Lei accomodante, lui serio: i due leader visti da vicino. Parla Anna Paola Concia

Europa
epa05133574 German Chancellor Angela Merkel (R) points the way to Italy's Prime Minister Matteo Renzi in Berlin, Germany, 29 January 2016. Renzi is on an official visit to Germany.  EPA/MICHAEL KAPPELER

Il linguaggio del corpo di Angela e Matteo

C’era anche Anna Paola Concia alla conferenza stampa di Angela Merkel e Matteo Renzi di oggi a Berlino. Accreditata per l’Unità (domani il suo pezzo sul giornale), l’ex deputata del Pd nonché esponente della Direzione, conosce bene movenze e tic della Cancelliera e del premier e così la sua impressione va registrata.

Il clima era un po’ freddino, così almeno è parso. O no?

Mah, più che freddezza mi sembra ci sia stata molta sobrietà, compostezza. In un clima alla pari, lo voglio sottolineare. Perché la Merkel ha molto bisogno dell’Italia e Renzi ha molto bisogno della Germania, e tutti e due dell’Europa. Poi si sa che lei è un tipo freddo, il che non significa ostile. Al contrario.

Altre volte però la Cancelliera è sembrata più sorridente, più alla mano, anche in occasione di incontri con Renzi, per esempio a Firenze qualche tempo fa.

Ma anche oggi è stata accomodante, ha chiamato subito Renzi per nome… Il rapporto fra i due è buono. Certo, la Merkel è sempre abbottonata, non è che ci si possa aspettare chissà quale gesto plateale.

E Renzi come le è sembrato?

Molto serio, molto determinato. Molto secco nelle cose che ha detto e per come le ha dette, e anche l’atteggiamento era conseguente. Niente battute, molto sulle cose. Lui come si sa è molto energico, questa volta è stato dentro uno schema più rigido.

Se dovesse tradurre politicamente questo linguaggio del corpo cosa direbbe?

Che si è trattato di un incontro approfondito, anche perché non è stato breve, nel quale lui ha rivendicato il cambiamento che l’Italia ha intrapreso con le riforme e il diritto di aspettarsi qualcosa di più dall’Europa e lei che gli ha dato atto dei passi avanti e ha chiesto maggiore collaborazione sul fronte della questione degli immigrati. Entrambi hanno detto le stesse cose e sono consapevoli che devono lavorare insieme. Poi certo lo hanno fatto con le loro caratteristiche personali che sono diverse. Ma sono alla pari.

 

 

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