Majorino: “A Milano le primarie uniscono”

Milano
L'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pier Francesco Majorino, partecipa alla festa nazionale dell'Unità, Milano, 31 agosto 2015.
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Intervista a uno dei candidati alle primarie del centrosinistria: “Sarà la partecipazione a ricompattarci”. Le sue proposte: reddito minimo comunale, area C solo per veicoli non inquinanti, cultura come motore di sviluppo

Già guida dei Ds Milanesi e capogruppo del Pd in Comune, scrittore di romanzi e di testi teatrali Pierfrancesco Majorino, 42 anni, nella giunta Pisapia è assessore alle politiche sociali.

Majorino, lei è stato il primo a insistere per le primarie a Milano e a presentarsi. Ora però la scena mediatica sembra favorire Giuseppe Sala, il sindaco Pisapia ha incontrato Renzi con l’altro assessore in corsa, la sua vice Francesca Balzani, e ad alcuni è parsa un’investitura. Preoccupato?
«Sono molto soddisfatto del primo risultato ottenuto insieme ad altri, cioè che non ci sia un candidato imposto da Roma ma che sia il popolo del centrosinistra milanese a scegliere. Poi sono molto determinato ad andare avanti, confortato da come la mia candidatura sta crescendo: sembrava quasi un gesto individualista, invece siamo di fronte a una proposta ben sostenuta da Comitati di zona, da esperienze che stanno nella città – non a caso siamo stati i primi a chiudere la raccolta firme».

Sel spinge per un ticket con Balzani per creare un’alternativa a Sala, altrimenti con tre candidati Pd «non ci sono le condizioni». Non teme l’addio di Sel alle primarie?
«Mi pare un dibattito molto interno al ceto politico, la realtà delle cose è ben diversa. Siamo tre candidati con storie differenti, la sovrapposizione degli elettorati tra me e Balzani esiste ma come tra tutti i candidati. Non vivo questo tipo di problema, le carte sono molto più mescolate, le primarie per la scelta del candidato sindaco non sono un congresso per correnti ma un’occasione libera per individuare il candidato migliore. Credo molto alla partecipazione senza rete di persone che ragionano con la propria testa: è questo il valore vero delle primarie».

L’attenzione si concentra su Milano anche perché è l’unica piazza con Cagliari dove Sel non ha ancora rotto con il Pd. Come pensa si possa ricompattare il centrosinistra, di fronte a un centrodestra ormai a trazione leghista che potrebbe anche trovare un candidato forte?
«La soluzione sta proprio nel fare bene le primarie, con una grande partecipazione e dopo nel sostenere tutti chi vince: è lì dentro che bisogna ricostruire l’unità di tutte le forze del centrosinistra. Io credo che le scelte del Pd a livello nazionale ad esempio con Ncd siano del tutto sbagliate, tra l’altro sono contento di essere l’unico tra i tre a non avere cercato l’autorizzazione a candidarsi da Matteo Renzi, perché credo nell’autonomia di una città che non deve farsi insegnare niente da Roma. In questo quadro mi auguro possa ripartire ancora più forte il dia logo nel centrosinistra, anche a Roma, sulla necessità di cambiare radicalmente pagina. Anche dopo le primarie, sono fiducioso che prosegua la ricostruzione di una buona sintesi tra tutti per mettere insieme il Pd e le forze alla sua sinistra, liste civiche e movimenti. Quanto a Sel sta discutendo, penso vada rispettata. Finora sono stati molto corretti con me, sono molto fiducioso e positivo».

Il suo è il profilo più politico: vantaggio o svantaggio?
«Ci sono esempi molto positivi di sindaci che hanno fatto politica fin dall’inizio, Pisapia era un parlamentare di Rifondazione, e poi da Veltroni a Chiamparino fino a Fassino, lo stesso Renzi. Comunque oggi il punto mi pare essere come ricostruiamo una politica forte, non come deleghiamo ancora una volta all’esterno la ricerca delle soluzioni. Conta la credibilità delle persone e la radicalità delle proposte».

Le sue proposte per Milano?
«Intanto dobbiamo essere orgogliosi del lavoro della giunta Pisapia, per me il miglior sindaco del Paese, e ancora più radicali nell’affrontare certe questioni, ad esempio con l’introduzione il primo reddito minimo comunale d’Italia. Poi proseguirei con la rivoluzione ambientale, lo smog di questi giorni dimostra che occorrono provvedimenti ancora più incisivi, immaginando che tra alcuni anni in area C non possano entrare se non i veicoli non inquinanti, o l’autosufficienza energetica totale degli edifici pubblici: alcuni soluzioni ce le ha date Cop21, Milano deve sperimentarle prima che altrove. Radicalità anche sul sociale: noi in questi anni abbiamo aumentato del 35% le risorse per i disabili, unico comune in Italia, è una strada su cui insistere. Vorrei poi immaginare la cultura non come una questione da salotto ma come il grande motore di sviluppo di alcuni quartieri milanesi».

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