Rosato: “Il maggioritario è senza numeri. Intesa sul tedesco”

Legge elettorale
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Il capogruppo dem alla Camera: le proposte degli altri partiti tutte a favore del proporzionale

Quello che vorremmo noi come Partito democratico è un sistema prevalentemente maggioritario, ma se decidiamo di adottare il metodo della più ampia convergenza sulla legge elettorale, allora non si può prescindere dagli altri e comunque bisogna sapere che servono i voti in Aula».

Ettore Rosato, capogruppo alla Camera, difende la creatura, il «Rosatellum», ma poi alza le braccia. «Su quello ci siamo noi e la Lega perché Mdp si è sfilata». E allora?Fondamentali saranno le consultazioni che tra oggi, domani e dopodomani, i dem faranno con i big delle altre forze politiche, da Forza Italia al M5s, prima della direzione di martedì, quando il segretario Matteo Renzi, tirerà le somme e annuncerà la decisione finale.

Rosato, chiuso il patto con Silvio Berlusconi?

«Nessuna strada privilegiata con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale».

E la telefonata con Renzi?

«Mi creda, nessuna telefonata, parliamo con i capigruppo, come accade con le altre forze politiche, ma non ci vederei nulla di strano».

Dal Rosatellum al tedesco, è questo l’esito verso cui si sta andando?

«Non so se ci sarà una convergenza tra le quattro grandi forze politiche del Parlamento su un modello che noi comunque vogliamo sia il più possibile vicino alla nostra proposta».

Con il proporzionale non cambia il Dna del Pd, nato a vocazione maggioritaria?

«Noi nel presentare la nostra proposta ci siamo ispirati al modello tedesco lavorando su un misto di collegi e proporzionale. Per il Pd era e rimane molto importante quel pezzo di maggioritario che aiutava gli elettori nella scelta dei suoi rappresentanti e a facilitare la governabilità il giorno dopo le elezioni. Ma sappiamo che per fare una legge elettorale bisogna avere i numeri e trovare delle convergenze con gli altri partiti, soprattutto al Senato dove non abbiamo mai avuto una maggioranza autosufficiente e ancora di più oggi dove Mdp ha rifiutato in partenza l’ipotesi di una coalizione con il Pd e ha chiesto in più occasioni il sistema tedesco».

Berlusconi oggi dice di vedere le urne molto vicine, soprattutto se si raggiunge l’accordo sulla legge elettorale. Voto in autunno al più tardi?

«Non entro nelle competenze del Presidente della Repubblica, dico con chiarezza però che la legge elettorale va approvata rapidamente, anche alla luce del gravissimo strappo che Mdp ha annunciato oggi abbandonando la maggioranza di governo».

Il ministro Graziano Delrio dice che il proporzionale non porta da nessuna parte. Andrea Orlando idem. Sicuro che l’incidente non si crei prima di tutto nel Pd?

«Non c’è stato alcun cambiamento nella nostra linea. Gli unici emendamenti del Pd sono per rinforzare la nostra proposta sul maggioritario. Dopodiché ci sono le risposte che ci arrivano dagli altri partiti e vanno tutte nella direzione di un proporzionale puro. Martedì ci vedremo in Direzione e decideremo democraticamente se trovare un’intesa coinvolgendo tutti o andare avanti solo con la Lega sulla nostra proposta di legge».

Angelino Alfano non vuol sentire parlare di soglia oltre il 3%. Scenderete dal 5% al 4% con il nuovo sistema elettorale per trovare un punto di equilibrio?

«La nostra preferenza l’abbiamo scrita». Non si rischia l’incidente con Alfan o? «Facendo la legge elettorale dobbiamo pensare a cosa è meglio per il Paese e una soglia alta favorisce le aggregazioni».

A proposito di maggioranza ballerina, Mdp punta il dito contro di lei e il suo emendamento sui voucher. Una forzatura per accelerare la crisi, è l’accusa. Solo illazioni?

«L’emendamento è stato concordato nel dettaglio con il governo, era una risposta agli italiani, a famiglie, imprese e lavoratori che non potevano restare in assenza di uno strumento adeguato. Lo avevamo annunciato con trasparenza contemporaneamente al provvedimento che annullava i voucher».

Cesare Damiano non concorda e contesta che sia avvenuto con un emendamento alla manovrina e non con un provvedimento ad hoc. È stato un errore?

«Io affronterei il contenuto, più che lo strumento. Al ragazzo che deve lavorare il sabato sera in un locale non interessa certo se il contratto che abbiamo creato nasce da un decreto o da un altro strumento legislativo. Quello che interessa è che sia fatto presto e che questo strumento crei tutele. E questo abbiamo fatto, una cosa completamente diversa dai voucher, uno strumento moderno, facilmente attivabile e che garantisce un alto livello di tutele ai lavoratori» .

La minoranza Pd è fortemente critica, dalla legge elettorale ai vocuher. Gli orlandiani in Commissione non hanno votato l’emendamento che è passato grazie ai voti di Fi.

«La dialettica sta nel nostro Dna». Sulle questioni del lavoro la dialettica ha portato alla scissione. Non c’è il rischio di un altro smottamento? «La scissione è stata frutto del rancore verso Renzi. È ora di rassegnarsi all’idea che è passata un’epoca, la ditta non esiste più. Con Pierluigi Bersani segretario e Mario Monti premier abbiamo approvato la riforma Fornero, con Renzi abbiamo approvato le unioni civili e il Dopo di noi. Troppo facile cercare la sinistra nella carta d’identità, noi abbiamo dato un ampio spazio politico in un momento difficile in tutta Europa».

Bersani e Speranza sono convinti che con i voucher avete puntato a far saltare la legislatura.

«Ridicolo. Sono loro che votano da sempre contro il governo. L’incidente lo hanno voluto provocare loro, i parlamentari di Mdp. E poi, iniziamo a dire che i voucher non esistono più».

Se si va al voto, il Pd dove guarda? Oltre Mdp?

«Voglio credere che ci sia ancora uno spazio per un centrosinistra ampio, va trovato un terreno di dialogo tra di noi, altrimenti un piccolo partito a sinistra sarà marginale, destinato a essere solo forza di opposizione e noi saremo più deboli».

Massimo D’Alema ha sentenziato la fine dell’era renziana, proprio facendo l’esempio della legge elettorale.

«È la conferma di quello dicevo prima, prevale una sorta di rancore verso Renzi. Ma vorrei dargli una notizia: l’era del renzismo non esiste, con Matteo il partito è stato più plurale e con una dialettica molto più ampia che in passato». I rapporti con Palazzo Chigi? «Grande sintonia, malgrado i retroscena».

Ci sarà l’incontro Renzi-Berlusconi?

«Non mi risulta. Nelle prossime ore vedremo il capogruppo di Fi, come tutti gli altri partiti e ascolteremo le loro posizioni. Poi, martedì decideremo».

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