Lorenzin: “Inaccettabile che si muoia di parto per inefficienze o carenze”

Sanità
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 6 novembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Le strutture affidabili sono quelle che registrano oltre 500 parti all’anno. Solo sei regioni hanno aderito al progetto dell’Istituto superiore di sanità

Sette decessi in pochi giorni, tutti avvenuti sotto le feste. Quattro donne in gravidanza e tre bambini mai nati dal 24 dicembre a ieri.

Ministro Beatrice Lorenzin, cosa accade? Perchè si muore ancora di parto in Italia? Come spiega questi decessi uno dietro l’altro?
«È un tema tragico che mi tocca particolarmente, purtoppo si muore ancora di parto, ma è inaccettabile che ció avvenga per inefficienze o carenze di sicurezza.Sono due anni che stiamo cercando di definire con le regioni nuovi e più forti procedure per il parto sicuro in Italia, per la donna e il nascituro. Nel frattempo, i nostri ispettori sono a lavoro sui singoli casi diversi l’uno dall’altro, purtroppo accaduti sotto le feste: stiamo aspettando le relazioni caso per caso, avremo presto una valutazione in base agli esami autoptici e anche sull’efficenza della strutture sanitarie coinvolte, come di ció che è avvenuto prima che queste donne arrivassero in ospedale». Si, ma fa comunque impressione la sequenza di tutti questi drammi in sequenza temporale così ravvicinata. Non trova? «Certamente. Ma la nostra attenzione è totale sull’assistenza per una gravidanza più sicura».

Ministro, come può una singola cittadina in gravidanza capire che la struttura che ha scelto per essere seguita fino al parto è sicura?
«Innanzitutto un dato: le strutture affidabili sono quelle che registrano oltre 500 parti all’anno. Ciò dimostra che in questo punto nascita si ha la giusta assistenza standard poi bisogna che l’ospedale garantisca l’assistenza pediatrica e ‘accesso ad una rete neo natale collegata anche con la terapia intensiva. L’ottimo è ovviamente in quelle strutture che hanno tutto, E’ un indice di affidabilità, anche perché nei casi in cui si dovesse verificare qualche complicanza si è pronti ad intervenire subito, senza dover trasferire la paziente in gestazione in una struttura più attrezzata rispetto a quella in cui si è già ricoverati. Pensi ad alcuni punti nascita che stiamo chiudendo che fanno poco più di 100 parti l’anno, non possono garantire di certo l’assistenza necessaria. Personalmente , quando ho partorito ( in urgenza) mi sono recata in una una struttura con un alto numero di parti all’anno, quasi 7000.500 è un numero convenzionale al ribasso, lo standard minimo europeo è di 1000, l’Italia è scesa a 500 per le sue condizioni oleografiche».

Purtroppo in questi giorni sono arrivate notizie bruttissime: decessi e sofferenze neonatali. Cosa state facendo al riguardo?
«Il nostro piano per il parto sicuro prevede anche una grande attenzione al monitoraggio costante della puerpera: è importantissimo conoscere a menadito la storia clinica personale del paziente che si ha in cura: i fattori di rischio in gravidanza , soprattutto dopo i 30-35 anni possono essere tanti: diabete, scompensi cardiaci. L’improvviso aumento di peso di una donna gravidanza è un rischio mai da sottovalutare. Stessa cosa il consumo di alcool e di fumo. I punti nascita devono tenere conto dei fattori di rischio così come il percorso prima di arrivare al parto deve essere ben monitorato dal medico.Tutti i punti nascita che non potranno garantire la presenza costante di un pediatra h24 o dell’accesso alla rete neonatale non potranno di certo godere di alcuna deroga. Saremmo ferrei su questo».

Esiste attualmente una mappa dei punti nascita sicuri?
«Le ultime statistiche Ocse rivelano che partorire in Italia è relativamente sicuro in linea generale. Secondo la rivista Lancet del 2010 l’Italia è il paese con una bassa mortalità materna: 10 decessi ogni 100mila nati vivi. Il Belpaese è quindi in linea con i valori medio-bassi degli altri paesi europei, come Francia e Gran Bretagna. Sicuramente ci sono zone critiche dove serve un impegno rigoroso di tutti i soggetti istituzionali».

Perchè il progetto di sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità in piedi da circa due anni coinvolge solo sei regioni?
«Perché solo queste hanno aderito, sempre e solo le solite sei regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia».

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