Maria Fida Moro: “Mi impegno per Giachetti, può rilanciare la capitale”

Amministrative
Maria Fida Moro, figlia dello statista ucciso dalle Br, durante la presentazione della lista "Più Roma - Giachetti", schieramento per cui corre come capolista alle prossime elezioni comunali a Roma, 4 maggio 2016. ANSA/ DOMENICO PALESSE

La capolista di “Roma più-Democratici e Popolari”: onoro il centenario di mio padre

«Il cosmo, che è molto più immaginifico degli uomini, mi ha offerto l’opportunità di celebrare il centenario della nascita di Aldo Moro attraverso un’azione politica, un’azione in favore delle persone». Così Maria Fida Moro spiega le ragioni della sua candidatura come capolista di “Roma Più – Democratici e Popolari”. Un insieme di anniversari e progetti che girano intorno alla Capitale. I cento anni dalla nascita del compianto leader della Democrazia Cristiana e l’idea di dare un senso attivo a questo anniversario con l’impegno per Roma, sostenendo il candidato sindaco per il centrosinistra Roberto Giachetti.

Maria Fida Moro ha raccolto l’invito di farsi spirito e voce della lista che raccoglie un pezzo di società civile e le formazioni politiche che si richiamano agli ideali del cattolicesimo democratico e popolare come Centro Democratico, Udc, Demos, l’area di Fioroni, i rutelliani e movimenti come la Comunità di Sant’Egidio. «Per me questo è fantastico – continua Moro – perché davvero non sapevo come avrei superato questo anno: io ho bisogno di agire e siccome l’amore, senza le opere, non è amore, questa idea della candidatura mi piace moltissimo e spero di poter essere utile per la città di Roma attraverso Giachetti, che stimo moltissimo. Del resto Roma è anche la mia città».

Quale il significato della sua candidatura in uno dei momenti forse più difficili della storia di questa città?
Ritengo sia giusto che tutti si assumano le proprie piccole o grandi responsabilità. Il risultato, alla fine, dipenderà da come ci impegneremo e da come arriverà il messaggio di amore che voglio trasmettere. Sono molto malata, non so che cosa sarà di me fra due settimane, due mesi o due anni. Però vi posso assicurare che, anche se non so dove sarò, so esattamente dove sarà il mio cuore: dalla parte giusta. Cosa chiede ai cittadini romani? Di credere ancora nella speranza. È importante che tutti capiscano che questo è un lavoro collettivo, non individuale. È un fardello di tutti e ognuno ne deve portare una piccola parte. Non c’è una bacchetta magica, né la lampada di Aladino: dobbiamo fare da soli, con amore

Come pensa si possa dare una svolta a questa città così complicata?
Mi piace immaginare che i palazzi del potere si svuotino, che gli amministratori scendano in strada, che chi ha un ruolo risponda alle lettere e alle telefonate. E che la gentilezza regni sovrana.

È questo un momento in cui si avverte tanta disaffezione e disimpegno verso la politica.
C’è una particolarità: io appartengo alla categoria del 51% di italiani che non votano. Per quel che mi riguarda, ultimamente ho votato solo ai referendum: mi mancavano le persone affidabili per cui votare e i partiti in cui riconoscermi. D’altro canto mio padre, Aldo Moro, già nel ‘45 non demonizzava quanti rimanevano lontani dalla politica. Per papà, gli ‘indipendenti’ (così li chiamava) esprimevano un disagio che era compito della politica recuperare. Forse oggi bisognerebbe fare lo stesso.

Una campagna elettorale piena di colpi di scena con un risultato che appare veramente aperto. Ce la farà il candidato sindaco del centrosinistra?
Giachetti ce la può fare perché è una persona capace di fare le cose gratuitamente, un pregio non molto di moda. Lui viene dal Partito radicale che alcuni non condividono ma che ha fatto grandi battaglie di civiltà nel Paese. Mi auguro solo che non si spaventi e vada dritto per la sua strada. Io vorrei cedergli ogni singolo voto che riuscirò a prendere.

Vedi anche

Altri articoli