Morosini: “Sbagliato generalizzare e armare vecchi conflitti”

Politica e Giustizia
Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini, durante la sua partecipazione a un convegno sulla giustizia a Palazzo Marini, oggi 18 marzo 2011. ''Temo che si chiami riforma della giustizia l'idea che i ricchi e potenti siano immuni dalla legalita'''. Lo ha detto Nichi Vendola, leader di Sinistra e liberta', a margine di un convegno sulla giustizia a Palazzo Marini. In particolare - ha spiegato facendo riferimento ai criteri secondo i quali dovrebbe svolgersi l'azione penale nelle intenzioni della riforma governativa - ''si crea un pregiudizio all'autonomia e all'indipendenza della magistratura'' in quanto ''mettendo in agenda delle priorita', puo' accadere che lo scippo susciti maggiore allarme sociale dell'associazione mafiosa e della bancarotta fraudolenta. Invece - sottolinea il leader di Sel - proprio alla luce del caso Parmalat, la criminalita' dei colletti bianchi deve essere al centro dell'attivita' repressiva''. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Parla il membro togato del Csm: sulla giustizia serve il confronto. “Davigo comunque ha voluto fotografare l’estendersi del malaffare nel nostro paese”

Sbagliato generalizzare. Sbagliato armare oggi i vecchi conflitti quando la giustizia ha invece un bisogno estremo di ragionare per trovare soluzioni non più rinviabili. Lo hanno detto in tanti ma Piergiorgio Morosini, membro togato del Csm in quota Md (corrente di sinistra della magistratura), fa tutta una serie di «necessari distinguo» sull’intervista di Davigo.

Davigo ha sbagliato?

Le sue parole vanno interpretate correttamente, anche alla luce delle precisazioni che lui stesso ha voluto fornire. Io comunque non ho trovato nelle sue dichiarazioni, e non parlo dei titoli dell’articolo, un’aggressività generalizzata nei confronti di tutta la classe politica.

“I politici non hanno mai smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi”. Come la interpreta?

Con quelle parole ha voluto fotografare l’estendersi del malaffare nel nostro Paese, la caduta dell’etica pubblica che in questo momento rischia di danneggiare l’economia, le istituzioni e l’immagine stessa del Paese

Molti politici, a livello centrale e locale, si sono sentiti attaccati e offesi.

Al di là delle sue specifiche parole – molto condizionate dal taglio che si dà all’intervista e quello certo non lo ha deciso Davigo – non c’è dubbio che è sempre necessario fare doverose distinzioni quando si parla di certi argomenti. Nello specifico di reati che hanno anche un grande impatto sociale. Lui però ha fatto una valutazione e un’analisi su un arco temporale molto lungo, dal 1992 a oggi, e l’ha fatto partendo dalla sua storia professionale di alta autorevolezza. C’è una cosa che non ho letto nelle tante interviste di questi giorni e che credo meriti essere qui evidenziata: Davigo è un magistrato che non ha mai ambito ad incarichi extragiudiziali, non ha mai strizzato l’occhio per avere questo o quell’incarico. Un’indipendenza che aumenta la sua credibilità.

Cosa dire a chi si è sentito chiamato in causa in quanto politico?

È sempre sbagliato generalizzare. Sono convinto che non voleva farlo Davigo. Il Parlamento e le piccole realtà sono piene di persone che credono nella politica e si sacrificano per cercare soluzioni costruttive. Tutto questo ci dimostra anche quanto sia difficile comunicare su un argomento che è stato causa di tanti problemi e tensioni per cui basta nulla per far tornare fantasmi del passato e alti si sentono inseriti in contesti che non sono i loro.

A maggior ragione, occorre un di più di attenzione nel pesare le parole.

In questi casi nella parte comunicativa può essere utile qualche accorgimento supplementare. Non fa bene a nessuno alimentare tensioni in questo momento.

Questa vicenda può avere conseguenze sull’Associazione nazionale magistrati?

Ci sarà un confronto ma non rese di conti. Di solito un Presidente quando parla deve tenere conto delle diverse sensibilità che lo sostengono. Non servirebbe a nessuno tranne ad indebolire l’Anm che proprio ora ha trovato una nuova unità dopo 14 anni di divisioni.

Molti magistrati lo hanno attaccato, da Bruti Liberati a Gratteri passando per Cantone. Ci potrebbe essere una spaccatura più grossa?

Dopo l’intervista di Davigo al Corriere della Sera ho sentito persone delle istituzioni e anche della mia categoria che hanno chiesto di non usare il lessico che richiama i conflitti tra politica e giustizia. Queste stesse dichiarazioni, mi riferisco anche al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, non le ho sentite quando quattro giorni fa da alti scranni istituzionali si è parlato di barbarie giustizialista in modo generico e suscettibile di armare nuove tensioni. In questo momento al Paese servono il confronto e le alleanze istituzionali. Da tutte le parti, però. Non si può andare a corrente alternata. Non si è credibili.

Legnini ha anche che non esistono gli estremi per interventi sanzionatori perchè Davigo ha parlato nell’esercizio di una funzione associativa e non giurisdizionale. È d’accordo?

Condivido il parere del vicepresidente del Csm.

Dalla sua elezione il presidente dell’Anm non ha perso occasione per dire la sua. Davigo sta comunicando bene? O cerca lo scontro?

Ha avuto un altissimo gradimento. È stato scelto per le sue capacità di grande comunicatore. Il punto è che ci sono questioni aperte sulla giustizia che non sono traducibili in formule secche, richiedono invece ragionamenti e risposte articolate. Per questo ha prestato il fianco a tutta una serie di attacchi. Ci sono domande che meritano da sole un’intervista. E non una risposta all’interno di un’intervista. Il carcere è una di queste. Per il resto l’Anm non ha il mandato di provocare scontri. L’Anm non ha nemici. C’è invece bisogno di un confronto vero sui contenuti e non sulle semplificazioni mediatiche.

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