Muižnieks: “L’Ungheria sbaglia, l’Europa non ha bisogno di filo spinato ma di condivisione”

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Commissario per i Diritti Umani a l’Unità: “L’atteggiamento del governo ungherese è deplorevole”

Alzare barriere di filo spinato e alimentare la discriminazione «non ha niente a che vedere con le direttive europee». È senza appello la condanna della politica sui rifugiati del governo ungherese di Viktor Orban da parte del Commissario per i Diritti Umani Nils Muižnieks. A l’Unità l’ex attivista lettone, i cui genitori nel ‘44 hanno lasciato il Paese da rifugiati e vissuto per sei anni in un campo profughi della Germania, ha spiegato che la catastrofe umanitaria a cui stiamo assistendo è il risultato della miopia dell’Europa e dei suoi politici, che hanno preferito assecondare le paure dei cittadini piuttosto che ribadire i valori e i principi su cui è fondata. Il commissario del Consiglio d’Europa (l’organizzazione con sede a Strasburgo, distinta dall’Ue) raccomanda di «condividere equamente» la responsabilità dei richiedenti asilo, ma avverte: se non si fermano le guerre l’esodo continuerà.

Come giudica l’atteggiamento del governo ungherese sulla questione dei rifugiati? Dopotutto loro sostengono di applicare le normative europee…

«L’atteggiamento del governo ungherese è veramente deplorevole perché sta facendo troppo poco per aiutare le persone che hanno bisogno di protezione. Costruire barriere di filo spinato sul confine, tenere i richiedenti asilo in condizioni così cattive e fare discorsi discriminatori non ha niente a che vedere con le direttive europee. È vero che il Regolamento di Dublino, che assegna agli Stati la responsabilità delle procedure di asilo, sta ingiustamente penalizzando i Paesi ai confini esterni dell’Ue, ma questo non può giustificare un approccio che aumenta soltanto la sofferenza di persone già stremate».

Perché l’Europa è così impreparata a fronteggiare la crisi migratoria?

«Sia l’Ue che gli Stati membri dell’Ue sono stati miopi sulla gestione dei flussi migratori. Una delle ragioni principali è che la protezione dei diritti umani degli stranieri non è una carta vincente nella politica interna e i politici hanno preferito assecondare le paure invece di affrontare le ansie dell’opinione pubblica da un punto di vista dei principi, sottolineando i valori che hanno definito una certa idea di Europa costruita sulla tolleranza, l’accettazione e la solidarietà. La crisi attuale sta anche mettendo in luce tutte le debolezze dell’attuale sistema europeo dove, dietro la facciata dell’unità, i Paesi non vogliono essere solidali e condividere equamente le responsabilità. Mare Nostrum è l’esemplificazione di questo problema: mentre l’Italia stava da sola salvando i migranti dall’annegamento alcuni Stati membri dell’Unione europea l’hanno criticata duramente, affermando che le operazioni si ricerca e salvataggio come Mare Nostrum attirano altri migranti. Il risultato è stato un aumento dei morti in mare».

Cosa dovrebbe fare l’Ue per migliorare la situazione?

«La prima cosa da fare è rivedere in profondità il Regolamento di Dublino, un meccanismo ingiusto che permette alla maggioranza degli Stati membri di delegare la responsabilità della gestione dei richiedenti asilo a pochi Paesi come Bulgaria, Grecia, Ungheria, Italia, Malta e Spagna. La Commissione europea ha riconosciuto che il sistema di Dublino non sta funzionando e prevede di rivederlo nel 2016. Questo è un passo avanti, ma sono necessarie misure immediate per assicurare un sistema in cui i Paesi condividano equamente le loro responsabilità di protezione internazionale, sulla base dei principi di solidarietà e piena salvaguardia degli standard europei sui diritti umani. Questo migliorerebbe la protezione europea dei rifugiati e, allo stesso tempo, diminuirebbe la pressione su alcuni Paesi. Inoltre gli Stati europei dovrebbero fornire ai rifugiati delle vie legali per raggiungere il Continente, ad esempio facilitando il rilascio di visti umanitari e migliorando le regole sulla riunificazione familiare. Questo non solo aiuterebbe i rifugiati a evitare i pericolosi viaggi via mare e via terra, ma indebolirebbe anche i trafficanti di esseri umani, che fanno affari quando aumentano le restrizioni all’immigrazione. Queste cose dovrebbero andare mano nella mano con una migliore cooperazione con gli Stati dei Balcani occidentali. L’Ue deve aiutare questi Paesi a sviluppare il proprio sistema d’asilo e la loro capacità di accogliere i rifugiati con degli standard europei. Questo non solo aiuterebbe a salvare delle vite, ma significherebbe mantenere la promessa di “maggiore unità” che l’Ue e i Balcani occidentali hanno fatto quando hanno aderito al Consiglio d’Europa. Infine è necessario che tutti gli Stati europei aumentino gli sforzi per portare pace e stabilità a lungo termine nei Paesi in guerra come la Siria, da dove i rifugiati stanno scappando. A meno che i Paesi europei e i loro alleati non fermino i massacri che si stanno consumando lì, questo esodo continuerà».

 

(Foto By Saeima [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons)

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