Manconi: “Il proibizionismo ha fallito, è ora di prenderne atto”

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ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Parla il primo firmatario al Senato del disegno di legge per la legalizzazione della cannabis: “Penso che regolamentata avrà meno effetti nocivi di quanto ne abbia oggi fuorilegge”

Luigi Manconi, senatore Pd, sociologo, presidente dell’associazione “A buon diritto”, primo firmatario al Senato del disegno di legge per la legalizzazione della cannabis. Dal sondaggio Swg che pubblichiamo emerge che gli italiani favorevoli alla legalizzazione sono in costante aumento, quest’anno sono al 46%. Si rafforza la spinta aperturista: il legislatore è pronto a raccoglierla? Che succede in Parlamento?

Per la prima volta il Parlamento ha iniziato a discutere della legalizzazione e questo è un risultato politico e culturale di grandissimo rilievo. Da decenni c’è un’approfondita discussione scientifica in tutti i sistemi democratici del mondo e finalmente si apre anche in Italia. Non dimentichiamo che oltre all’iniziativa politica che si deve in primo luogo, va ricordato sempre, alla mobilitazione promossa da Marco Pannella e dai Radicali, c’è stato uno sviluppo di studi giuridici, medici, sociali che hanno affrontato la questione giungendo intanto a una prima conclusione: la constatazione del fallimento dei regimi proibizionistici. Partendo da questo si è giunti alla conclusione dell’opportunità di sperimentare forme di legalizzazione. Questa oggi è una tendenza presente, spesso maggioritaria, in tutti i paesi democratici. Da questo punto di vista si può essere soddisfatti che anche l’Italia oggi abbia un atteggiamento di apertura. Dopodiché dobbiamo per un verso evidenziare che il disegno di legge presentato alla Camera (primo firmatario Roberto Giachetti) e al Senato (primo firmatario Luigi Manconi) ha ottenuto numerosissimi consensi ma, certo, per avere la maggioranza il percorso è ancora lungo e probabilmente molto accidentato.

Anche perché ancora oggi in un’intervista la ministra Lorenzin paventa rischi per la salute e sostiene che dove la cannabis è stata legalizzata il consumo è aumentato del 50 per cento. A lei risulta?

A me risulta che un incremento particolarmente elevato del numero dei consumatori di cannabis si è registrato in un Paese di saldo, compatto e antico regime proibizionistico: l’Italia. Qui il numero di consumatori di cannabis è cresciuto in modo costante negli ultimi decenni. Il ministro Lorenzin sembra ignorare, beata innocenza, la falla logica, giuridica e scientifica che costituisce una vera e propria défaillance del suo ragionamento. Uso queste parole con serietà, senza nessuna volontà di insultare, ma partendo dai dati della realtà.

Quali?

Né io, né altri firmatari del disegno di legge abbiamo mai detto che la cannabis fa bene, o che non può far male. L’abuso di cannabis in alcune fasce di età può avere conseguenze nocive: l’abuso, cioè un uso intenso e frequente, nella minore età o nell’adolescenza può produrre danni. Ma da qui dovrebbe derivare una conseguenza: se a causa di questo la cannabis va tenuta fuorilegge, analoga sorte devono seguire le sostanze che producono altrettanti o assai più gravi danni come tabacco e alcol. Io penso che la cannabis regolamentata, legalizzata, avrà meno effetti nocivi di quanto ne abbia la cannabis oggi fuorilegge. Questo è il nodo teorico e concreto, normativo e scientifico a cui si sottraggono tutti i proibizionisti.

Proprio tutti?

L’unico che con una sorta di parossistica coerenza non sfugge è Nicola Gratteri che infatti dice che metterebbe fuorilegge alcol e tabacco. Forse che il ministro in base ai dati epidemiologici di cui dispone può affermare che la cannabis faccia più male del tabacco e dell’alcol? Può affermare questo? Oppure in base a dati sociologici può affermare che si consuma più cannabis di alcol nell’età adolescenziale? Qualunque verifica empirica ci dice il contrario. L’abuso di alcol è diffusissimo in quella età. Sono convinto che con la cannabis regolamentata sarebbe più facile operare per la dissuasione dagli abusi.

