Merola: “Spero che l’Anpi venga a Bologna. Ma Renzi cambi la legge elettorale”

Referendum
ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il sindaco di Bologna teme una frattura e chiede “cessioni di sovranità” al premier. Alla minoranza dem: “Basta divisioni, faccia una proposta e il segretario trovi una sintesi”

Giovedì a Bologna comincia la Festa dell’Unità e in queste ore cresce il pressing sull’Anpi, perché il presidente Carlo Smuraglia accetti l’invito che gli ha rivolto Matteo Renzi per un dibattito sulle diverse posizioni al referendum e, soprattutto, per chiudere la polemica. “Mi auguro proprio che accetti, sarebbe un modo per confrontarsi”, afferma Virginio Merola, sindaco di Bologna, che però al segretario Pd chiede una “cessione di sovranità”: che faccia una sintesi fra la sua e le proposte della minoranza, anche per cambiare l’Italicum, e ridia voce agli iscritti del Pd.

Allora sindaco, pensa che l’Anpi accetterà la proposta di Renzi?

Be’, non hanno detto di no, mi auguro che riflettano perché si apra un confronto, le Feste dell’Unità per vocazione accolgono le opinioni di tutti. E rifiutare sarebbe un errore, darebbe modo a Renzi di dire all’Anpi: “sono loro che non vogliono il confronto”. Noi come bolognesi stiamo facendo un pressing e ci siamo candidati subito ad ospitare il dibattito fra il segretario Pd e Smuraglia, spero che il presidente Anpi rientri dalle ferie il prossimo weekend.

Il problema è nato con il divieto di fare propaganda per il No. Ma in generale la frattura con l’Anpi rischia di non ricomporsi?

Se si smettesse di fare battute, di dare del “traditori” o di dire che “quelli che votano Sì sono veri partigiani e gli altri no” sarebbe meglio. Così si aizzano gli animi. Renzi se vuole vincere e non perdere il partito deve creare un clima che porti la maggioranza del popolo Pd a votare Sì. Dopodiché nella Festa si rappresenta la posizione del partito, che è per il Sì, sarebbe assurdo fare propaganda per u n’altra posizione. Le opinioni diverse sono accolte, ma nei dibattiti, con un confronto vero, perché chi partecipa alle Feste, o magari fa il volontario in cucina, ha voglia di discutere e di confrontarsi, deve avere l’occasione di dire la propria.

A Bologna saranno ospitati anche esponenti della minoranza?

Ci saranno tutte le posizioni in campo, purché non sia un dibattito autoreferenziale ma si lascino esprimere più persone possibili. La discussione ora è fra maggioranza e minoranza del Pd, a stare in silenzio è la base. Non ha voce, la si faccia parlare. Per questo mi aspetto che Renzi dia un segnale.

Quale segnale?

Io lo chiamo “cessione di sovranità”: Renzi deve lavorare per l’unità del Pd. Quindi dovrebbe raccogliere l’invito di Giorgio Napolitano e fare lui una proposta per cambiare la legge elettorale. E, d’altra parte, la sinistra Pd elabori una proposta unica, ampia, una visione del partito e poi la presenti a Renzi che, da segretario, deve fare la sintesi. Non è mica una bestemmia fare accordi su una linea di fondo, altrimenti si rischia la frattura del partito.

Teme una scissione nel Pd?

Qualcosa di peggio: un abbandono silenzioso da parte dei militanti e degli elettori. Se tutto si riduce a uno spettacolo in cui Renzi dice “o si fa così o pomì, se ne riparla al congresso”, e se le minoranze dem, così divise, si limitano a fare degli “emendamenti”giorno per giorno, a dire non va bene questo o quello, piuttosto che condizionare le scelte con una linea comune, non c’è futuro. Ci manca poco e diventiamo due partiti.

Anche lei ritiene che l’Italicum sia da cambiare?

L’Italicum deve essere reso più democratico, come ha detto Napolitano. Perché ci sono due difetti in questa legge: i parlamentari dovrebbero essere eletti davvero dai cittadini, e si deve ridurre il premio di maggioranza.

Suggerisce i collegi uninominali?

Sì, tornare ai collegi, non certo alle preferenze sulle quali è stato fatto un referendum per abolirle. E fare le primarie per scegliere i candidati. Perché se voti i parlamentari con il voto di lista, come prevede l’Italicum, non hai scelta. Ma per cambiare la legge è Renzi, come segretrario Pd, a dover fare il primo passo. E la minoranza la smetta di fare dei ricattini o delle proposte sindacali minoritarie.

Lei è per il Sì e non vuole distinzioni come “Sinistra per il Sì”.

Che senso ha ricreare le correnti anche sul referendum? Mica è il congresso… Voto Sì e dirò ai miei cittadini di farlo perché aspettavamo queste riforme da vent’anni, sono necessarie per il Paese, per la ripresa dell’economia e dell’occupazione e per velocizzare i tempi di attuazione delle leggi.

Condivide l’appello di Errani, perché non si demonizzi chi vota No?

Ha ragione, come bolognesi ci attiviamo in questo senso, e da parte di tutti si devono costruire dei ponti. Sono ulivista da sempre e non mi rassegno all’ide a di una frammentazione del Pd, sarebbe un ritorno indietro e verremmo meno alle necessità del Paese, le riforme e una legge di Stabilità importante.

Renzi ha detto che il governo andrà avanti comunque fino al 2018.

Ecco, ma voglio sapere “come” il Pd intende stare al governo, perché non voglio andare avanti con Verdini, ma con il Pd erede dell’Ulivo, pluralista. Nella Stabilità dovranno essere rilanciati gli investimenti, diminuite le diseguaglianze, il cuneo fiscale, però voglio sapere quali tasse si riducono… Ma anche per questo ci vuole un atto di coraggio, sulle questioni di fondo dovrebbero votare anche gli iscritti, altrimenti diventano discussioni fra oligarchie e non ci si può lamentare che nascano le correnti. E smettiamola di pensare a chi sarà il capotreno piuttosto che al treno. Quando si pensa solo al leader si finisce nel populismo.

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