“Ai Giochi la sola distinzione è fra chi vince e chi perde”, parla Fiona May

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SEV30-19990824-SEVILLE, SPAIN: Fiona May of Italy, silver medallist in the women's long jump final, holds up her medal during the award ceremony in Seville Tuesday 24 August 1999. (ELECTRONIC IMAGE) EPA PHOTO/GERRY PENNY/so-cl

Fiona è a Rio con il comitato Roma 2024: “Che emozione la prima volta a Seul, a 19 anni era un sogno incontrare Carl Lewis”

“Non provare a dire veterana, mi raccomando”. Fiona May è a Casa Italia di rientro dalla cerimonia dell’alzabandiera nel villaggio olimpico. «È stata una cosa molto emozionante, come sempre. Mi ha fatto piacere fermarmi a parlare con la delegazione giamaicana, i miei genitori vengono da lì». Cinque Olimpiadi da atleta, due sotto la bandiera del Regno Unito e tre con l’Italia, e una da commentatrice sportiva, la ex saltatrice azzurra oggi fa parte del comitato organizzativo della candidatura di Roma 2024 in qualità di responsabile dei rapporti con gli atleti. «Un’avventura nuova e bellissima – dice la due volte medaglia d’argento nel lungo (Atlanta ’96 e Sydney 2000) – faticosa ma elettrizzante ».

Com’è l’atmosfera alla vigilia della cerimonia d’apertura?

«Le Olimpiadi sono sempre qualcosa di grandissimo, il momento massimo per lo sport di tutto il mondo. Vivere queste emozioni è un sogno per qualsiasi atleta e il coronamento del lavoro fatto in questi anni. Viverle come atleta piuttosto che come commentatrice sportiva o membro del comitato 2024 cambia poco dal punto di vista delle emozioni. Sai comunque di essere fortunato ad essere qui, fortunato di essere parte di un grande evento e di uno spettacolo che non ha pari. La politica resta fuori, le bandiere contano poco e le divisioni spariscono, non esistono colori della pelle o religioni, siamo tutti parte di un messaggio di unità, pace e sport. Nel villaggio olimpico, si vive insieme, si mangia insieme, si passa il tempo, si condividono esperienze, ci si conosce. Alla fine l’unica differenza la fanno il campo, la pista o lo stadio: quella fra chi vince e chi perde».

A Seul ’88 la tua prima volta, che ricordi hai?

«Avevo 19 anni ed ero una delle più giovani della squadra di atletica della Gran Bretagna. Mi sembrava di vivere in un sogno, ero quasi stordita: a migliaia di chilometri da casa spalla a spalla con atleti che avevo visto soltanto in tv o che erano dei veri miti per me. Ricordo l’emozione di vedere dal vivo in pedana Carl Lewis, oppure gli atleti della Germania dell’Est o dell’Unione Sovietica. Arrivai sesta, ed era un risultato sorprendente. Ricordo la mia gioia, le feste della squadra, ma anche qualcuno che mi guardava storto».

Atlanta 1996, la prima medaglia olimpica. Da italiana.

«Quella fu un’esperienza completamente diversa però. Ero lì per vincere, dopo essermi laureata campionessa del mondo l’anno prima a Goteborg, e c’era molta più pressione. Era una cosa davvero seria, insomma. L’argento fu un grande risultato, l’emozione sul podio è indimenticabile. Però non ero davvero felice, sono sempre stata fatta così: non sono davvero soddisfatta se non vinco. E speravo di potermi mettere al colo la medaglia di un materiale più nobile».

In questi giorni si è parlato più dei ritardi nella preparazione degli impianti e dei disservizi che dei Giochi che verranno. Che impressione hai avuto? Rio è davvero così impreparata?

«Per esperienza posso dire che è più o meno sempre così. Quale Olimpiade non è iniziata con problemi ancora da risolvere o lavori da completare? La mia impressione è che in queste circostanze, quando le gare non sono ancora iniziate, c’è sempre la tendenza a sottolineare quello che non va o a soffermarsi sugli aspetti negativi. Però l’atmosfera è davvero bellissima, la gente è cordiale e entusiasta. C’è qualche difficoltà con il traffico, ma per ora posso dire che per quanto mi riguarda si sta benissimo. Gli atleti sono concentrati e felici, loro per fortuna a queste cose non ci pensano. Io dico che Rio ci sorprenderà e che alla fine questa edizione dei Giochi sarà bellissima».

La sfida di Roma per le Olimpiadi del 2024 non è semplice ma il comitato sta lavorando pancia a terra anche a Rio per l’Observer program del Cio. Che accoglienza avete avuto?

«Riceviamo ogni giorno grandissimi complimenti e la visita del presidente del Consiglio Renzi ha creato grande entusiasmo intorno alla nostra presenza. Il presidente del comitato Montezemolo e quello del Coni Malagò stanno facendo un grandissimo lavoro. La passione italiana è famosa in tutto il mondo e intorno alla candidatura di Roma sono stati in grado di creare una squadra molto forte e di fare sistema con gran parte delle eccellenze del paese. C’è tutto il meglio dell’Italia concentrato su questa grande possibilità e siamo tutti uniti nel nostro obbiettivo».

Cosa ne pensi dei dubbi sull’opportunità della candidatura che hanno avanzato il nuovo sindaco di Roma e il Movimento 5 Stelle che amministra la Capitale? «Noi dobbiamo continuare a lavorare con la stessa passione per mostrare al mondo che l’Italia è pronta ad organizzare un evento olimpico all’altezza della sua storia, come è stato per i Giochi di Roma del 1960 e di quelli invernali di Torino 2006. Dobbiamo dimostrare che l’organizzazione delle Olimpiadi può essere una grande opportunità per crescere senza pensare alle polemiche politiche. Noi andiamo avanti senza badare troppo a quello che si dice o si scrive, cerchiamo di essere come un atleta: concentrati sull’obbiettivo e compatti come una squadra».

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