Lo scienziato italiano che “accende” il cervello

Tipi tosti
simone rossi 3 lab

Simone Rossi è un faro a livello internazionale nello studio del potenziamento cognitivo

E’ fra i top 100 italian scientists, al rank 37 nell’area delle Neuroscienze ed è stato tra i primi ad introdurre nel nostro Paese la cosiddetta TMS, la stimolazione transcranica, inventata in Inghilterra alla fine degli anni ’80, un’alternativa all’elettroschock. Si considera un ospedaliero anomalo perché, pur prestato all’assistenza, ha fatto sempre ricerca.

simone rossi 1Il tipo tosto questa volta è il maremmano Simone Rossi, nato nel 1960 a Massa Marittima (Grosseto) e appena diventato Professore Associato in Fisiologia Umana presso l’Università di Siena, che, con Emiliano Santarnecchi – attualmente ad Harvard – guida il Laboratorio di Investigazione cerebrale e neuromodulazione della città del Palio.Per la parte clinica, coordina il Centro locale per la Malattia di Parkinson.

Un faro a livello internazionale nello studio del potenziamento cognitivo e, appunto della TMS, nonostante la sua équipe sia molto fluida.  Infatti, non ha personale strutturato, solo dottorandi in Neuroscienze, contrattisti a progetto, frequentatori volontari, fisioterapisti o specializzandi in Neurofisiopatologia, Neurologia, Psichiatria, Neurochirurgia e Ingegneria.

“Purtroppo – afferma Rossi – negli ultimi anni alcuni allievi del Lab hanno trovato lavoro in prestigiose Università straniere. Oltre a Santarnecchi, che continua, comunque, a lavorare con noi, sono andati via: Matteo Feurra, che ha frequentato il Lab per tre anni e poi si è trasferito a Mosca, grazie ad un Progetto ministeriale (“Giovani Ricercatori”), Giulia Galli, ora a Kingston (Londra), Martina Di Simplicio a Cambridge, Antonio Mantovani a New York e Giovanni Bianco a Lugano. E questo perché nel nostro Paese il processo formativo per un ricercatore costa in media 300 mila euro. Troppo, evidentemente, per l’Italia. E’ stato un grande dispiacere perdere tanti talenti. Ma siamo talmente appassionati che, anche in pochi e con scarse risorse economiche, andiamo avanti.  Siamo riusciti ad avviare una serie di collaborazioni, all’estero, con: Università di Harvard, City College of New York, Oxford, Parigi (Ospedale Creteil), Friburgo (Germania). In Italia, invece, siamo agganciati a Roma (Prof. Rossini), Brescia (Prof. Miniussi), Milano (Prof. Cappa),  Pisa (Prof. Pietrini e Ricciardi per la parte dineuroimaging) e Firenze (Cincotta e Giovannelli)”.

Quando ha iniziato ad occuparsi di TMS?

Ho pubblicato il primo contributo scientifico sulla TMS nel 1996, con il professore Rossini, quando ero a Roma. Fu proprio lui a portare in Italia questa pratica. Mi sembrò subito una opportunità di studio straordinaria ed innovativa. Per la prima volta si poteva stimolare il cervello dall’esterno, senza provocare dolore. Prima si usava la stimolazione elettrica, molto fastidiosa.  Negli anni successivi, dopo il rientro a Siena, ho fondato il Laboratorio di stimolazione cerebrale e iniziato ad utilizzare anche la TMS ripetitiva (rTMS) come metodica di indagine per le funzioni cerebrali superiori (per esempio, la memoria) e come strumento terapeutico. Nel 2008, proprio a Siena, su commissione della IFCN (International Federation of Clinical Neurophysiology), si è svolto un meeting con una quarantina di esperti internazionali, dal quale sono scaturite le linee guida di utilizzo e sicurezza della TMS, oggi vigenti.

Ci spiega in sintesi cos’è la stimolazione transcranica?

La TMS è un metodo non invasivo per portare corrente nel cervello. Il campo magnetico generato da un’intensa corrente (fino a 2000 volts) – che percorre le bobine di rame della sonda appoggiata sulla testa – passa in modo indolore e non attenuato, attraverso osso, meningi e liquor. E si trasforma in campo elettrico – grazie al principio fisico di Faraday – sugli strati più superficiali della corteccia. Parliamo di stimolazione magnetica, ma, di fatto, quella del tessuto nervoso è elettrica. Gli impulsi sono molto rapidi (durano circa 200 microsecondi), ma molto intensi. Per questo sono in grado di attivare i neuroni corticali.

