Morando: “L’Italia ha diritto alla flessibilità per le riforme strutturali avviate”

Europa
Il vice ministro dell'Economia Enrico Morando in Senato durante l'esame della legge di Stabilita', Roma 19 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Intervista al viceministro dell’Economia: “Paese più competitivo con nuove misure fiscali su salari e finanza d’impresa. E con la revisione della Costituzione”

Saranno le riforme e la loro attuazione la chiave di volta della trattativa in Europa sulla flessibilità di bilancio. La pensa così il viceministro all’E conomia Enrico Morando in un colloquio con l’Unità in vista del vertice informale di Ventotene. “Non credo che a Ventotene si parlerà di questo – aggiunge – Ci sono problemi come la sicurezza e l’immigrazione, l’unione bancaria e Brexit in primo piano”. Vero, anche se l’economia e la crescita restano “osservati speciali” in Europa e il confronto tra i Paesi fondatori è ancora difficile.

Signor viceministro, quali margini avrà l’Italia secondo lei in termini di flessibilità di bilancio?

Nessuno oggi è in grado di dire questo: ci sarà una risposta in sede politica. Quello che posso dire è che noi siamo convinti che l’Ecofin abbia dato un’interpretazione errata della comunicazione della Commissione sui criteri per la flessibilità di bilancio, in particolare sul punto che stabilisce che le clausole di flessibilità si possano usare una sola volta. Noi crediamo che questo non abbia alcun fondamento: nella comunicazione della Commissione c’è scritto invece che gli Stati che approvano e realizzano riforme possono avere margini di flessibilità più ampi. Sarebbe impossibile ottenere nuova flessibilità in rapporto a riforme già fatte, ma se se ne fanno di nuove o si procede alla loro implementazione noi crediamo ci sia il diritto di utilizzare quelle clausole.

A quali riforme si riferisce?

Se il governo decide un incentivo fiscale sul salario di produttività, in modo da spingere la contrattazione di secondo livello, di fatto sta promuovendo una riforma strutturale. Ricordo che al tempo del governo rosso-verde in Germania la riforma del modello contrattuale fu un punto centrale. C’è poi l’attuazione della cosiddetta “buona scuola” e della riforma della pubblica amministrazione. Sul mercato del lavoro, invece, abbiamo già fatto: non possiamo tornare a parlare del Jobs Act per cui abbiamo già ottenuto la clausola. Per il futuro vanno considerate le misure in preparazione sulla finanza d’impresa, che puntano a favorire l’investimento nelle imprese italiane dei capitali delle riserve obbliga torie delle assicurazioni. In questo caso non serve uno stanziamento, ma soltanto una revisione delle regole. Sarebbe comunque un salto di qualità rispetto all’esito poco fortunato della misura sui mini-bond per le piccole imprese. Tutto questo rappresenta un cambiamento strutturale del sistema produttivo. Un altro capitolo ineludibile è quello della giustizia civile. Qui serve una vera svolta, perché i dati non sono per nulla incoraggianti. La media dei Paesi Ocse in fatto di tempi d’attesa per i tre gradi di giudizio è pari a 788 giorni, quella italiana è di 2.920 giorni, cioè 8 anni. La Svizzera, che è un’eccellenza, si ferma a 368 giorni. Questa situazione va superata: aiuterebbe anche a risolvere le difficoltà delle banche. Io proporrei, per esempio, che in ogni Tribunale ci sia un magistrato specializzato anche in management e organizzazione, che faccia funzionare bene gli uffici.

Lei parla di riforme necessarie per ottenere più flessibilità. Intende anche quella costituzionale?

Quella costituzionale e il referendum confermativo sono parte integrante di questo contesto. D’altro canto nuove norme che garantiscono governabilità in un Paese come il nostro sono sicuramente una riforma di sistema, che rende il paese più competitivo.

Torna a circolare l’ipotesi di una Google tax nella prossima Stabilità. Plausibile?

Io resto dell’opinione che avevo anche sulla Tobin tax: questo tipo di interventi non possono essere unilaterali. Ci dev’essere una soluzione a livello almeno europeo. Ecco, vertici come quello di Ventotene potrebbero servire a inserire in agenda questo tema: la Google tax, cioè la tassa sui colossi del web, potrebbe essere il primo passo verso un fisco europeo unificato.

L’Italia ha già usufruito di una flessibilità di 13,5 miliardi. Come mai non ha avuto effetti sul Pil?

Non credo affatto che non ci sia stato un effetto. La ripresa che abbiamo in Italia dopo due anni di recessione, è ancora fragile ma c’è. Ed è dovuta anche al sostegno ai consumi che abbiamo fornito. La ragione per cui la ripresa resta fragile è precisa: il nostro Paese ha un problema di produttività ormai dall’ini – zio degli anni ‘90. Questo problema si affronta solo con riforme strutturali, cioè che agiscono sulle istituzioni economiche fondamentali, non certo con interventi spot. Ed è quello che stiamo facendo. Di Maio fa finta di non sapere che abbiamo tagliato l’Irap sul lavoro, che costa 5 miliardi, che gli 80 euro rappresentano un taglio del cuneo fiscale per 10 miliardi, che già nei conti è inserito il taglio di 3,5 punti di Ires, la tassa delle imprese.

Ci sarà anche il taglio Irpef?

Noi ci siamo impegnati ad abbassare l’Irpef nel 2018. Nulla toglie di decidere oggi per allora, come si è fatto per l’Ire s, e se ci saranno i margini prevedere un possibile anticipo del taglio. Vedremo.

I due temi che si affronteranno a settembre sono le pensioni e il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Si riuscirà a chiudere le due partite?

Sulle pensioni c’è un confronto a cui l’esecutivo si è presentato con proposte credibili. Io spero che vada in porto. Sul pubblico impiego sappiamo tutti che gli oneri saranno maggiori di quelli previsti nella Stabilità. Sulle cifre non mi sbilancio. Chiedo solo una cosa: che il rinnovo sia il primo e importante passo di attuazione della riforma della Pa, che ha già i decreti attuativi. Se si devono spendere risorse, lo si faccia con le nuove regole.

Vedi anche

Altri articoli