Lorenzin: “Tagliamo solo gli sprechi. No all’aumento dei ticket”

Sanità
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 6 novembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La ministra della Sanità: “Troveremo qualche centinaio di milioni per i medicinali innovativi e per le stabilizzazioni dei precari durante l’esame della manovra in parlamento”

«Secondo me il nodo sanità nella legge di Stabilità è stato risolto con la riunione di pochi giorni fa, che stabilisce un metodo di lavoro comune molto importante per tutto il comparto. Resta da recuperare qualche centinaio di milioni per alcune voci (come i farmaci innovativi), che sono fiduciosa riusciremo a individuare nelle pieghe di bilancio durante l’esame in Parlamento». Beatrice Lorenzin è un fiume in piena, parla a raffica di costi standard, piani di rientro, intese programmatiche, tagli reali e tagli immaginari. La «matassa» sanità è complicatissima da districare, e quando si intreccia con le ragioni dell’Economia (nel senso di ministero) diventa molto difficile discernere le ragioni e i torti. «Da ministro della Salute dico: non c’è più spazio per tagli lineari , bisogna avere un piano per il sistema salute (ed è il patto della salute) e attuarlo. Non va bene fare cassa con la sanità, che è un bene comune essenziale per tutti i cittadini. Da membro del governo aggiungo che è importante imparare a spendere bene, e che ci sono margini per recuperare miliardi nel nostro comparto».

Il presidente Chiamparino ha detto che è pronto a fare un accordo a patto che il fondo aumenti di un miliardo anche nel 2017 e nel 2018.
«Il fondo sanitario aumenta nel triennio molto di più, si rimanda all’intesa del 2017. Di miliardi ce ne sono di più, il vero tema è l’extra sanitario».

I governatori parlano di tagli fino a 17 miliardi nel triennio.
«Ripeto, si riferiscono all’intero bilancio regionale, e non al fondo sanitario, che è fissato a 111 miliardi per il 2016 (da 109,7 quest’anno), poi a 117 nel 2017 e 118 nel 2019. Il governatore Chiamparino si riferisce ai risparmi previsti di 4 miliardi nel 2017 e di 5 nel 2018: se ha parlato di sanità vuol dire che le Regioni hanno già deciso di reperire quei risparmi dal fondo sanitario, io spero che risolveremo in altro modo, abbiamo un anno per lavorarci. Il tema del funzionamento delle Regioni  al netto della sanità è una questione reale e l’abbiamo affrontata anche con il decreto approvato venerdì  dando respiro sul pregresso».

Non c’è molto altro nei bilanci regionali.
«Io preferirei che la sanità non venisse toccata, e che si accompagnassero le Regioni in un processo di ristrutturazione delle spese anche sulle altre voci, per favorire i risparmi di spesa e l’efficienza. Con questa manovra , la prima espansiva da un decennio, il Pil aumenterà e si libereranno più risorse, anche se ribadisco che da quest’anno le leve di risparmio rimangono in sanità».

Quali voci di spesa si potrebbero finanziare con ulteriori risorse da reperire nelle pieghe di bilancio?
«Penso ai farmaci innovativi come per l’epatite C e alle risorse necessarie per cominciare a stabilizzare i precari, c’è un problema forte del comparto sul personale : credo che durante l’esame della legge riusciremo a reperire le risorse necessarie».

Non le sembra strano che lo stesso governo preveda prima 115 miliardi nel patto per la salute, poi 113 nel Def e infine 111 nella Stabilità e neghi che ci sia un taglio?
«Accade sempre così: il Def è una proiezione tendenziale dei costi in base alla popolazione e al Pil, poi il bilancio vero è quello che è scritto nella Stabilità. Quanto al patto per la salute, sono state le Regioni a decidere di rinunciare ai due miliardi in più del fondo  l’anno scorso per finanziare le altre voci. La Sanità è un sistema molto complesso, ma negli ultimi anni abbiamo fatto dei passi avanti da gigante. Tra il 2003 e il 2009 la spesa è esplosa, tanto che quando il Paese si è trovato nell’emergenza finanziaria il comparto ha subito un taglio per 25 miliardi. Una decisione dolorosa, perché non è stata fatta sui processi, ma sulla cassa, finendo per depauperare alcuni servizi. Due anni fa abbiamo fatto un patto per la salute molto innovativo. Abbiamo valutato che con l’invecchiamento della popolazione e l’avvento dei farmaci innovativi e della medicina personalizzata la domanda è destinata ad aumentare del 2% .A questo punto abbiamo deciso di correre ai ripari, agendo sui processi per favorire risparmi del sistema, da reinvestire nello stesso comparto. I margini di risparmio sono molti, c’è chi dice 10 miliardi chi addirittura 30. Solo con la centrale unica di acquisti si può tagliare la spesa del 15%».

C’è qualcuno che continua a parlare di tagli lineari.
«Guardi, da quando sono ministro, cioè dal 2013, il fondo è passato da 107 a 111 miliardi, aumentando sistematicamente di un miliardo all’anno. Non so a cosa si riferisce chi parla di tagli lineari. Per il 2016 poi non si può parlare di taglio, perché quelle risorse non erano state ancora stanziate in bilancio: siamo davvero fuori tema».

Pensa che sia possibile che qualche Regione aumenti il ticket?
«L’aumento del ticket non è proponibile. Abbiamo un tema serio che riguarda le nuove povertà, non credo che sia praticabile oggi quella strada».

Si è pentita di aver fatto quel riferimento contro il federalismo? Le Regioni si sono arrabbiate.
«Sono anni che dico che il titoloV non funziona, non credo nei tabù. Oggi abbiamo un’Italia divisa in due, con alcune zone in grande sofferenza. Credo che lo Stato stia facendo la sua parte di controllore, come richiede la normativa vigente, e sta svolgendo un ruolo molto importante per tenere assieme nord e sud, Regioni più virtuose e meno virtuose. Dopo molti anni oggi c’è dialogo: al tavolo appena partito le stesse Regioni hanno proposto di attivare un sistema premiale per i virtuosi. Discutendo sapremo trovare la soluzione per fare in modo che chi già va bene vada meglio e chi è indietro possa realmente risalire. Ricordiamoci che parliamo del diritto alla salute».

Su Roma cosa dice? Anche lì pentita di aver proposto Pd e Ncd assieme con Marchini?
«Non sono stata così basica (sorride, ndr). Guardi, scriva che sono una sognatrice e che sogno per la mia città una mobilitazione dei migliori, che esprima le forze migliori che ci sono. Aggiungo, anche se non me l’ha chiesto, che io non mi candiderò. Faccio la ministra di un settore importante come la sanità, vorrei attuare le riforme che ho realizzato».

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