Come la stimolazione può essere curativa?

E’ l’applicazione ripetuta delle stimolazioni (rTMST) che può far cambiare il modo attraverso cui gruppi di neuroni parlano fra di loro. E questo dura nel tempo, anche dopo la fine dell’applicazione. Quando si opera, si può decidere se usare la TMS in modo da inibire o eccitare un determinato circuito neuronale.

A quali patologie si può applicare?

In teoria in molte patologie neurologiche e psichiatriche. Secondo le evidenze scientifiche, basate su ampie casistiche, si può utilizzare in modo certo in caso di depressione unipolare resistente ai farmaci e nel dolore cronico, dopo un ictus per recuperare una mano paralizzata e per ridurre leallucinazioni uditive nella schizofrenia. Si stanno studiando, con esisto positivo, gli effetti della TMS sul Parkinson e sulla riduzione dei sintomi di tipoossessivo-compulsivo.

Diceva che la TMS è diversa dall’elettroshock.

Sì. L’elettroshock usa correnti di gran lunga superiori, causa sempre crisi epilettiche e richiede l’anestesia generale. Senza contare che ha effetti devastanti soprattutto sulla memoria.

In quali Paesi è praticata la Tms?

Il trattamento con la stimolazione transcranica per la depressione che non si riesce a curare con i farmaci è già riconosciuto e rimborsato dalle assicurazioni private per la salute dalla FDA negli USA. E’ già applicato anche in Canada, Israele ed in Brasile. Sta per essere riconosciuto in alcuni Paesi europei. L’Italia è indietro. Io ed alcuni colleghi della Società Italiana di Neurofisiologia Clinica (Massimo Cincotta di Firenze,Vincenzo Di Lazzaro del Campus Biomedico Roma, Angelo Quartarone di Messina e Letizia Leocani del San Raffaele Milano), ci siamo attivati per ottenere il riconoscimento delle sedute di rTMS fra le terapie dispensabili dal Sistema Sanitario Nazionale, almeno per le patologie in cui l’effetto è al momento certo. Per il momento, i trattamenti in strutture pubbliche – di solito centri universitari – possono essere effettuati solo nell’ambito di studi ben precisi e i pazienti sono volontari.  Per fare questi studi è necessario ottenere finanziamenti da bandi pubblici o fondazioni private. L’apparecchiatura per la TMS costa alcune migliaia di euro. E, ovvio, non c’è interesse da parte delle case farmaceutiche a supportare questa pratica. Ma numerosi centri privati si stanno attrezzando per offrire il trattamento con rTMS, a costi non proprio bassi. Il guaio è che lì la stimolazione si pratica senza controlli.

La cura ha effetti collaterali o controindicazioni?

Le controindicazioni valide per l’esecuzione della risonanza magnetica, ad esempio, la presenza di metallo intracranico. Gli effetti collaterali sono in genere lievi e transitori: cefalea, contrazioni muscolari, tachicardia, raramente senso di svenimento. Gli effetti collaterali più temibili, anche se molto rari (meno dell’1%), sono due: un’eccitazione psicomotoria e una crisi epilettica. Per questo dico sempre che questi trattamenti devono essere effettuati sotto controllo e attenendosi alle linee guida internazionali.

In futuro?

Non vorrei vedere più l’uso sconsiderato, a domicilio, delle metodiche di stimolazione cerebrale: il “do it yourself” elettrico. Per fortuna ci sono campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul problema del “neuroenhancement” (o potenziamento cognitivo), come quella portata avanti all’interno di NERRI (Neuro-Enhancement Responsible Reaserach and Innovation), un progetto finanziato dalla Comunità Europea, che coinvolge come partner anche la fondazione Toscana Life Science, un incubatore d’impresa di Siena. Poi, mi piacerebbe che venisse regolamentato quanto prima l’utilizzo della rTMS nel sistema Sanitario Nazionale e si creasse un Centro per la “Neuromodulazione Non Invasiva”, magari come realtà regionale, in grado di riunire più Atenei.

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