“L’Italicum si può modificare ma il Pd deve restare unito”. Parla Violante

Referendum
LUCIANO VIOLANTE - LUCIANO VIOLANTE - fotografo: IMAGOECONOMICA

L’ex presidente della Camera: “Interferenza Usa per il Sì al referendum? In un mondo globalizzato è normale esprimere giudizi sugli altri Paesi”

“In palio c’è l’Italia, non il governo”, ribadisce Luciano Violante, entrando nel merito della riforma costituzionale. Il suo è sempre stato un Sì convinto, da chi la materia la conosce come la sue tasche. Per questo, come il presidente emerito Giorgio Napolitano, dice che bisognerebbe confrontarsi nel merito. Al Pd suggerisce di non arrivare all’appuntamento d’autunno spaccato. Quanto all’Italicum è convinto che si possa e si debba rivedere, ma dopo il referendum, quando sarà chiaro quale sarà l’ass etto costituzionale. Nei giorni scorsi nel suo blog ha detto come la pensa su un possibile modello: i collegi uninominali della legge Mattarella, “trasformando almeno una parte della vecchia quota proporzionale, 155 seggi, in premio di maggioranza per chi conquista il maggior numero dei collegi, che complessivamente sarebbero, proprio in base a quella legge, 475″.

Oppure si potrebbe intervenire sul ballottaggio, prevedendo la possibilità di coalizione tra il primo e il secondo turno. Ma prima bisogna incassare l’ok definitivo alla riforma.

Violante, iniziamo dall’ultima polemica. L’endorsement dell’ambasciatore Usa ha scatenato l’ennesi – ma polemica, da Fi al M5s, a Si, allo stesso Pier Luigi Bersani, nel Pd. Un errore diplomatico o una preoccupazione legittima di chi guarda al nostro Paese?

“Comprendo la polemica interna ad uno scontro elettorale. Ma in un mondo globalizzato e perennemente comunicante è normale esprimere valutazioni su ciò che accade in altri Paesi. Lo hanno fatto in tanti per il voto su Brexit”.

Altro fronte polemico: Bersani dice che se restano così le cose non ci sarà il suo Sì alle riforme. Sbaglia a legare il Sì al cambio dell’Italicum o pone un tema reale?

“Conosco da alcuni decenni la serietà di Pier Luigi Bersani. Pone un tema reale che condivido e trovo positiva la disponibilità del Presidente del Consiglio. È peraltro evidente che la riforma si potrà fare solo dopo l’esito del referendum, quando sarà riformato o confermato l’assetto costituzionale. Le leggi elettorali stabiliscono come si eleggono i parlamentari che dovranno gestire le funzioni previste dalla Costituzione; in caso di vittoria del No, non auspicabile, le funzioni restano le stesse serve un certo tipo di legge elettorale; in caso di vittoria del Sì, le funzioni cambiano e occorre una diversa legge elettorale”.

La minoranza è rimasta delusa dall’intervento del segretario alla Festa dell’Unità di Catania. Renzi avrebbe dovuto impegnare il Pd a lavorare attorno a una nuova proposta?

“Sarebbe utile che il Presidente del Consiglio chiedesse ai presidenti dei gruppi di maggioranza di prendere contatto con gli altri presidenti di gruppo e con i comitati del Sì e del No per acquisire disponibilità e proposte sulla riforma della legge elettorale. È necessario ora andare oltre le semplici dichiarazioni, che peraltro, ribadisco, sono state importanti”.

Crede possibile, se si arrivasse in queste condizioni al referendum, rimettere insieme i pezzi del Pd?

“Non bisogna arrivare in queste condizioni. Occorre da parte di tutti rispetto e disponibilità a considerare prioritaria la credibilità del PD. Un partito democratico discute, e si divide ma poi deve trovare un punto di unità e, ripeto, di rispetto che è fondamentale per la sopravvivenza di una comunità politica”.

Il ministro Padoan ha spiegato le ragioni del Sì dal suo punto di vista: taglio dei costi della politica, certezza della durata del processo legislativo e quindi spinta in avanti anche per l’economia. È anche questo la riforma costituzionale?

“La riforma apre una fase di modernizzazione del Paese, con più velocità, più stabilità e maggiore capacità di decidere. Sono qualità che un economista non può non apprezzare”.

Ci sono ancora moltissimi italiani che pur non conoscendo i contenuti della riforma dicono che voteranno No per dare la spallata al governo. Come si inverte la rotta?

“La campagna elettorale serve a spiegare i contenuti specifici della riforma. Il sì e il no hanno pari dignità e pari legittimazione. Ma hanno effetti radicalmente diversi. Non è una scadenza banale: si decide del futuro del Paese nel quale vivranno i nostri figli e i nostri nipoti. In palio c’è l’Italia non il governo”

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