Mario Tozzi: “Vi spiego l’anima nera dietro lo scandalo Volkswagen”

Ambiente
epaselect epa04948099 A corporate logo of Volkswagen illuminated by the morning light at the plant of the German car manufacturer in Wolfsburg, Germany, 25 September 2015. The board of embattled German carmaker Volkswagen (VW) is to announce the company's new chief executive. The appointment of the new VW chief is to become part of a likely major shake-up of the company's top management following the scandal, which was triggered by the carmaker's admission that it cheated on exhaust tests for its diesel models in the United States.  EPA/JULIAN STRATENSCHULTE

Il futuro delle automobili, la crisi dei combustibili e il ritardo nella svolta ecologica. Intervista a Mario Tozzi

Lo scandalo Volkswagen si allarga a macchia d’olio in Europa, dove ormai è certo che ci siano auto con i dati sulle emissioni truccati ed emergono ricostruzioni che coinvolgono anche altri marchi. Mario Tozzi, geologo, ricercatore del CNR di Roma e divulgatore scientifico ci aiuta nell’analizzare questa vicenda soprattutto dal punto di vista ambientale.

Quale è stata la tua prima reazione quando sei venuto a conoscenza della vicenda Volkswagen?

“Ho dovuto superare un primo momento di incredulità: i Tedeschi sono considerati tradizionalmente come molto precisi, soprattutto in questioni ambientali. Sono, per esempio, all’avanguardia nell’uso del solare termico. Poi mi sono posto alcune domande e vanno anche al di là del caso Volkswagen.

Per esempio?

“Per esempio: se loro fanno così, che faranno gli altri? O se il sistema dei controlli sia davvero terzo, oppure no? Poi la domanda più importante. C’è, alla base, un limite, per i motori a combustione, ad essere ecologici?”.

Che risposte si è dato?

“Credo che l’unica strada da percorrere sia continuare ad investire su vetture che usano altre soluzioni energetiche come l’ idrogeno o il sistema ibrido. Per il resto, credo sia sbagliato, parlare di vetture ecologiche”.

Lo scandalo può avere anche degli effetti positivi?

“Credo di si, può di certo rappresentare un opportunità per abbandonare il parco motori che va a gas e diesel e essere un occasione di svolta epocale verso l’ibrido e l’idrogeno. Ricordiamoci che dove c’è il petrolio e dove ci sono idrocarburi, come il carbone, c’è sempre un lato oscuro.” La prima cosa da controllare, sulla misurazione delle emissioni,  è che ci siano degli organismi imparziali e sovranazionali che rispondano solo a paramentri ecologici.”

Trova che oggi sia più vicina la svolta ecologica sulle automobili?

“E’ un momento di crisi del gasolio, ma la penetrazione dell’ibrido, dell’elettrico e dell’idrogeno è bloccata dagli interessi precisi di coloro che sono legati al petrolio. Innovare significa fare un investimento. Al centro dello scandalo c’è proprio questo: cercare di spendere meno nella tutela ambientale per essere più competitivi sul prezzo finale. L’anima nera è il marcio sta li, nelle multinazionali petrolifere e nella dipendenza complessiva in un’infrastruttura che vale 10 mila miliardi di dollari.”

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