L’appello di Pisapia: “Non giudicate il governo ma il merito della riforma”

Referendum
Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia durante la presentazione del Bilancio di responsabilità' sociale della procura di Milano, 11 novembre 2015. 
ANSA / MATTEO BAZZI

L’ex sindaco arancione: «La sinistra potrà incidere alle elezioni ma solo con il dialogo». Agli indecisi: «Nel merito nessun attacco alla democrazia»

Pisapia, finito il mandato da sindaco lei ha cominciato a girare l’Italia. Cosa ha trovato?

«Da sindaco ho conosciuto una sinistra con sensibilità diverse, capace di assumersi delle responsabilità e di fare una buona politica, che significa tra l’altro dare più importanza ai temi che uniscono rispetto a quelli che dividono, senza fare compromessi poco nobili ma mediazioni alte. In cinque anni ho ricevuto moltissime richieste di incontro da realtà le più diverse».

«Nell’esperienza di Milano vedevano un punto di riferimento in cui sinistra e Pd hanno lavorato insieme con risultati positivi riconosciuti da tutti. Ho voluto incontrarle, in città come nei piccoli centri, e dappertutto ho riscontrato una grande volontà di ritrovare lo spirito delle vittorie di Genova, Cagliari e Milano, di una sinistra che sapesse guardare avanti ed essere unita. Molti poi mi vedevano come la persona che poteva rappresentare questo spirito: ho replicato loro che ci vuole una nuova generazione protagonista, a cui la mia però può e vuole dare un contributo ».

Ha anche partecipato a molti incontri sul referendum, che oggi come non mai sembra dividere il mondo della sinistra: una frattura insanabile?

«Ne ho fatti molti, sì, promossi e affollati da chi votava Sì come da chi votava No. Tantissimi erano come me preoccupati di vedere lacerazioni e astio, e di come tutto questo si dovrà e potrà superare dopo il 4 dicembre. È indispensabile farlo, altrimenti lasceremo spazio al Movimento 5 stelle, che pure con delle differenze al suo interno è compatto all’esterno. Del resto è facile esserlo quando sei all’opposizione e devi solo criticare, mentre chi è al governo deve individuare e rendere concrete soluzioni a problemi accresciuti dalla crisi economica. Allora il mio appello a sinistra e centrosinistra è a rispettare posizioni anche diverse, a guardare al merito della riforma e a ricordare che l’esigenza di unità è molto sentita nel nostro popolo. Su un tema così importante come la Costituzione ci sono posizioni diverse, basti pensare che ci saranno elettori del Pd favorevoli al No, così come un 33% di elettori più a sinistra sono orientati per il Sì, come emerge dagli orientamenti di voto. Non si può ignorare che sono donne e uomini uniti dagli stessi valori: su profughi, lavoro, welfare, legalità. Quello che conta per me è che il voto sia consapevole e sul merito del quesito referendario. Non ha senso dire che questa riforma è un attentato alla democrazia, cosa che io non credo e che anche i Costituzionalisti dei Comitati per il No riconoscono».

Insomma non condivide i toni apocalittici di certi attacchi? «A chi avrebbe voluto andare oltre e fare meglio, a chi chiede ‘ma perché allora non abolire del tutto il Senato?’ ricordo che ogni legge è frutto di una mediazione e deve avere i voti per essere approvata. E che, come diceva Foa, occorre pensare al domani e non solo all’oggi. Il mio impegno in questi mesi è stato soprattutto quello di far conoscere come cambierebbe la Costituzione. Purtroppo però il dibattito tra il Sì e il No si è spesso trasformato in scontro solo sui due aspetti più controversi, il bicameralismo e il titolo V, quando non su temi che nulla avevano a che vedere con l’oggetto del referendum».

Quali sono i punti della riforma ora in ombra che evidenzierebbe?

«Ad esempio, che la parità di genere diventerebbe un principio costituzionale; che i parlamentari avrebbero anche il dovere di partecipare ai lavori in commissione e in aula, pena sanzioni salvo evidentemente un giustificato motivo per l’assenza; poi l’obbligo di esaminare le proposte di legge popolare, finora quasi sempre ignorate, che rappresenterebbe uno strumento di democrazia potentissimo! Penso anche allo Statuto delle opposizioni. O alla nuova formulazione dei decreti legge che dovranno avere carattere omogeneo, così che non potrà più esserci un caso come quello della legge Bossi Fini sugli stupefacenti, introdotta come emendamento a un provvedimento per le Olimpiadi a Torino. Tanti aspetti considerati minori ma importanti. E credo che chi è ancora incerto dovrebbe valutare anche questi. Senza contare l’abolizione del Cnel e delle Province, che la sinistra ha perseguito per decenni».

Gli ultimi sondaggi leggono però il referendum come un voto sul governo. . .

«Non è questo il momento di dire se si è favorevoli o meno al governo, o al Jobs Act. Ci saranno i congressi di partito e poi le elezioni: quello sarà il momento di operare delle scelte. E se dopo il 5 dicembre il popolo di centrosinistra e sinistra saprà ritrovare un’unità, se la sinistra saprà contare a livello elettorale con percentuali significative, il Pd – che io non credo essere un partito geneticamente modificato, la sua base è unita ed è profondamente di centrosinistra e di sinistra –non avrà scelta: da solo non è autosufficiente, e viste anche le ultime amministrative dovrà archiviare questa maggioranza con una parte del centrodestra. Abbiamo già avuto esempi di questa unità, con la legge sulle unioni civili e con l’elezione del Capo dello Stato, possiamo ritrovarla nel chiedere un’Europa diversa –e non u n’Italia senza Europa».

L’alternativa?

«È dimostrato che i litigi fanno perdere consensi. Senza un maggiore dialogo e un continuo confronto anche con la base per poi procedere tutti insieme è forte il rischio di regalare il governo del Paese a centrodestra e M5s. E io questo non lo voglio e sono convinto che tutta la sinistra non lo voglia. Con il ritorno del centrodestra come si può sperare di fare passi avanti su lavoro, uguaglianza sociale, solidarietà, sviluppo e innovazione? Quanto ai 5 stelle, hanno sempre detto che vogliono governare da soli ma non hanno un progetto forte, tanto è vero che la loro parola d’ordine è “onestà”, che dovrebbe essere il presupposto e la precondizione dell’impegno politico. Se a Milano come a Cagliari i 5 stelle sono rimasti irrilevanti, è perché non li abbiamo rincorsi sul loro terreno e oltre al resto abbiamo fatto diventare realtà le poche cose positive che loro si limitavano a chiedere a parole. La sfiducia, il populismo e la demagogia si possono arginare e sconfiggere solo con l’unità della sinistra, l’antipolitica si combatte con la buona politica che significa passione, servizio, solidarietà, diritti civili e sociali, lavoro».

Vedi anche

Altri articoli