“L’industria è ripartita, così torneremo a crescere”

Economia
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in occasione della tavola rotonda per discutere su utilizzo e programmazione di spesa dei Fondi Strutturali Europei, Reggio Calabria, 23 aprile 2015. ANSA/MARCO COSTANTINO

Intervista al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed economista Claudio De Vincenti, l’uomo che ha gestito e risolto le grandi vertenze che rischiavano di lasciare nel dramma migliaia di lavoratori: dalle acciaierie di Terni alla Whirlpool di Carinaro, dall’Ilva di Taranto al porto e alla acciaieria di Piombino.

«Sono il signor Wolf, risolvo problemi ». Non è certo l’Harvey Keitel, il risolutore di Quentin Tarantino, ma se c’è uno che a Palazzo Chigi tutti cercano e chiamano per risolvere problemi, vertenze e crisi industriali, questo è Claudio De Vincenti. Romano, 66 anni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è un economista esperto in cure ricostituenti per l’industria italiana.

È soprattutto l’uomo che ha gestito e risolto le grandi vertenze che rischiavano di lasciare nel dramma migliaia di lavoratori: dalle acciaierie di Terni alla Whirlpool di Carinaro, dall’Ilva di Taranto al porto e alla acciaieria di Piombino. La sua prima pubblicazione scientifica risale al 1978, sull’influenza di Karl Marx sul pensiero dell’economista Piero Sraffa. Dunque, nessuno meglio di De Vincenti può entrare sul primo tema di questa intervista: la sinistra e le tasse, o meglio quel “giù le tasse” grazie al quale Renzi ha collocato il Partito democratico fuori dal perimetro classico della tradizionale immagine lacrime e sangue della sinistra italiana. Meno 45-50 miliardi in quattro anni sulle imposte su casa, imprese, pensionati non è un annuncio da poco. L’accusa al Pd, piovuta soprattutto dal centrodestra, è di aver rispolverato lo slogan caro dell’avversario storico, di aver toccato un tabù e il loro totem. E’ così? E’ di sinistra o no abbassare le tasse nell’anno 2015? «E’ un’impostazione di sinistra, altro che berlusconismo! Veramente Berlusconi ha abbassato le tasse solo a parole: in realtà, con lui la pressione fiscale non è diminuita per nulla, soprattutto sul lavoro e sulle imprese. Il fatto è che la gestione berlusconiana della macchina pubblica, espandendone le inefficienze e le aree di privilegio, ha penalizzato i servizi alla popolazione senza ridurre la tassazione. Il Governo Renzi ragiona in modo opposto: è un dovere di chi governa amministrare in modo rigoroso i soldi dei cittadini; la spesa pubblica deve produrre servizi e produrli in modo efficiente. Questo è il senso della spending review, ed è grazie a questo modo di gestire la macchina pubblica al servizio dei cittadini che è possibile e doveroso ridurre la pressione fiscale».

Eppure, è proprio l’eliminazione dell’imposta sulla prima casa che viene vista, da sinistra, come un esempio di manovra “intrisa di berlusconismo”. Che ne pensi? «Che non è così e Berlusconi ha fatto solo quella! Noi invece abbiamo cominciato dando un segnale preciso ai lavoratori con gli 80 euro in più, che sono proprio una riduzione di 80 euro al mese dell’Irpef, e quindi dell’imposta sul lavoro. Abbiamo continuato con l’esclusione dalla base imponibile Irap del costo del lavoro e con la decontribuzione sui nuovi assunti a tempo indeterminato, riducendo quindi il cuneo fiscale per le imprese e favorendo l’occupazione dei lavoratori. Ora agiremo sulla prima casa, che riguarda tantissime famiglie italiane, per poi ridurre l’Ires – ossia l’imposta sui redditi d’impresa – e favorire il reinvestimento degli utili e passare poi, via via che la crescita che stiamo innescando genererà le risorse necessarie, alla riforma dell’Irpef per ridurla e renderla più equa».

E la storica questione nazionale dell’evasione fiscale? «C’è. Il tutto è accompagnato dal contrasto rigoroso dell’evasione fiscale: l’evasore non ruba astrattamente allo Stato ma ruba concretamente ai suoi concittadini».

Sono stati alimentati alcuni equivoci sulla revisione della spesa in corso a Palazzo Chigi, altro tema e opportunità cruciale. Ad esempio, sul nervo scoperto della sanità, escludi che la spending review sia un’accetta sui servizi e quindi sulla vita quotidiana dei cittadini? La sanità sarà di nuovo terreno di ulteriori tagli? «La sanità è il settore che dimostra al meglio quanto ho appena detto: le Regioni in cui i costi delle presta piccozioni sanitarie sono più alti, e dove quindi si è dovuto ricorrere ai Piani di rientro, sono anche quelle dove la qualità dei servizi è peggiore. In altri termini, il rigore nella spesa va a braccetto con l’efficacia delle prestazioni per i cittadini».

