Mauri: “Assurdo anticipare il congresso. La separazione segretario-premier? Sì, ma posticipata”

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Matteo Mauri durante la presentazione di "Sinistra è cambiamento", l'area del Pd nata dopo la rottura dentro Area Riformista sull'Italicum. Roma 19 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il coordinatore di “Sinistra è cambiamento” getta acqua sul fuoco in vista della Direzione di lunedì: “Non ci sono conti da regolare. Piuttosto smettiamo tutti di parlare male del Pd”

“Il Pd è un capitale straordinario che può deperire se non viene alimentato quotidianamente. Questo tema riguarda tutti, chi guida il partito, ma non solo. Perché se si continua a fare sempre commenti negativi su quello che succede, poi la gente si chiede perché dovrebbe continuare a dare il proprio contributo”. Matteo Mauri guarda con preoccupazione al dibattito tra i dem. Insieme a Maurizio Martina e Cesare Damiano, il deputato milanese ha dato vita nei mesi scorsi a Sinistra è cambiamento per ricercare una posizione di minoranza dialogante. Ma l’esasperazione dei toni, soprattutto negli ultimi giorni, lo preoccupa e per questo, in vista della riunione della Direzione di lunedì prossimo, lancia il suo appello: “Parliamo di politica, senza nessuna resa dei conti”.

Onorevole Mauri, di chi è la responsabilità per il dibattito aspro all’interno del Pd?
I nostri militanti ed elettori sono molto preoccupati. Loro sono i primi a credere a un partito visto come comunità. Ma questa parola va evocata non per evocare qualcosa che sta scivolando via dalle mani di qualcuno. Il Pd è un patrimonio di tutti e tutti hanno il dovere di tutelarlo. Quando i nostri sentono parlare di scissione, si rizzano i capelli.

Crede che quella della scissione sia un’ipotesi possibile?
Penso di no, ma sono preoccupato dalle recenti fuoriuscite di alcuni dirigenti.

C’è chi paventa un abbandono anche nella base di sinistra, non solo tra i dirigenti…
Questo è un tema che non è relativo solo a chi c’era prima e a chi proviene dai Ds. Ci sono tante altre persone che si erano avvicinate al nostro partito e che oggi non ritroviamo più.

Questo conferma le accuse di chi paventa difficoltà nella gestione del partito?
Servirebbe molta più attenzione sul territorio. Ma il tema è un altro e riguarda la qualità della democrazia nel nostro Paese, il rapporto tra cittadini e politica, con la mediazione dei partiti. Il nostro compito deve essere quello di difendere complessivamente questo sistema. Quando diciamo che il modello del Movimento Cinquestelle non va, non lo facciamo per polemica politica, ma perché siamo sinceramente preoccupati dall’avanzata del populismo.

E per quanto riguarda il Pd?
Io penso che per dare più centralità al partito, il segretario debba occuparsene a tempo pieno. Il doppio incarico segretario-premier, invece, porta inevitabilmente a porre in secondo piano le questioni interne. Ma non voglio cadere in una scorciatoia congressuale che sarebbe infantile, come quella di chi propone di separare subito le due cariche. Innanzi tutto, mi sembra assurdo anticipare il congresso, non sono certo queste le priorità degli italiani e nemmeno dei nostri militanti. Dopodiché, la mia proposta è di stabilire subito che – solo dopo il prossimo congresso – si stabilisca una nuova norma che imponga la separazione tra i due ruoli, perché abbiamo visto che la coincidenza non funziona.

Intanto lunedì si preannuncia una Direzione infuocata…
Io penso che non ci sarà alcuna resa dei conti, anche perché non c’è nessun conto da regolare. E sono convinto che se si eliminasse la diretta streaming sarebbe meglio per tutti. Perché quando bisogna discutere le scelte politiche da compiere è più opportuno parlarne tranquillamente, senza che quell’occasione si trasformi in un palcoscenico. E mi riferisco a tutti, non solo al segretario.

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