Rutelli: “Non diamo Roma a chi non è capace di amministrarla”

Amministrative
Francesco Rutelli durante la convention 'La prossima Roma', Roma, 28 novembre 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

L’ex sindaco sprona Giachetti: la rimonta è a portata di mano basta andare a rimotivare i tanti cittadini che si sono astenuti. Dietro Raggi e i 5 Stelle le forze più conservatrici della città

“Non è detto che in tempi difficili funzionino le ricette facili”. E se ne sentiranno di ricette da qui alla fine del 2016, “un tempo che sarà scandito da appuntamenti che vedranno in campo la sfida tra le forze riformatrici e democratiche e le forze populiste e conservatrici. In America, con le elezioni che vedranno per la prima volta una donna candidata; in Spagna con le elezioni; in Gran Bretagna con il referendum e in Francia con le primarie. Oggi la sfida democratica è quella di mantenere un rapporto con la cittadinanza e rigettare la suggestione e l’inganno della demagogia vuota del populismo, che oggi fa breccia anche perché la turbofinanza globale ha distrutto il rapporto storico tra economia e lavoro”.

In Italia, invece, ci sarà il referendum di ottobre, quando Matteo Renzi si giocherà tutto. “Stare in difesa oggi è impossibile, in Italia dobbiamo riuscire a interpretare una alternativa alle spinte populiste. Io sono un sostenitore di Renzi, per questo gli dico che tanto più l’impresa è difficile, tanto più è necessario mettere in campo larghi gruppi dirigenti e portarli all’attacco tutti insieme”.

Francesco Rutelli, in questa lunga intervista parte dal panorama internazionale per una riflessione che porta, inevitabilmente, qui, a casa nostra, e in particolare a Roma dove nei prossimi dieci giorni si deciderà il futuro della città eterna.

Rutelli, a Roma Roberto Giachetti punta al miracolo. Laicamente parlando, come ci si arriva?

Lo spazio di rimonta è largamente tra i non votanti: la sfida è capire se si riesce a dare motivazione a quelle centinaia di migliaia di elettori rimasti a casa. I numeri sono importanti. Non parlo delle elezioni vinte con un milione di voti: in quelle che io ho perso raccogliemmo il 50% in più dei voti che ha preso Virginia Raggi. U n’altra epoca? Forse sì, ma fra tanti tradimenti, manovre, errori, demotivazioni, molti più elettori andarono a votare. C’è un’area di scontento che non si è riconosciuta nei candidati del primo turno. Se riusciamo a portare al voto il 20-30% di queste persone la partita si riapre.

I romani sembra che abbiano risposto ad un sentimento di rabbia e di sfiducia verso i partiti e i loro candidati.

Bisogna fare molta attenzione, i romani dovranno scegliere chi li amministrerà nei prossimi cinque anni e bisognerebbe conoscere chi si candida a farlo. Chi è Virginia Raggi? Che esperienza ha? Molti delusi hanno votato secondo una canzone di Ornella Vanoni, “Domani è un altro giorno” quando dice “proviamo anche con Dio non si sa mai”… Dobbiamo spiegare con molta pazienza che potrebbe anche andare peggio, non è detto che vada meglio.

Quanti, tra gli astenuti, secondo lei, sono ex elettori di centrosinistra che non capiscono le divisioni nel loro campo di riferimento?

C’è una dinamica politica, ma non credo sia dominante. Parliamo di persone che ogni giorno misurano l’inefficienza di questa città, dove un autobus su cinque non parte o non finisce la corsa perché perde pezzi, e leggono di tangenti su appalti per la manutenzione dei mezzi. La gente si è segnata sulla sua personale agenda di vita tutte le volte che è rimasta bloccata nel traffico per la chiusura senza preavviso di una strada, che vede sporcizia e spazi verdi abbandonati a se stessi, un accattonaggio che non è sociale ma organizzato dai racket. Siamo di fronte a un impulso di rabbia che spinge a votare i 5 stelle a una malinconica rassegnazione che tiene altri lontani dalle urne. In questi otto anni, prima Alemanno, poi l’esperienza Marino, la gente se l’è legata al dito, ma è un approccio pericoloso perché si rischia di farla pagare a se stessi, affidando una metropoli a chi non è in grado di amministrarla.

Giachetti ha detto che da qui al ballottaggio non ci sono più i partiti, ma solo due candidati. I partiti è meglio non evocarli, visto il vento populista e antisistema che soffia sia in Europa sia qui? 

La fotografia è reale, ma il quadro negativo. Nelle nostre città è saltata la rappresentanza e l’intermediazione sana che i partiti hanno sempre avuto ed è sempre più debole una rappresentatività feconda da parte forze sociali organizzate. Il punto fondamentale è che il popolo è popolo e non plebe in quanto ha una sua funzione nella comunità, mentre oggi c’è il rischio che si ritorni a una logica in cui il popolo non ha più rapporto con il potere in termini di rappresentanza. Fa bene Giachetti, alla luce di questo, a dire che il confronto è uno a uno, ma con questa realtà bisognerà fare i conti. Non possiamo arrenderci e dire che tutto è perso.

Non a caso il M5s sostiene di essere l’unico a garantire la democrazia dal basso. Non è proprio questo il loro punto di forza? 

Ci sono cose che si notano poco ma che non sfuggono a chi conosce certi meccanismi: dietro al M5s c’è il piccolo sindacato dell’Opera che si è sempre opposto a rimettere in ordine i conti; quel sindacato dei tassisti che ha sempre rifiutato qualunque riforma del servizio… quelli che si chiamavano “sindacati gialli”, i più conservatori a Roma. Spetta a Giachetti in questi dieci giorni rivolgersi a tutti e riaprire quei canali con le rappresentanze, e riportare al voto chi si è astenuto o ha espresso un voto di rabbia.

Come si convincono? 

Intanto non nascondendo la realtà. Deve esserci la consapevolezza che questa è una città dove oggi non siamo in grado di riasfaltare piazza Venezia in quindici giorni: servono molti mesi di paralisi. Giachetti ha ricordato che noi, con la nostra giunta, siamo riusciti a fare cose molto più complesse con onestà in tempi molto più rapidi, e non è che navigassimo nell’oro all’epoca. Ci riuscimmo anche grazie a un gigantesco gioco di squadra, bruciando i tempi, correndo ma con un meccanismo di controllo ferreo. Posso capire che molti non si fidino, ma Giachetti ha tutti i titoli per dire che sa come si fa, e che non si fa da soli. Veltroni ha detto bene, la città non si può permettere l’apprendistato del sindaco. Raggi non può imparare sulla pelle dei romani, non possiamo permetterci di aspettare mesi che persone oggi incompetenti imparino. C’è necessità di riconcentrare funzioni in Campidoglio sulle grandi aree amministrative e strategiche e di far ripartire un efficiente e controllato decentramento.

Un altro tema sono le periferie romane: non è da lì che si deve ripartire, nei luoghi lasciati a se stessi?

È assolutamente vero. Il senso di precipizio che c’è stato in molti quartieri di periferia è stato gravissimo. Per questo ha fatto bene Giachetti a chiedere a tutti i parlamentari di fare una campagna elettorale in tutti i grandi quartieri di Roma, dove il livello dei servizi è crollato e le uniche luci che si accendono di notte sono quelle della sale giochi. Invece deve tornare a sentirsi la mano accogliente dei servizi pubblici, e a brillare la luce della cultura.

Vedi anche

Altri articoli