Macaluso: “Il Colle ha indicato le emergenze la legislatura deve andare avanti”

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ANSA/GIUSEPPE LAMI

“Occupazione giovanile, appuntamenti internazionali, terremotati: queste sono le priorità, per le urne si può aspettare anche l’autunno”. Intervista a Emanuele Macaluso

«La mia impressione è che il presidente Mattarella ritenga che ci siano tali problemi aperti, tali emergenze, tali urgenze, che bisogna continuare a governare questo paese. Interrompere la legislatura in questo momento significherebbe, così io almeno ho interpretato il suo discorso, non potere affrontare questi problemi». Emanuele Macaluso ha una posizione netta nel dibattito sulla data delle elezioni, e vede nelle parole pronunciate da Sergio Mattarella nel discorso di fine anno la più autorevole delle conferme alla sua tesi: non è il momento di pensare alle elezioni.

Quali sono esattamente le emergenze che impediscono di andare a votare?

«Quelle che lo stesso Mattarella ha elencato: c’è il problema dei terremotati, che mi pare urgenza abbastanza rilevante. Ci sono questi problemi che riguardano l’occupazione, l’occupazione giovanile, e financo un referendum su questi temi. Ci sono appuntamenti internazionali che a me pare siano i più seri anche perché c’è l’anniversario dei trattati di Roma, che ovviamente si celebra a Roma, e c’è il G7 a presidenza italiana, che si fa in Italia, a Taormina. Non mi pare che sia una cosa da niente presentare un governo dimissionario a questi appuntamenti. Se anche si vuole andare a elezioni anticipate, non vedo quale difficoltà ci sia ad andarci almeno dopo questi appuntamenti internazionali e fare le elezioni in autunno. Non vedo questo dramma».

Non pensa che dopo una pesante sconfitta elettorale come quella subita al referendum, sul progetto di riforma costituzionale su cui si era impegnato il presidente del Consiglio Renzi e l’intero governo da lui guidato, sia legittimo che si chieda di ridare la parola agli elettori, e non fare finta di niente?

«Sì, ma questo atto è stato compiuto da Renzi che correttamente si è dimesso da presidente del Consiglio, anche se molti suggerivano che restasse. Ha voluto dimettersi e ha fatto bene, secondo me, dal punto di vista dell’immagine, benissimo, punto. Ma non si vede per quale ragione si debba anticipare la fine della legislatura solo perché è stata bocciata una legge, sia pure importantissima. Il responso delle urne Renzi lo ha rispettato dimettendosi da capo del governo. Lo ha già rispettato ».

Tirare in lungo la legislatura non rischia di fare il gioco di Cinquestelle e Lega, che accusano il Pd di non volere le elezioni perché consapevole di non avere più il consenso degli elettori?

«Guardi, io non do mai consigli a nessuno, perché non ne ho le vesti, ma se dovessi dare un consiglio a Renzi gli darei il consiglio di finire la legislatura. Arrivare alle elezioni con un partito che ha un più netto profilo politico, una più chiara piattaforma programmatica, un definito gruppo dirigente. Io credo che questo sia un vantaggio elettorale importante perché questa questione sarà all’ordine del giorno delle elezioni».

Quale questione?

«La questione di questo Pd che è nelle condizioni in cui si trova, con questi rapporti conflittuali tra maggioranza e minoranza, senza un congresso che definisca bene il profilo del partito. Io penso che sarà un danno anche elettorale lo stato confusionale in cui questo Pd si presenta. Quindi non capisco e non vedo l’urgenza delle elezioni. E gli argomenti usati sul Corriere della sera dal presidente del Pd, Matteo Orfini, mi sembrano francamente inconsistenti. Dire: noi abbiamo collaborato con Berlusconi per fare le riforme e non si sono potute fare, quindi non possiamo più collaborare, come se in questi anni non si fossero fatte anche tante altre cose. Mica si sono fatte solo le riforme istituzionali in questi anni…».

Converrà però sul fatto che ogni governo, qualunque sia il programma e gli accordi politici in nome dei quali viene formato, sia poi sempre, istituzionalmente, un governo a tutti gli effetti, e come tale possa e se necessario debba intervenire a pieno titolo su tutti i fronti. Questo del resto vale anche per il governo Gentiloni, che certo non può essere considerato titolato a occuparsi solo di legge elettorale. O no?

«Appunto. Io credo che abbia fatto molto bene Paolo Gentiloni a non limitare la sua funzione solo alla questione elettorale. Io trovo che il presidente del Consiglio si sia comportato correttissimamente, dicendo che sulla legge elettorale il governo faciliterà, si comporterà da facilitatore, ma è un problema che riguarda i partiti e il parlamento. Dopodiché Gentiloni ha posto tutte le urgenze, e ha detto una cosa in più. Ha detto: il governo resta in carica finché avrà la fiducia delle Camere, quindi la fiducia l’avrà se la darà soprattutto il Pd. E io proprio non vorrei vedere il Pd presentare una mozione di sfiducia al governo guidato da un esponente del Pd, con quasi tutti ministri del Pd…».

Anche perché esponenti del Pd che votano la sfiducia a un governo simile li ha già visti.

«Certo, li abbiamo già visti. Qui però dev ’essere il capogruppo del Pd a presentare la mozione. Non posso dire che sarebbe senza precedenti, perché storicamente la cosa è già avvenuta nell’87, quando doveva esserci la staffetta tra Craxi e De Mita: in quell’occasione, dopo tanti rifiuti, il governo Fanfani lo fece, la Dc pensava che i socialisti avrebbero votato contro e allora Craxi, che non era stupido, votò a favore, e a quel punto la Dc presentò una mozione di sfiducia. Ma insomma, è un precedente un po’ scandaloso ».

Addirittura scandaloso?

«È scandaloso che il gruppo parlamentare di cui il presidente fa parte e di cui fanno parte tutti i ministri, tutti dc, presenti la mozione di sfiducia. Mi paiono cose che screditano il parlamento, che contribuiscono a diffondere sfiducia nella politica».

Più della questione dei vitalizi, o pensioni che dir si voglia, che scatterebbero proprio in autunno e secondo Grillo sono l’unica vera ragione per cui il parlamento non vuole andare al voto prima?

«Se scattano è perché ci sono decisioni che prende il parlamento in tal senso e che dunque il parlamento può modificare. Se il parlamento dice che ci vogliono due anni in più, tre anni in più, sette anni in più, lo può fare. Il Pd invece di chiedere le elezioni, faccia questa modifica».

Non credo che passerebbe.

«E come no, il Pd non ha la maggioranza assoluta?»

Solo alla Camera.

«E la faccia alla Camera. E se passa lì, poi il Senato dovrà seguire».

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