a essere un gruppo minoritario, con scarsa incidenza politica».

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