Makkox, il fumetto in tv: non sono cattivo, disegno così

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Domenica torna la quarta edizione di “Gazebo” su Rai3 condotto da Diego Bianchi. Il disegnatore: “Improvvisiamo molto e nessuno sa cosa diranno gli altri prima della serata”

Nella “top ten social”, che finora ha estratto i tweet più esilaranti all’insaputa dei twittatori, nella sua nuova stagione Gazebo inserisce anche immagini da un altro popolarissimo social network, Instagram. «Lì ci sono personaggi pubblici che mettono foto che parlano da sole e non se ne rendono conto», annuisce Makkox, nome d’arte per Marco Dambrosio, il disegnatore che punteggia il programma di Rai3 condotto da Zoro (Diego Bianchi). Per il suo quarto anno la trasmissione va in onda in seconda serata la domenica (a partire da domani l’altro) e il giovedì, abbandonando la prima fascia serale e tornando alla sua collocazione probabilmente più adeguata. In diretta dal glorioso Teatro delle Vittorie a Roma, torna applicando il detto “squadra che vince non si cambia”, come si deduce dal sito www.gazebo.rai.it: il tassista Mirko-Missouri4 (che, da quando il premier lo abbracciò cogliendolo di sorpresa, si proclama amicissimo di Renzi), la Gazebo band condotta da Roberto Angelini e Giovanni Di Cosimo, il giornalista Marco Damilano, oltre ad Andrea Salerno, Antonio Sofi e Igor Skofic alla regia.

Makkox, come sarà il Gazebo che riapre?
Seguiamo la solita formula. Cambia il giorno di messa in onda: oltre alla domenica, il giovedì. La struttura rimane quella: però presteremo più attenzione a cose che accadono lontano da Roma, nel senso di fatti lontani dalla politica in senso stretto.

Tornerete sui migranti? Avete trattato molto il tema.
Sì, come parleremo di tutte le questioni che non siano il volatile cicaleggio dei palazzi romani. Boh, vediamo…

Qualcosa saprai, sulla prossima puntata.
So che Diego andato tra Ungheria e Serbia e nient’altro, sono all’oscuro del resto. Lui ha fatto un giro in quel confine caldo ma non ho visto una singola immagine. Si mette le cuffie, porta 20 ore di girato a 40 minuti e niente lo interrompe.

Come sei diventato disegnatore?
Facevo tutt’altro, di professione. Ho sempre disegnato, però non mostravo niente. Nel 2007 ho pubblicato delle vignette on line e da lì sono arrivate le richieste. A me piace disegnare storie, fumetti, sono poco interessato alla politica, però quando lavoro ho la tv accesa dove la politica è una presenza incessante e dove dicono tante vaccate. Producevo on line lì per lì quanto mi veniva, la cosa ha avuto avuto successo per cui mi hanno tirato dentro la satira politica però non rientro nella categoria.

E come sei finito dentro Gazebo?
Con Diego Bianchi e Antonio Sofi ci si conosceva sul web. Facevo live tweeting di una trasmissione, commentando lì per lì attraverso i disegni e penso che a Diego l’idea sia venuta da lì. Quando mi ha proposto di partecipare al programma, ho risposto sì. È andata bene.

Come funziona il lavoro di gruppo? Ogni puntata sembra frutto di un coordinamento piuttosto preciso.
A dire la verità ognuno fa il suo. Ognuno di noi arriva col proprio materiale che gli altri non hanno visto. So di cosa parlerà Diego ma non so cosa dirà; Mirko improvvisa. Gazebo dà l’idea di essere un programma molto costruito, frutto di una settimana di prove, ma non è così.

Com’è disegnare in tv?
È come il passaggio dalla carta al web. Non è lo stesso, devi adattarti. A me viene naturale: ho pensato di trovare l’ennesima forma mediata tra il fumetto e il mezzo televisivo ed escono quei cartoon con il balloon del fumetto, il tutto in movimento, c’è la musica. Sono contento perché l’origine del fumetto è salva, non è diventato cartone animato, senza nulla togliere ai cartoni animati.

Spesso sembra di ravvisare un sottofondo malinconico nei tuoi “ritratti”, anche quando sono in apparenza lontani. Ad esempio è accaduto con il ministro Alfano.
È la scuola fatta coi gesuiti: non esistono i cattivi a tutto tondo, devi provare empatia anche per l’avversario. Invece di cattiverie metto la malinconia, la sofferenza interiore, perché le persone così mi sembrano più vere. Se considero uno cattivo cattivo non riesco a disegnare. Non mi piace disegnare il cattivo puro, lo troverei un figura bidimensionale su cui esercitare l’odio, è lo step zero. Pure con Berlusconi ero così, come con Alfano.

Prepari gli argomenti prima della puntata?
No, faccio tutto in studio.

Qualcuno controlla i disegni prima della messa in onda?
Nessuno. Solo i tecnici vedono il cartoon per scaricarlo, per ragioni tecniche. Non c’è un vaglio, c’è molta fiducia.

Dai vertici Rai nessuno ha mai protestato?
Andrea Salerno, il nostro capoccia, a fine trasmissione più di una volta ha esclamato “questa volta ci massacrano”, però non è mai accaduto. Sarà che con il disegno si può dire tutto… Io nasco come scrittore di storie, di fiction narrativa, e quindi cerco di metter dentro la complessità della figura, i veri rapporti umani. Prendiamo Alfano: disse qualcosa di terribile sulle unioni gay e lo rappresentai con un suo ‘compagno’; non ci furono reazioni, non ho mai ricevuto segnali che qualcuno si sia sentito offeso da un mio cartoon. Forse non sarò abbastanza graffiante.

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