Lucano: “Riace modello di accoglienza, qui parla il cuore e non le paure”

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Il sindaco entrato nella top 50 di Fortune: “Non mi piace sentirmi chiamare potente”

Oggi l’elogio di Fortune, ma per “Mimmuzzo” Lucano non è la prima ribalta internazionale. Nel 2009, davanti a una platea di premi Nobel a Berlino, il regista Wim Wenders dedicò al sindaco di Riace parole significative: «La vera utopia non è la caduta del Muro, che riguarda il passato, ma ciò che accade in alcuni paesi della Calabria». Il regista, in Italia per un cortometraggio digitale, aveva scoperto che la sua fiaba sull’immigrazione era già stata realizzata proprio da quel sindaco precursore dell’accoglienza. Dall’incontro sono nati “Il Volo” e una lunga amicizia. Come quella che lega Lucano, ex insegnante al terzo mandato come primo cittadino del Comune della Locride, alla presidente della Camera Laura Boldrini, conosciuta da portavoce dell’Unhcr e ora cittadina onoraria di Riace, e all’ex governatore Agazio Loiero che fece una proposta di legge sul “modello Riace” di integrazione dei migranti.

Sindaco, davvero non le piace essere inserito tra le 50 persone più potenti del mondo?

“Questa definizione non mi piace, e nemmeno la notorietà. Sono parole che non fanno parte del mio lessico. Sono sospettoso nei confronti del potere, anche se ormai ho maturato gli anticorpi”.

Si occupa di accoglienza da oltre 25 anni. È vero che la chiamano Mimmo ‘o curdu?

“Sì, perché mi sono occupato molto di quello sbarco nel ‘98. Ha colpito la mia sensibilità ed è diventata una passione. Era un bel giorno d’estate: mi sono immedesimato nelle storie di gente in fuga al punto che sono diventate parte importante della mia vita”.

Perché ha deciso di dare ai migranti le case vuote?

“Il nostro è un territorio depresso e in forte declino demografico. Mi sono chiesto che senso avesse immagina re opere pubbliche e piani di sviluppo quando chiudono le scuole. Meglio recuperare l’esistente partendo dai luoghi abbandonati. E gli arrivi hanno fornito soluzione ai nostri problemi sociali”.

Il modello Riace funziona?

“Oggi su 500 abitanti del centro storico il 50% sono migranti. È una percentuale molto alta. Mi lasci dire che conta anche la fierezza di incontrare altra gente. È nel nostro dna avere a che fare con viaggiatori: dopo i greci qui sono arrivati turchi, spagnoli, piemontesi”.

Raccontano che a Riace si parli calabrese e tigrino.

“E curdo, palestinese, amerindo…Abbiamo scelto di lasciar parlare il cuore anziché le paure”.

I suoi concittadini sono contenti?

“Mi hanno votato tre volte. Li ho convinti sul campo. Pensi che la prima volta, nel ‘95, mio padre non mi votò. Mi considerava un utopista: il tuo è un sogno e non spreco il mio voto, disse”.

Allora le parole di Wenders saranno state una doppia soddisfazione.

“Mi ha chiamato ieri un suo collaboratore per farmi i complimenti. Credo di fare qualcosa che ha valore politico, anche se non legato a un partito. Riace appartiene al mondo, a tutti. Essere di sinistra vuol dire avere attenzione ai deboli”.

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