Sembra un paradosso.

Non lo è. Il consumo di cannabis regolamentato può produrre meno danni di quanti ne produce oggi. Abbiamo un esempio inequivocabile: in regime di legalità del tabacco le campagne di dissuasione dal suo abuso hanno avuto successo, oggi in Italia i fumatori di sigarette sono molti meno di quanto fossero vent’anni fa. In regime di legalizzazione della cannabis, sarebbero più efficaci le campagne destinate a limitarne il consumo indirizzate alle fasce a rischio.

Il 50% del campione Swg e molti commentatori si dicono convinti che la legalizzazione possa togliere terreno alla criminalità. Concorda?

Non sono tra coloro che dicono, a mio avviso un po’ ingenuamente, legalizziamo la cannabis per dare un colpo mortale alle mafie. Dico quello che ha detto nei giorni scorsi Raffaele Cantone, ovvero che oggi una persona, giovane o adulta, che voglia consumare un po’ di derivati della cannabis ha una sola via, ricorrere al sistema di liberalizzazione illegale che oggi garantisce la disponibilità di quella merce. In ogni angolo di ogni strada, in ogni città esiste una rete di esercizi commerciali illegali gestita da un numero assai elevato di “commercianti” che vendono la merce richiesta e che ne offrono di tutti i tipi e qualità. Questo sì, è qualcosa che può essere interrotto attraverso la legalizzazione, il ricorso al mercato clandestino e a sostanze di cui non si conosce la composizione, non controllate, che possono essere manipolate per renderle più appetibili o per incrementare i profitti.

L’uso terapeutico. È recente il caso di Fabrizio Pellegrini, malato di fibromialgia rinchiuso per due mesi in carcere per aver coltivato piante di cannabis per curarsi. Ora è ai domiciliari, ma il suo avvocato denuncia che è ancora nell’impossibilità di curarsi. Un caso paradigmatico…

Quasi nessuno lo sa, ma già dal 2007 in Italia è legale il ricorso a farmaci a base di cannabis. Una disposizione legislativa del 2011 ha reso più agevole questa possibilità. Detto questo, oggi un paziente che volesse ricorrere a quei farmaci va incontro a un’autentica via crucis: la procedura per averli è lunghissima e contorta con passaggi dal medico curante all’Asl , dall’ospedale al ministero degli Esteri che provvede ad acquistare il farmaco in un Paese straniero, per esempio in Olanda. Il farmaco arriva a distanza di mesi, vi si può ricorrere con un lungo intervallo tra una prescrizione e l’altra ed è circoscritto alla cura di pochissime patologie, quando invece è dimostrato che anche altre ne avrebbero giovamento. Infine, la spesa che deve sostenere il paziente, come nel caso di Pellegrini, è di circa i 500 euro al mese. Quest’ultima vicenda è significativa, anche perché Pellegrini è di Chieti e l’Abruzzo ha una legge regionale ben fatta che prevede anche un fondo per rimborsare le spese. Peccato che il fondo non sia stato ancora finanziato. Il risultato è che Pellegrini è ricorso all’illegalità. Tutto questo accade perché la questione della cannabis è ancora sottoposta in Italia a un pesantissimo e torvo tabù. Le parole che ripete periodicamente il ministro Lorenzin sono l’espressione più evidente, per certi versi più sincera nella loro sprovvedutezza, di questo tabù. Le leggi ci sono, esiste una dichiarata disponibilità ma se poi resiste quel tabù che considera la cannabis, in quanto droga, “ il male”, questo produrrà inevitabilmente il fatto che nessuno si adopererà perché quei farmaci siano effettivamente a disposizione delle concrete esigenze del paziente: i medici esiteranno a prescriverli , i farmacisti non li ordineranno, le aziende farmaceutiche non li produrranno. Quel tabù va spezzato.

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