Nardella: “Ai giovani dico, il Sì può cambiare l’Italia e il vostro futuro”

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Il sindaco di Firenze: una politica più veloce, meno costosa e più vicina ai territori è la condizione per avere risposte su studio, lavoro e cultura

«A D’Alema dico di non rosicare e di sostenere con coerenza la riforma piuttosto che schierarsi con Brunetta, ai giovani di non farsi scippare il futuro dai padri, alla società civile di guardare alle grandi opportunità della promozione del sistema Italia», Dario Nardella, sindaco di Firenze, inizia il 12 agosto il suo tour per il sì al referendum sulla riforma costituzionale con tappe da Nord a Sud.

Ritiene che l’impegno dei sindaci sia fondamentale per avvicinare la società civile alla politica. La sfida: raggiungere l’Italia che non sbraita e vuole il cambiamento. Lei è uno dei sindaci in prima linea per il sì. Quali sono le ragioni alla base del suo impegno?

«La riforma riguarda molto concretamente la vita delle città, credo che tanti sindaci del Pd fanno bene a impegnarsi in prima linea, sia perché con il sì avremo una sola Camera elettiva e una Camera dove per la prima volta ci sarà la voce diretta delle città attraverso i suoi rappresentanti, sia perché il nuovo sistema di competenze sarà più semplificato, e consentirà un rapporto più efficace tra lo Stato e le autonomie territoriali. L’ impegno dei sindaci, che rappresentano il primo livello di rappresentanza dei cittadini, è decisivo per questa campagna referendaria. Dobbiamo mettere la nostra credibilità al servizio della riforma».

A giorni inizia il suo tour per il sì, da dove partirà?

«Comincio il 12 agosto alla festa dell’Unità regionale dell’Umbria a Castiglion del Lago, da qui una serie di date mi vedranno a Pescara con il presidente della Regione, a Lecce il 12 settembre con D’Alema e i giovani del Salento, in Lombardia alla festa dell’Unità regionale, in Calabria. E naturalmente a Firenze».

Le stime parlano di 16 milioni di pernottamenti l’anno per Firenze. A livello di promozione turistica, cosa vi aspettate dalla riforma?

«Nelle città di arte una promozione turistica con una regia nazionale forte sarà vantaggiosa rispetto all’attuale quadro di competenze spezzettato che non aiuta. Guardando all’esempio di Cina e Stati Uniti, è chiara l’efficacia della promozione del sistema di un Paese nel suo insieme, anziché iniziative in cui ciascuno guarda al proprio orticello. Affronterò questi argomenti nella cena che faremo il 26 settembre con mille invitati all’Obihall di Firenze. Avremo con noi la società civile, le persone lontane dai partiti e dai circoli. Dal punto di vista delle competenze legislative a livello turistico la riforma dà più forza ad una strategia nazionale, permette alle regioni e alle città di portare direttamente la propria voce nel Senato delle autonomie. Non solo, la riforma promuove il prestigio del Paese a livello internazionale e la capacità di attrarre investimenti».

In agenda, da confermare, c’è l’incontro a Lecce con D’Alema e i giovani del Salento. Quali argomenti intende spendere?

«A D’Alema chiederò di non rosicare, di stare dalla parte del cambiamento piuttosto che schierarsi con Brunetta e dire no. Mi aspetto che la generazione di D’Alema, che ha provato a fare la riforma costituzionale con la destra, tifi con coerenza perché una riforma vada in porto ».

Ai giovani cosa dirà?

«Il Pd deve parlare sempre di più ai giovani che sono disponibili al cambiamento e possono essere la carta vincente. Il referendum può essere una grande occasione di partecipazione democratica per loro. Dirò loro di non farsi scippare il domani dai loro padri perché il sì può cambiare in meglio il loro futuro. Una politica più veloce meno costosa e più vicina ai territori è la condizione perché i giovani abbiamo delle risposte alle loro aspettative nel campo del lavoro, dello studio, della cultura. Il sì renderà la politica più vicina, laddove oggi molti la percepiscono distante. Il no al referendum è la retorica del no – no all’euro, no all’Europa, no al cambiamento – e sarebbe la vittoria della paura che avvelena il futuro ».

Intravede delle difficoltà da qui alla fine di novembre quando si voterà?

«Parlerei di sfide piuttosto e ne vedo tre. La prima: portare a votare soprattutto quella parte ragionevole e moderata che non sbraita, che non è organizzata in comitati, che preferisce un Paese stabile e non in stallo, per questo occorre fare campagna referendaria porta a porta, nelle aziende, nei mercati, nel mondo del volontariato e dell’associazionismo. La seconda sfida: spiegare bene cosa è la riforma, sganciandola dal voto sul governo. Chi vota no solo per contrastare il governo inganna gli elettori e fa un dispetto all’Italia. La terza sfida è di far comprendere che non si vota per la legge elettorale. È un equivoco sapientemente coltivato dai promotori del no. I sistemi elettorali non sono mai stati inseriti nella costituzione italiana».

Alcuni pongono come condizione del sì la modifica dell’italicum

«Qui nasce l’equivoco, ma non cadiamoci dentro. È scorretto mettere sul piatto la legge elettorale quando si parla della riforma, si crea confusione nei cittadini che a novembre saranno chiamati ad assumere scelte precise. Legge elettorale e riforma costituzionale sono due questioni diverse e autonome».

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