Magi: “Molto ottimisti sulle firme ma quanti ostacoli burocratici”

Cannabis
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La legge di iniziativa popolare arriverà in Parlamento

Il traguardo sembra raggiunto, salvo verifiche finali, i Radicali hanno in tasca le 50mila firme necessarie per la legge di iniziata popolare sulla cannabis legale e la decriminalizzazione dell’uso personale di tutte le sostanze (l’iniziativa è promossa da Radicali Italiani e Associazione Coscioni in collaborazione con Possibile, A Buon Diritto, Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo, Società della Ragione e moltre altre associazioni). La raccolta di firme continua ma il rush dell’ultimo weekend sembra sia andato bene, ci dice il segretario di Radicali italiani Riccardo Magi.

Abbiamo avuto un sacco di gente ai nostri tavoli in più di 50 città e molte indicazioni a sostegno di grande rilievo, penso a Vasco Rossi e Roberto Saviano. Ormai ci siamo.

Non era scontato, giusto? Molta gente ancora ritiene che liberalizzare la cannabis porti automaticamente al consumo di droghe pesanti, forse è la maggioranza del Paese…

Non credo. Esistono sondaggi che dicono che il 70% dei cittadini ormai ha capito che liberalizzare la cannabis può far diminuire il consumo oltre a dare un colpo fortissimo alla mafia e a chi specula sul commercio clandestino della cannabis, compreso il grande terrorismo internazionale. D’altronde magistrati come Roberti e Cantone dicono esattamente questo. Il resto sono pregiudizi che non hanno nulla di scientifico. Purtroppo ci sono anche in Parlamento dove Lupi e la Binetti stanno facendo ostruzionismo alla legge antiproibizionista, che si integra con la nostra, presentata dall’intergruppo trasversale.

La raccolta di firme è andata bene soprattutto fra i giovani?

Beh, è evidente che un ragazzo di oggi ha una mentalità più aperta: ma guardi che anche molti anziani hanno visto che in questi lunghi decenni di proibizionismo la tossicodipendenza non è affatto diminuita. Quando Pannella fece la disobbedienza civile 45 anni fa era senz’altro minoritario. Oggi c’è una cultura antiproibizionista di massa.

Quando consegnate le firme al Parlamento?

L’11 novembre.

Quindi siete tranquilli?

Eh no. Perché la legge ci obbliga ad una cosa assurda: ottenere il certificato elettorale di ogni persona che ha firmato la legge. 50mila certificati sparsi per centinaia di comuni, molti dei quali non ci rispondono. Una follia burocratica che ci impone una corsa contro il tempo.

Purtroppo molto spesso le leggi di iniziativa popolare finiscono in qualche armadio del Parlamento e stop. Immagino che siate favorevoli alla modifica costituzionale su questo punto che fa parte della legge sottoposta al referendum?

Certo, è giusto avere la certezza che le leggi di iniziativa popolare vengano discusse dal Parlamento. Ma poi chiediamo tre cose da prevedere con legge ordinaria: togliere la storia dei certificati elettorali di cui parlavo prima; consentire le firme digitali anche per i referendum; rendere più semplice il problema delle autentificazione delle firme. Tutto ciò che rende più facile la partecipazione popolare è giusto.

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Anche il direttore de l’Unità Sergio Staino ha firmato a favore della legge. Questa è la sua vignetta realizzata appositamente per sostenere l’iniziativa

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