Migliore: “Tanti di Sel oggi nel Pd. Qui la sinistra di governo”

Dal giornale
Primo incontro con la stampa per Gennaro Migliore, candidato del Pd alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente della Regione Campania, 11 febbraio 2015. Migliore ha scelto il popoloso quartiere Sanita' per varare le iniziatiche che lo porteranno al voto.
ANSA /CIRO FUSCO

L’ex deputato Sel: “Immigrazione, austerità, diritti, solo questo partito può portare avanti le nostre battaglie in Italia e in Europa”

«Quella di lasciare Sel per il Pd non è stata una scelta personale ma condivisa con altri parlamentari. E coerente con il progetto politico che perseguo da anni, far parte di una moderna sinistra di governo che faccia sentire la sua voce in Europa». Gennaro Migliore, ex capogruppo di Sel a Montecitorio, si è dimesso dalla carica nel giugno 2014 dopo la decisione di votare, in dissenso dal suo partito, a favore degli 80 euro nella busta paga dei redditi più bassi varati dal governo Renzi. Tre mesi dopo, insieme ad altri il deputato campano ha aderito al Pd. Dopo il ritiro dalle primarie per la Campania (poi vinte da Vincenzo De Luca), Matteo Orfini lo ha spedito a commissariare il Pd del sesto municipio romano nella bufera di Mafia Capitale. Nel giorno in cui anche Dario Stefàno fa sapere che sta meditando l’addio al partito di Vendola, non commenta ma avvisa: «Ho rispetto per chi percorre strade diverse. Chiedo però di non definirsi i monopolizzatori della parola “sinistra”. Tutti quelli che in passato hanno fatto questa operazione hanno condannato la sinistra a diventare minoritaria nella percezione dell’opinione pubblica».

L’autunno parlamentare ricomincia tra una settimana, quello politico è già partito. Renzi avvisa: sulle riforme andranno avanti, con i voti di Verdini e di chi ci sta, senza escludere «forzature» se saranno necessarie. Ha ragione o torto?

«Le riforme dividono il Paese tra un prima e un dopo. È questo il punto. È sbagliato parlare di un’ostinazione di Renzi: ha preso un impegno per la legislatura sulla base del discorso di Napolitano poi confermato da Mattarella».

Riforme avanti tutta? Non ha nessun dubbio di merito, sul ddl costituzionale o su altri temi?

«Sui punti singoli si può discutere. In generale, io voglio partecipare con tutte le mie forze a questa impresa. Voglio far parte di un Paese nuovo e non di uno vecchio che non ha più nulla da dire. E, sia detto con rispetto per le singole posizioni, che non ha altra obiezione che fare opposizione a Renzi».

A questo punto pare superfluo chiederle se è soddisfatto della scelta di lasciare Sel per il Pd…

«È stata una scelta coerente con il progetto politico che perseguo da anni, per l’innovazione e per una sinistra di governo che fa sentire la sua voce in Europa su temi importanti come immigrazione e austerità».

Sel e altri non lo fanno?

«Ho rispetto per chi percorre strade diverse. Chiedo però di non definirsi i monopolizzatori della parola “sinistra”. Tutti quelli che in passato hanno fatto questa operazione hanno condannato la sinistra a diventare minoritaria nella percezione dell’opinione pubblica. C’è molta sinistra nel Pd, per le scelte sulle unioni civili, per lo stare dalla parte di chi accoglie e non di chi respinge in modo xenofobo. La sinistra si oppone ai no euro e ai razzisti, a Grillo e Salvini».

Anche Dario Stefàno medita di lasciare Sel. Lei è stato l’apripista?

«Intanto la mia non è stata una scelta personale ma condivisa con tanti parlamentari. Quello degli eletti con Sel è stato il maggiore ingresso di forze nuove nel Pd. Un gruppo di 13-14 parlamentari».

Ne arriveranno altri?

«Sull’oggi non intervengo. Posso solo dire che ci sono figure in Sel che sono patrimonio di tutto il centrosinistra, dai sindaci di Genova Marco Doria e di Cagliari Massimo Zedda, fino alla figura strordinaria di Giuliano Pisapia che è al momento la migliore esperienza amministrativa italiana».

Alle amministrative, allora, sarà opportuno andare con un centrosinistra ampio e unito? Dovrà essere questo il quadro delle alleanze?

«Io credo che le alleanze debbano essere rappresentative di un popolo. Dividersi per questioni politiciste porta con sé il peggio. Come nel caso della Liguria: io non credo alla somma algebrica dei voti, per la divisione hanno perso consensi sia Paita che Pastorino. Va costruita una proposta che abbia un senso di appartenenza. Il 90% degli elettori del centrosinistra è d’accordo quando si lavora per l’unità. Non vogliono proseguire una coalizione nazionale per un governo d’emergenza».

Intanto, però, i voti decisivi per l’approvazione della riforma costituzionale potrebbero essere di Verdini e di altri ex forzisti. È un problema?

«I voti sulle riforme servono a raggiungere un obiettivo per il Paese. Come ho detto, esiste un prima e un dopo, ed è uno spartiacque per capire dove si troverà l’Italia».

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