Maxxi, l’arte di diventare diplomatico con la cultura

Cultura
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Intervista a Giovanna Melandri sul futuro dell’unico museo pubblico del contemporaneo: «Stiamo costruendo una rete per unire con la cultura i Paesi orientali e del Mediterraneo»

Diceva Alberto Burri che l’arte si annusa, si sente nell’aria come un profumo di casa, e che l’arte è la nostra casa interiore, «dipinge» una parte della nostra identità. Forse il grande artista umbro si sbagliava… Fosse così come diceva Burri, gli italiani dovrebbero essere tutti appassionati d’arte. Ma così non è. Il luogo comune, «Questo lo potevo fare anch’io!», rivolto a un’opera contemporanea resiste nel tempo. Un critico famoso, Francesco Bonami, ci ha scritto un libro e un bravo scrittore italiano, Mauro Covacich, una sorta di manuale didattico. Anche agli alti livelli della gestione del nostro Paese non viene compresa la necessità di coltivare le arti, concimarle, farle crescere e trarne soddisfazioni anche economiche.

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Le politiche culturali italiane? L’Italia è l’unica tra tutti che si affida ai tagli, all’estero, anche quando non c’è niente da tagliare: Europa e America, ma anche in Cina e gli arabi del Golfo hanno aumentato in piena crisi mondiale gli investimenti. Come avvicinare il potenziale pubblico di un museo d’arte contemporanea? Per parlarne abbiamo chiesto a Giovanna Melandri, presidente del Maxxi, l’unico museo d’arte contemporanea statale cosa ne pensa. Le chiediamo se dovesse spiegare che cos’è il Contemporaneo come risponderebbe.

«L’arte è sempre stata contemporanea – ci risponde – è una espressione tesa a rendere visibile ciò che ai più non è visibile, è una ricerca verso la trasformazione dell’ordinario in straordinario e, soprattutto a rendere migliori le nostre vite. E se devo concretizzare quello che ho appena detto, e spiegare come si evidenzia tutto questo,il Maxxi è un crocevia fertile, aperto a tutti i linguaggi e una piattaforma che costruisce ponti tra le culture di diversi Paesi. È un luogo dove si parlano tutte le lingue, un forum di incontri, confronti e scambi».

Sembra un sogno un’agorà in cui si discute e ci si confronta, in questo nostro presente senza dialettica. Chissà che l’arte e la cultura siano più brave della politica! «Credo di sì – sorride la Presidente – La cultura deve essere intesa come conoscenza. e il Maxxi vuole essere una piattaforma del contemporaneo, dall’arte alla vita delle persone. Sono totalmente d’accordo con quello che ha detto Umberto Eco agli 83 rappresentanti della cultura di tutto il mondo: nel mondo contemporaneo la cultura è importante per la mutua comprensione. La comprensione interculturale può ridurre gli scontri, e far nascere nuove forme di fratellanza. In mezzo ai conflitti, può avere una funzione positiva e costituire uno – ma uno soltanto – degli elementi di salvezza per un mondo globalizzato. Per quello che riguarda il nostro Museo, il Maxxi è impegnato a creare e sviluppare una diplomazia culturale e sta diventando un avamposto verso l’Oriente: dopo l’Iran che abbiamo omaggiato lo scorso anno e che ha aperto un percorso con artisti italiani e iraniani, quest’anno ci occupiamo della Turchia, paese importantissimo, cerniera tra il mondo cristano e l’Islam, con un progetto che non si limita a esporre opere di artisti turchi dei nostri tempi, ma viene arricchito di incontri, tra cui il Premio Nobel Pamuk e i ragazzi di Ghezy Park, giovani registi. Il prossimo anno ci occuperemo di Libano e Giordania, di cui, almeno in Italia, non conosciamo granché la vivace produzione artistica, per presentarla in tutte le sue declinazioni: architettura, design, opere, video».

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Uno dei punti di forza del Maxxi sono le collezioni permanenti, costituite da 400 opere, e circa 300mila materiali di architettura, tra opere, materiali fotografici e elaborati grafici. Un tesoro che raramente i visitatori hanno potuto vedere ma che dal dieci ottobre sarà accessibile, gratuitamente dal martedì al venerdì. Dopo l’omaggio alla collezione con una mostra delle opere più significative allestita nel 2013, l’anno del suo insediamento 2003, il direttore artistico, Hou Hanru, ha voluto fortemente portare “alla luce” tutte le collezioni «La collezione è parte fondante dell’identità del Maxxi, è molto importante. Dal 10 ottobre verrà dedicata una sala del museo alle opere della collezione a ingresso gratuito».

Sfogliando l’Annual Report della Tate Modern, salta agli occhi l’elenco dei donatori privati: decine di pagine centinaia di nomi. Non le fa effetto? Giovanna Melandri sorride: «Se mi permettessi di fare un paragone con la galleria di arte contemporanea londinese dovrei imbavagliarmi davanti al Ministero». E già, le finanze non brillano, i 5 milioni che stanzia il Ministero dei Beni Culturali non sono sufficienti a far funzionare il museo e le sua iniziative.

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Anche quest’anno ci sarà il Gala Dinner, sperimentato lo scorso anno per la mostra Bellissima? «Certo! L’anno scorso abbiamo ricavato 600mila euro. A novembre, per la mostra Transformers, che accoglie artisti molto interessanti che lavorano sul riciclo e su l’uso diverso di oggetti umili. Per tornare ai finanziamenti, abbiamo anche accresciuto il numero degli Amici del Maxxi delle partnership con le aziende. Abbiamo tracciato la strada. Vorrei precisare che il Maxxi è l’unico polo del contemporaneo in Italia e che tutte la donazioni sono utilizzate per inclementare la collezione. Si tratta della collezione del Ministero, quindi di tutti i cittadini

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