Ma è sufficiente per la crescita la sola riduzione delle tasse? «È di certo una componente essenziale: la riduzione delle imposte su lavoro e famiglie libera risorse per sostenere i consumi, l’abbattimento del cuneo fiscale migliora la competitività delle imprese, la riduzione del carico fiscale sulle imprese attira capitali e investimenti. Ma nell’orizzonte di legislatura ci sono anche altre componenti, altrettanto importanti. Prima di tutto è in atto uno sforzo notevole per sbloccare gli investimenti infrastrutturali: dallo Sblocca Italia al Piano per la Banda Ultralarga, alla Programmazione dei Fondi Europei, stiamo mettendo in campo strumenti e risorse per rimontare il gap infrastrutturale che ostacola le attività produttive e compromette la qualità della vita dei cittadini».

L’annuncio del piano di investimenti da 12 miliardi, pubblici e privati, per la diffusione della Banda Ultralarga, con il forte interesse e il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti, Enel e i gestori della telefonia per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea è stato ufficializzato dopo l’approvazione da parte del Cipe del programma operativo e uno stanziamento di 2,2 miliardi. E’ la chiave di volta per il nostro Paese, e in particolare per il Mezzogiorno? «È sicuramente l’infrastruttura tecnologica decisiva per la competitività dell’economia italiana, una economia che deve giocare le sue carte sulla qualità e sull’innovazione: sul terreno delle telecomunicazioni non solo non possiamo restare indietro rispetto ai nostri partner ma dobbiamo portarci più avanti. E, per quanto riguarda il Mezzogiorno, la Banda Ultralarga è essenziale per non lasciarlo indietro e collocarlo appieno sulla frontiera della globalizzazione. Ma attenzione, non c’è solo questo importantissimo investimento, ma ci sono anche trasporti, logistica, infrastrutture energetiche, risanamento delle reti idriche, ciclo dei rifiuti tecnologicamente avanzato. Sono altrettante nervature essenziali per l’economia e la società italiana e per il Mezzogiorno».

Landini proprio ieri avvertiva che non si vive e non si riparte con il solo turismo. L’industria manifatturiera che posto occupa nell’agenda del Governo? «Abbiamo dimostrato coi fatti che attribuiamo alla manifattura un ruolo chiave, come settore generatore di innovazione con ricadute positive su tutta l’economia: spinta agli investimenti (Nuova Sabatini, credito d’imposta investimenti incrementali), incentivi a Ricerca e Sviluppo (credito d’imposta R&S), riduzione del prezzo dell’energia, nuovi canali di finanziamento per le piccole e medie imprese, fisco favorevole alla capitalizzazione, sono alcune delle misure che il Governo ha messo in atto e di cui vediamo i primi frutti nei segnali di ripresa della produzione e degli investimenti. Ma non solo, decisivo si sta rivelando il sostegno allo sviluppo fornito dalle società partecipate dallo Stato: gli investimenti infrastrutturali di Terna e Snam controllate da Cdp Reti, il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti al finanziamento delle piccozioni le e medie imprese, gli interventi di Fondo Strategico Italiano in alcune realtà industriali di grande rilievo per l’economia italiana, il nuovo Piano industriale di Finmeccanica concentrato nei settori ad alta innovazione, la leadership mondiale di Fincantieri nelle navi da crociera. E potrei continuare a lungo. Tutto questo configura una vera e propria politica industriale, che costituisce un’altra componente essenziale dell’orizzonte di legislatura ».

Ma se è così, allora come si spiegano i rapporti sempre così spigolosi col sindacato? «La dialettica governo-sindacati fa parte della fisiologia democratica. Così come il Governo è impegnato a raccogliere la sfida che i cambiamenti nell’economia impongono, altrettanto sono chiamati a fare i sindacati. Fin qui questo passaggio è stato segnato da molti attriti. Ma se tutti accettiamo di guardare senza veli le novità in atto e di confrontarci nel merito delle questioni, come peraltro stiamo già facendo nelle situazioni di crisi aziendale, è possibile sviluppare una dialettica costruttiva. Politica industriale, crescita e occupazione sono i terreni di elezione di questo confronto. I lavoratori sarebbero i primi a giovarsene».

Orizzonte di legislatura 2018. Davvero pensate di farcela? «Abbiamo assoluto bisogno di un orizzonte di legislatura, che dia coerenza alle azioni per sostenere la ripresa e ridare finalmente una prospettiva di lavoro ai nostri giovani. Il Partito democratico svolge e svolgerà questa funzione essenziale nell’interesse del Paese».

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