Mercalli: “Estate rovente? E’ il global warming, bellezza”

Ambiente
Turisti cercano refrigerio dall'alta temperatura e dall'afa in piazza San Pietro in Vaticano, 22 luglio 2015.
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Secondo il climatologo Luca Mercalli “possiamo affermare con ragionevole certezza che la frequenza e l’intensità di questi episodi di temperatura estrema sono causati dal riscaldamento globale”

“Antò fa caldo” diceva la bella Luisa Ranieri nell’ormai storica pubblicità di qualche anno fa rifiutando le avances del partner per il troppo caldo. Adesso che l’anticiclone africano sta arroventando l’Italia, con i termometri che non scendono sotto i 35 °C e che anzi aumenteranno fino ai 40 °C a fine mese, chiediamo al climatologo Luca Mercalli di spiegarci cosa succede.

Questo luglio 2015 lo ricorderemo come il mese dei record. E’ normale questo caldo?

«Stiamo vivendo estati roventi di cui non abbiamo una memoria storica per quanto riguarda il Mediterraneo e l’Europa occidentale. Il caso precedente che ha raggiunto questi livelli è praticamente unico per ora ed è l’estate del 2003. Sembra che proprio dopo il 2003 siamo entrati in una nuova fase climatologica. In Italia abbiamo una ricchezza enorme di dati osservati a lungo termine quindi possiamo fare delle buone statistiche su 200 anni, possiamo dire che tutte le estati più calde sono dopo il 2003, come accadde anche nel 2006 e nel 2009. Il 2003 mantiene il primato come stagione più calda perché consideriamo i tre mesi – giugno, luglio e agosto – mentre il luglio 2015 probabilmente diventerà il mese più caldo in assoluto, battendo addirittura l’agosto 2003. Questi confronti possiamo effettuarli con sicurezza grazie ai numerosi osservatori meteorologici storici di cui disponiamo, un patrimonio scientifico che andrebbe tutelato e salvaguardato».

 

Nel frattempo viviamo in un clima artificiale con i condizionatori sempre accesi che fanno lievitare i costi delle nostre bollette. 

«I 56,9 gigawatt del 7 luglio sono la punta massima di richiesta sulla rete elettrica italiana da sempre. Questo ci fa capire quanto un’ondata di calore può diventare un problema, anche economico perché poi le bollette bisogna pagarle e questo non è che abbia accresciuto l’economia nazionale. Saranno contenti gli operatori energetici ma non abbiamo creato ricchezza semmai abbiamo creato più inquinamento perché una buona parte di questa energia l’abbiamo comunque prodotta con combustibili fossili aumentando le emissioni. E poi non dimentichiamo che ci sono tutti i problemi legati al disagio fisico e alla sanità, penso soprattutto alla popolazione anziana che risente di un netto aumento della mortalità durante le ondate di caldo. L’estate 2003 provocò in Europa 70.000 vittime, questa del 2015 speriamo che abbia un bilancio più benevolo grazie ai piani di informazione sanitaria sulla canicola messi in atto dai vari governi. Ci sono poi i problemi sull’agricoltura che cominceremo a vedere con le spese irrigue o la perdita di raccolto e la diffusione di nuovi parassiti dannosi per l’uomo, inclusa la zanzara tigre, molto favorita da questo clima. Quindi l’ondata di calore è una minaccia sia per la nostra qualità della vita sia per le attività economiche».


Sono i cambiamenti climatici a determinare queste temperature record?

«Possiamo affermare con ragionevole certezza che la frequenza e l’intensità di questi episodi di temperatura estrema sono causati dal riscaldamento globale. Il fatto che nelle serie storiche di oltre due secoli non vi sia traccia di temperature così elevate è un segnale statisticamente molto forte che va perfettamente d’accordo con gli scenari climatici elaborati da oltre vent’anni che hanno sempre predetto questo genere di evoluzione. Ovviamente, senza provvedimenti per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, non potrà che andar peggio in futuro. Dobbiamo assolutamente agire in fretta sia per mitigare il cambiamento sia per adattarci alle nuove condizioni sfavorevoli».


Secondo il 97% degli scienziati mondiali la causa dei cambiamenti climatici è di derivazione antropica eppure in Italia in molti continuano a banalizzare sull’argomento “D’estate è normale che faccia caldo” è la classica frase.  Sembra che quel 3% di “negazionisti climatici” siano tutti in Italia?

«In Italia la situazione non è così nera, ci sono Paesi in cui il problema del negazionismo climatico è molto più significativo, ad esempio negli Stati Uniti c’è un pesante negazionismo climatico finanziato dall’industria del fossile, in Italia c’è più che altro un tentativo da parte di una certa informazione e di un po’di media di fare il classico scoop sensazionalistico contrario, che tuttavia crea confusione e distrugge il paziente lavoro di diffusione dell’informazione corretta. Con certi temi che coinvolgono la sicurezza dell’intera popolazione mondiale di oggi e di domani non dovrebbe essere permesso scherzare. E’ una pesante responsabilità!»


C’è secondo lei una certa tendenza a definire catastrofisti gli scienziati che parlano di allarme clima?

«Si, la tendenza rimane. Un problema culturale che sfrutta la cattiva informazione, l’attitudine a ignorare gli avvertimenti. Speriamo che il ricordo di queste sudate sia ancora vivo a dicembre quando ci sarà la conferenza ONU sul clima».

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